Centinaia di studenti milanesi al liceo 'Volta' per Falcone e Borsellino

Centinaia di studenti milanesi al liceo ‘Volta’ per Falcone e Borsellino

Il procuratore Nobili: "Insieme vinceremo questa guerra"
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MILANO – “Noi tutti abbiamo il dovere di portare avanti la loro memoria. Oggi è necessario non solo ricordare le azioni di questi giudici ma ciascuno di noi deve fare propri i loro ideali per contrastare questo fenomeno che rovina la reputazione dell’Italia agli occhi del mondo“. Così gli studenti dell’istituto ‘Gentileschi’ di Milano questa mattina al liceo ‘Volta’ dove hanno presentato il cortometraggio che hanno realizzato in occasione del XXVII anniversario della strage di Capaci.

Centinaia di studenti del liceo ‘Volta’ e degli istituti superiori ‘Gentileschi’ e ‘Schiapparelli’ radunati in aula magna partecipano a uno dei quattro convegni che si stanno svolgendo in contemporanea a Milano per la manifestazione ‘Palermo chiama Italia, a cui sta prendendo parte anche diregiovani.it.

Grazie per avere organizzato questo incontro. Dimostrate la vostra sensibilità sociale perché per combattere mafie e corruzione, i due veri mali italiani, occorre la partecipazione di tutti“. Con queste parole ha esordito il sostituto procuratore di Milano Alberto Nobili. “Questi fatti sono successi 27 anni fa. Io oggi avrei voluto che fosse una lezione di storia e dire ‘quando c’era la mafia’. Invece la mafia c’è ancora ed è ancora più insidiosa di prima. Quelle stragi sono state commesse anche per colpa dell’indifferenza, la collusione, le distrazioni, quando qui al nord addirittura si negava“, ha aggiunto Nobili che da magistrato in carica a Milano da più trent’anni può raccontare agli studenti presenti gli sviluppi delle mafie e le sue vittime, come i giovani rapiti dalla ‘ndrangheta al nord negli anni ’70-’80.

Il mafioso è sempre un rozzo ma si circonda di professionisti, perciò investe il suo denaro e permetta l’economia. Noi questo a Milano lo dicevano già nelle assemblee degli anni ’90. Ma ci sono volute le stragi per accorgersene– prosegue- Le bombe del ’92-’93 sono state un atto di guerra contro lo stato italiano. La mafia pretendeva di scendere a patti con lo stato e di farsi riconoscere. Noi che arriviamo sempre un po’ ritardo, perché non c’è prevenzione seria nel nostro paese, ci è voluto tutto questo sangue perché lo stato si rimboccasse le maniche. Io ho vissuto in prima persona quella stagione della ‘grande illusione’, anni in cui qui al nord arrestavamo in un solo anno 2500 mafiosi. Speravamo di essere sulla strada giusta. Ma il carcere non basta, non serve se l’impegno antimafia non diventa una battaglia civile. E poi la mafia ha cambiato strategia, si è inabissata. Ma attenzione ragazzi: la mafia è sempre potete e denaro, non sottovalutatela. Rompiamo questo silenzio. Droga, rifiuti: dovunque ci sono soldi la mafia ci mette mano. E allora cerchiamo di capire, informiamoci. Al mafioso non fa paura il carcere, lo mette in preventivo. Il mafioso ha paura di due cose: una è compito delle istituzioni ed è la confisca dei beni; la seconda riguarda tutti ed è la cultura, intesa come orgoglio, dignità, coraggio, apertura mentale, senso di squadra, rispetto delle regole e pretendere altrettanto. Impegnatevi– conclude Nobili- date il meglio di voi, fate sempre un buon lavoro. E poi divertitevi ragazzi. Solo cosi questa guerra la vinceremo“.

Giovanni Gianvincenzo, capitano responsabile del nucleo investigativo del gruppo carabinieri forestale di Milano è intervenuto al liceo ‘Volta’ per spiegare agli studenti la genesi e gli sviluppi del fenomeno delle ecomafie in Lombardia, a partire dalle decine di roghi che si sono verificati nell’ultimo periodo. “La crisi nel settore dei rifiuti ha favorito l’ingresso di emissari di organizzazioni criminali. L’imprenditore in difficoltà accetta il soccorso offerto diventando quindi complice di associazioni mafiose che interrano rifiuti in cave o li nascondono in magazzini. Il caso dell’incendio di Corteolona del 3 gennaio 2018 noi lo stavamo monitorando prima che appiccassero il fuoco. Ora siamo riusciti ad arrestare i responsabili. Tutto e’ partito da una segnalazione ai carabinieri di Corteolona. Abbiamo iniziato a indagare documentando un traffico di camion che di notte trasportavano rifiuti da nascondere nel capannone. Vi invito a essere sentinelle di legalità– conclude Gianvincenzo- perché molti dei nostri interventi partono da segnalazioni di cittadini“.

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