Civitavecchia, preside Stendhal: "Posticipare apertura non serve"

Civitavecchia, preside Stendhal: “Posticipare apertura non serve”

Stefania Tinti: "Sarà solo il rientro a dirci come stanno realmente le cose"
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ROMA – Posticipare l’apertura è la soluzione che alcuni dirigenti scolastici stanno scegliendo per provare a risolvere alcuni dei problemi legati all’inizio del nuovo anno scolastico. Ma, per altri, anche una settimana di differenza non cambierebbe le cose.

“I banchi non arriverebbero comunque in tempo, e le graduatorie saranno ancora un marasma. Tanto vale riaprire prima, per capire quali sono i problemi principali e provare a risolverli- dice Stefania Tinti, dirigente scolastica dell’istituto ‘Stendhal’ di Civitavecchia, in provincia di Roma- sulla carta è tutto pronto, abbiamo fatto un grosso sforzo organizzativo per affrontare il rientro con prudenza e responsabilità. Ma sarà solo il rientro a dirci come stanno realmente le cose”.

Nell’istituto alberghiero, frequentato da circa 800 studenti, il problema principale è quello dei banchi. Per il momento sono arrivati solo i 70 monoposto inviati dalla città metropolitana, mentre i 200 acquistati dalla scuola e i 500 ordinati dal ministero non sono stati ancora consegnati.

“Abbiamo colto l’occasione per cambiare gli arredi, che sono molto vecchi”, racconta la preside, ma per il momento la scuola dovrà fare affidamento sui vecchi biposto, uniti a due a due per consentire il metro di distanza tra le bocche degli studenti. Gli alunni entreranno da 10 punti di ingresso differenti, in orari scaglionati, e raggiungeranno le classi ‘scortati’ dai docenti. Nella sede centrale, alcuni indirizzi saranno contingentati per limitare gli incontri tra studenti, mentre per la prima settimana gli orari verranno leggermente ridotti.

“Sicuramente c’è un po’ di paura per il contagio- conclude la dirigente– ma con 800 studenti, più di 100 docenti e il personale Ata mettiamo in conto la possibilità che una situazione simile possa verificarsi”.

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