Adolescenti e noia in quarantena: arriva il Dissing

Adolescenti e noia in quarantena: arriva il Dissing

In questi giorni di quarantena partono le challenge in videochiamata e diventa il momento per divertirsi, talora anche offendersi
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ROMA – “Durante questi giorni, in cui siamo chiusi in casa per il Covid, ci diamo appuntamento su qualche social e facciamo Dissing, ci divertiamo, anche se ci si insulta un pò”. Così racconta un’adolescente di 16 anni, descrivendo alcune delle attività della giornata in quarantena. In una fascia di vita in cui la creatività non manca e spesso il linguaggio duro, fino ad arrivare alle offese, diventa un modo di comunicare con i pari, di misurarsi tra loro, ma facendolo in rima e a ritmo di musica, ecco la nuova moda. Riescono sempre a stupire gli adolescenti, e così questo fenomeno diventa subito occasione di sfida (challenge) tra gruppi. Spesso è un elenco di offese, o semplicemente prese in giro, pensate appositamente per l’altra persona, e quest’ultima chiaramente ricambierà con altrettanto turpiloquio.

Dissing, di cosa si tratta dunque?

Dall’inglese “dissing”, voce originaria del vernacolo afro-americano, diffusa dall’hip-hop, probabilmente ricavata sintetizzando (to) “disrespect”(“mancare di rispetto”). Nella cultura hip-hop e, in particolare, nella musica rap, con questo termine si indica una canzone, un brano che ha l’obiettivo di prendere in giro, criticare o addirittura insultare una o più persone, di solito appartenenti all’ambiente stesso della musica rap. Sta girando in rete il “dissing”, termine tecnico che sta ad indicare una gara di insulti tra colleghi rapper, come quella di Grido versus Fabri Fibra, per citarne una. Lo raccontava il film ‘8 Mile’ con Eminem (2002), il mondo dei rapper che si sfidano a colpi di canzoni offensive, rime e musica, requisiti fondamentali.
Così estrapolando il meglio dal mondo della musica, anche tra gli adolescenti in momenti di noia, come in questi giorni di quarantena durante l’emergenza Coronavirus, partono le challenge di dissing in videochiamata e diventa il momento per divertirsi, talora anche offendersi.

Il turpiloquio durante l’adolescenza diviene talvolta anche un mezzo per sentirsi appartenenti ad un gruppo, che parla e agisce per “andare contro”, anche se stessi a volte. Tra tutte le proposte creative di questi giorni troviamo anche quest’altra possibilità, darsi appuntamento in video chiamata e sfidarsi a colpi di dissing, versi rap rivolti ad un compagno/compagna divertenti ma irriverenti, fino alle offese. Si ripropone sul web una modalità di rapportarsi che probabilmente anche dal vivo, avrebbe sortito l’effetto di dire tra le rime qualcosa dell’altro che poco si condivide, esprimendolo con il rap provocatorio. Già perché la provocazione è rivolta anche ai pari, oggetto di alleanza e “scontro goliardico in rima”, soprattutto in questi giorni in cui ci si confronta spesso con il sentimento della noia. L’inventiva non manca, la musica fa da contenitore e parlare all’altro con uno slang diretto e irriverente attiva e ripropone, per un momento, l’interazione, a volte dissacrante, tipica dell’età, utilizzata nei corridoi della scuola, per strada, nelle uscite.
La capacità di tollerare l’offesa è scontata e l’alternanza e la turnazione permettono ben presto il riscatto, con la stessa moneta, a suon di canzone. Probabilmente dirsele tra le rime le rende più accettabili o per qualcuno più scottanti, certamente alla fine si conclude con una risata collettiva, fino alla prossima challenge. Già perché alla base di tutto c’è l’ironia, pur nell’esagerazione tipica dell’età.

                                                                                

                                                                                 di Linda Pecoriello

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