Didattica a distanza: la circolare con le indicazioni operative per le scuole

Didattica a distanza: la circolare con le indicazioni operative per le scuole

Affrontate anche questioni come la privacy, la progettazione delle attività, l'attenzione agli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali, la valutazione delle attività
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ROMA – È disponibile, sul sito del ministero dell’Istruzione, la nota inviata alle scuole con le prime indicazioni operative per le attività di didattica a distanza. Nella circolare viene specificato cosa si intende per didattica a distanza e vengono affrontate alcune questioni: la privacy, la progettazione delle attività, l’attenzione agli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali, la valutazione delle attività didattiche a distanza. Temi su cui il ministero sta lavorando per offrire chiarimenti e supporto alle istituzioni scolastiche. La didattica a distanza, in queste difficili settimane, ha avuto e ha due significati, si legge nel documento. Da un lato, sta servendo a “mantenere viva la comunità di classe, di scuola e il senso di appartenenza”, combattendo “il rischio di isolamento e di demotivazione”. Dall’altro lato, è essenziale per “non interrompere il percorso di apprendimento”.

La nota inizia infatti con il riconoscimento del grande impegno di tutta la scuola italiana: “già dai primi momenti dell’emergenza sanitaria si è verificata una gara di solidarietà tra le scuole del Paese, tra docenti, personale ATA, direttori dei servizi generali e amministrativi, dirigenti scolastici e tra gli stessi alunni. La scuola ha il compito di rispondere in maniera solida, solidale e coesa, dimostrando senso di responsabilità, di appartenenza e di disponibilità, ma soprattutto la capacita’ di riorganizzarsi di fronte a una situazione imprevista, senza precedenti nella storia repubblicana, confermando la propria missione. Perché la lontananza fisica, quando addirittura non l’isolamento, non possono né devono significare abbandono”. 

La circolare- spiegano nel documento- “intende limitarsi a fornire un quadro di riferimento a quanto finora fatto e ricondurlo in un contesto di sostenibilità operativa, giuridica e amministrativa e cerca di fare tesoro di ciò che le istituzioni scolastiche, attraverso la loro attività e lo scambio continuo delle migliori pratiche, stanno facendo”; sottolineando poi che resta alla base di tutto “il principio che guida e sostiene l’attivitaà delle autonomie scolastiche, per quanto a ciascuna di esse sia possibile, di dare validità sostanziale, non meramente formale, all’anno scolastico”. 

MANDARE COMPITI NON BASTA

“Nella consapevolezza che nulla può sostituire appieno ciò che avviene, in presenza, in una classe, si tratta pur sempre di dare vita a un ‘ambiente di apprendimento’, per quanto inconsueto nella percezione e nell’esperienza comuni, da creare, alimentare, abitare, rimodulare di volta in volta”.  Il collegamento diretto o indiretto, immediato o differito, attraverso videoconferenze, videolezioni, chat di gruppo; la trasmissione ragionata di materiali didattici, attraverso il caricamento degli stessi su piattaforme digitali e l’impiego dei registri di classe in tutte le loro funzioni di comunicazione e di supporto alla didattica, con successiva rielaborazione e discussione operata direttamente o indirettamente con il docente, l’interazione su sistemi e app interattive educative propriamente digitali: “tutto ciò è didattica a distanza” sottolineano nella nota ministeriale. Non lo sono invece “il solo invio di materiali o la mera assegnazione di compiti, che non siano preceduti da una spiegazione relativa ai contenuti in argomento o che non prevedano un intervento successivo di chiarimento o restituzione da parte del docente” e per questa ragione “dovranno essere abbandonati, perché privi di elementi che possano sollecitare l’apprendimento”. Nella nota viene dunque sottolineata la necessità di rispettare ciò che la didattica a distanza prevede ovvero “uno o più momenti di relazione tra docente e discenti, attraverso i quali l’insegnante possa restituire agli alunni il senso di quanto da essi operato in autonomia”. Da privilegiare dunque, evidenziano da viale Trastevere, “la modalità in classe virtuale”. 

TUTELA PRIVACY NECESSARIA

Non serve richiedere nuovamente il consenso per il trattamento dei dati personali perché essendo già stato chiesto al momento dell’iscrizione a scuola, lo stesso vale anche nello svolgimento della didattica a distanza. “Le istituzioni scolastiche sono invece tenute- si legge nella nota- qualora non lo abbiano già fatto, ad informare gli interessati del trattamento secondo quanto previsto dagli artt. 13 e 14 del Regolamento UE 2016/679”. In particolare è necessario attivarsi per garantire che i dati personali siano trattati in modo lecito, corretto e trasparente, evitando qualsiasi forma di profilazione, nonché di diffusione e comunicazione dei dati personali raccolti. La nota sottolinea poi la necessita’ di garantire “un’adeguata sicurezza dei dati personali, compresa la protezione, mediante misure tecniche e organizzative adeguate, da trattamenti non autorizzati o illeciti e dalla perdita, dalla distruzione o dal danno accidentali”. Viene inoltre richiesto alle istituzioni scolastiche di “stipulare contratti o atti di individuazione del responsabile del trattamento ai sensi dell’articolo 28 del Regolamento, che per conto delle stesse tratta i dati personali necessari per l’attivazione della modalità didattica a distanza”. 

RIMODULARE OBIETTIVI FORMATIVI

Rimodulare gli obiettivi formativi sulla base delle nuove e attuali esigenze. È quanto richiesto alle istituzioni scolastiche. Dopo il primo periodo di attività a distanza, gestita sull’onda dell’emergenza, adesso da viale Trastevere arrivano le indicazioni e la sollecitazione di progettare le attività per far sì che non si tratti “di esperienze scollegate le une dalle altre”. Per questo, scrivono nella nota, “appare opportuno suggerire di riesaminare le progettazioni definite nel corso delle sedute dei consigli di classe e dei dipartimenti di inizio d’anno”. Ogni docente dunque deve, a questo punto, riprogettare in modalità a distanza le attività didattiche e la tipologia di gestione delle interazioni con gli alunni per poi consegnare la programmazione al dirigente scolastico che deve svolgere un ruolo di monitoraggio, di verifica e di coordinamento delle risorse. Il preside, specifica la nota, deve anche promuovere “la costante interazione tra i docenti” per evitare sovrapposizioni e garantire che “i colleghi meno esperti possano sentirsi ed essere supportati e stimolati a procedere in autonomia”.

Nella circolare poi vengono fatte alcune specifiche rispetto agli ordini e gradi di istruzione. Per la scuola dell’infanzia “è opportuno sviluppare attività, per quanto possibile e in raccordo con le famiglie, costruite sul contatto ‘diretto’ (se pure a distanza), tra docenti e bambini, anche solo mediante semplici messaggi vocali o video veicolati attraverso i docenti o i genitori rappresentanti di classe, ove non siano possibili altre modalità più efficaci”. Per la scuola primaria “occorre ricercare un giusto equilibrio tra attività didattiche a distanza e momenti di pausa, in modo da evitare i rischi derivanti da un’eccessiva permanenza davanti agli schermi. La proposta delle attività deve consentire agli alunni di operare in autonomia, basandosi innanzitutto sulle proprie competenze e riducendo al massimo oneri o incombenze a carico delle famiglie”. Per la scuola secondaria di primo e di secondo grado “il raccordo tra le proposte didattiche dei diversi docenti del consiglio di Classe è necessario per evitare un peso eccessivo dell’impegno on line” ed è possibile farlo alternando la “partecipazione in tempo reale in aule virtuali” e “la fruizione autonoma di contenuti per l’approfondimento e lo studio”. Per gli istituti tecnici e professionali, dove la pratica laboratoriale è fondamentale, nella circolare viene specificata la necessita’ di progettare “unità di apprendimento che veicolano contenuti teorici propedeutici, ossia da correlare in un secondo momento alle attività tecnico pratiche e laboratoriali di indirizzo”.

DISABILITÀ E BES, GARANTIRE INCLUSIONE E PERCORSI PERSONALIZZATI

Il percorso di inclusione non deve essere interrotto e il piano educativo individualizzato resta il punto di riferimento per gli alunni con disabilità .”Come indicazione di massima- si legge nella nota- si ritiene di dover suggerire ai docenti di sostegno di mantenere l’interazione a distanza con l’alunno e tra l’alunno e gli altri docenti curricolari o, ove non sia possibile, con la famiglia dell’alunno stesso, mettendo a punto materiale personalizzato da far fruire con modalità specifiche di didattica a distanza concordate con la famiglia medesima, nonché di monitorare, attraverso feedback periodici”. È necessario comunque che tutti i docenti si facciano carico degli alunni con disabilità per questo viene richiesta a tutti gli insegnanti “una particolare attenzione per garantire a ciascuno pari opportunità di accesso a ogni attività didattica”. Al dirigente scolastico, d’intesa con le famiglie e per il tramite degli insegnanti di sostegno, viene richiesto di “verificare che ciascun alunno o studente sia in possesso delle strumentalità necessarie” per poi procedere alle azioni necessarie per fornire alle famiglie quanto necessario. Nella circolare una sezione e’ inoltre dedicata agli alunni con DSA e con Bisogni educativi speciali non certificati. È necessario garantire “l’utilizzo di strumenti compensativi e dispensativi”. Li dove ci siano alunni in difficoltà linguistica e/o socio economica, “il dirigente scolastico, in caso di necessita’ da parte dello studente di strumentazione tecnologica, attiva le procedure per assegnare, in comodato d’uso, eventuali devices presenti nella dotazione scolastica oppure, in alternativa, richiede appositi sussidi didattici attraverso il canale di comunicazione attivato nel portale ministeriale ‘Nuovo Coronavirus'”. Nella circolare viene poi ricordata la necessità di continuare a garantire il funzionamento della scuola in ospedale così come nelle sezioni carcerarie, attraverso il coordinamento con le direzioni sanitarie e il direttore del carcere. 

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