Perché la notte sento questo bisogno di mangiare fino allo sfinimento?… 

Buongiorno, non mi sarei mai aspettata di scrivere questa mail, ma penso di essere arrivata al culmine. Premetto che ho delle persone vicine a me,  delle amiche vere, ma non basta… perché nessuno può capire quello che provo io,se non è nella situazione. Prima di esplicitare il mio problema, che solo recentemente l’ho definito tale, quando ho capito che non era un comportamento normale e mi sono insospettiva, vi preannuncio qualcosa di me. Ho 21 anni, studio all’università, non sono fidanzata e ho sempre ricevuto delle delusioni d’amore ma il problema principale nella mia vita credo sia la situazione in famiglia. I miei si sono separati recentemente, io vivo con mio padre, ho un bel rapporto con entrambi anche se non sono i genitori che vorrei, accetto mio padre con tutti i suoi difetti ma purtroppo non riesco ad accettare mia madre, é la persona più buona del mondo ma (soffrendo di depressione da quando praticamente sono piccola) non ragiona allo stesso modo delle altre persone, non si preoccupa di me come le altre mamme e non averla più a casa credo mi sia pesato tanto. Ho sempre detto il contrario, mi sono sempre dimostrata forte, dico di accettare tutto perché è meglio per tutti, ma non sono convinta di aver superato tutto… il mio problema è ora (non sono un medico ma cercando su internet ,sono al 100% io) l’alimentazione incontrollata. Non mi piaccio fisicamente e ho cercato di seguire tante diete da tanti anni ma nulla, mi rendo conto che non è una fame comune a tutti ma io devo mangiare fino a stare male, sto meglio in un millisecondo e quando  vado a dormire sto ancora peggio… so che devo essere più forte di questo, ma non ci riesco, non so veramente come comportarmi, mi sembra di non riuscire ad uscire da questo problema! Io penso di stare bene, di non avere nessun problema, la mia vita adesso fila liscia ma perché la notte sento questo bisogno di sentirmi appagata e devo mangiare fino allo sfinimento? 
grazie mille e scusatemi per il disturbo 

Anna


Cara Anna,
innanzitutto ti ringraziamo per aver condiviso con noi la tua difficoltà, non è mai facile aprirsi e ammettere di avere un problema.
Probabilmente dici bene quando ipotizzi che le tue difficoltà siano nate nella tua famiglia d’origine: ci racconti di genitori che vorresti diversi, di un padre che accetti nonostante “tutti i suoi difetti”, e di una madre depressa “da quando sei piccola”. Questo ha inevitabilmente condizionato la tua crescita, perché le persone depresse potrebbero avere una maggiore difficoltà a sintonizzarsi con i bisogni degli altri, in particolare con quelli dei figli. Tu stessa dici che tua madre “non si preoccupa mai per te”.. E’ come se fossi dovuta crescere un po’ da sola, a livello emotivo, e questo sicuramente ti ha affaticato molto. 
D’altro canto sappiamo anche che nei bambini non amati nel modo giusto si sviluppa inoltre una sorta di senso di colpa per non essere abbastanza degni d’amore, e allora può accadere che nasca un estremo perfezionismo nel tentativo di piacere alle persone vicine, così come una continua preoccupazione per gli altri ed il loro benessere, come se l’essere amati dipendesse dallo sforzo che uno fa per andare incontro agli altri. 
Tu dici di essere sempre stata “forte”, perché era meglio “per tutti”, e ci sembra di leggere nelle tue parole questa fatica di tentare di adeguarti continuamente ai bisogni degli altri, senza occuparti davvero dei tuoi. Ma è normale, perché nessuno sembra averlo fatto per te e di conseguenza non hai imparato a farlo.
Anche la modalità con cui ti relazioni con il cibo sembra rappresentare il tuo problema: una difficoltà a nutrirti con equilibrio, a prenderti le cose belle della vita e una tendenza all’auto-punizione, della serie “non mi merito di godere del piacere del cibo” senza pagare un prezzo, e allora lo uso per farmi male e per continuare a sentirmi in colpa, tanto sono sbagliata. Questi potrebbero essere pensieri che viaggiano dentro di te.
Racconti di non essere riuscita mai ad avere delle relazione positive con i ragazzi, e anche questo potrebbe derivare dai meccanismi di difesa che hai costruito inconsciamente per sopravvivere ad una vita familiare difficile. Lo facciamo tutti: quando siamo piccoli e viviamo situazioni complicate troviamo il miglior modo per sopravvivere e “funzionare”, ma a volte questo significa mantenerci a distanza dagli altri, non aver fiducia nelle persone che si avvicinano a noi, o comunque mantenere senza accorgercene alcuni comportamenti con cui ci sentiamo “protetti” ma che in realtà non ci rendono felici.
Noi scriviamo queste cose sulla base di quello che ci hai scritto, facciamo ipotesi, ma non ti conosciamo. Sicuramente un buon modo per capire bene ciò che ti succede e trovare strumenti per lenire la sofferenza e trasformare ciò che ti fa star male, sarebbe iniziare un percorso con un esperto. 
Esistono anche molti gruppi di auto-aiuto che si occupano dei disturbi alimentari, potrebbe essere un buon modo per cominciare a prenderti cura di te.
Ovviamente questo periodo di clausura in cui tutto è fermo non aiuta, e se stai male puoi continuare a scriverci, ma paradossalmente il trovarsi a tu per tu con i propri problemi senza poter scappare può offrire la spinta per cercare finalmente una soluzione.
Se ti va tienici aggiornati.
Intanto un saluto affettuoso e un abbraccio virtuale 

30 Marzo 2020