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150 studenti a lezione di ‘Qualcosa’

Colleferro – Se foste ‘Qualcosa’, cosa sareste? Qualcosa di amichevole, strambo, buffo, felice, curioso, simpatico, colorato, naturale, sorridente, pazzo, creativo, agitato, incomprensibile. A domandarlo è Chiara Gamberale, scrittrice al suo dodicesimo successo edito da Longanesi, intitolato appunto ‘Qualcosa’.

A rispondere alcuni dei 150 studenti delle seconde e terze medie dell’I.C. Colleferro 1 e dell’I.C. di Paliano, invitati dalla docente Amalia Perfetti e dal dirigente scolastico dell’I.C. Colleferro 1 Antonella Romani a partecipare stamattina nella Sala Ludus della parrocchia di Santa Barbara di Colleferro, in provincia di Roma, ad uno dei laboratori di lettura ed educazione sentimentale tenuti dalla scrittrice nelle scuole di tutta Italia.

Un tour legato all’ultimo romanzo che racconta la storia della Principessa Qualcosa di Troppo, una ragazzina che non conosce limiti e, sorpresa per la prima volta da un vero dolore, scopre il valore del ‘non-fare’, del silenzio e della noia, da cui è abituata a fuggire, grazie all’incontro col Cavalier Niente. Il niente che per i ragazzi fa rima con solitudine, malinconia e pensiero, tre parole pescate da Gamberale nel barattolo del Vuoto, realizzato dai ragazzi per riempire di senso una parola che fa paura.

“Se sei sola puoi imparare a conoscerti meglio”, dice Ilaria. E allora, “perché abbiamo paura di scoprire chi siamo?”, chiede Gamberale. “Abbiamo paura perché potrebbe non piacerci”, risponde Leonardo. “Ma le cose brutte anche se noi non le scopriamo non vanno via- controbatte Gamberale- e se non entriamo in contatto con le nostre tristezze, se non attraversiamo quel buco, non saremo padroni delle nostre vite. Non saremo felici”. Ecco che la scrittrice propone ai ragazzi cinque minuti di silenzio ad occhi chiusi per non pensare a niente, per pensare a ciò che più li impaurisce e, infine, a ciò che li rende più felici. Camilla racconta che il suo pensiero felice e’ la sua famiglia: “Con loro posso essere me stessa, quando sono con gli altri non ci riesco”. Mentre Riccardo in quei cinque minuti ha pensato ad un mondo vuoto, senza persone, alberi ne’ edifici: “Il pensiero che più mi ha fatto paura era l’impossibilita’ di esprimere pensieri ed emozioni, di poterli condividere con qualcuno. Quello non è vivere”. Una solitudine e un silenzio spaventosi ma necessari perché, per Gamberale, servono ad imparare a stare bene con se stessi, a scoprirsi, per poi imparare a condividere con gli altri senza sentirne il bisogno.

“La domanda che è il cuore di questo libro è: cosa ne facciamo del vuoto che abbiamo dentro?- spiega a diregiovani.it la scrittrice-. Una domanda che ci abita fin dall’adolescenza. Oggi più che mai siamo tormentati da una società che ci illude di aiutarci a rispondere a questa domanda e invece rimanda l’incontro con noi stessi, con i social network, con continue distrazioni, infinite possibilità di apparente contatto che invece ci scollegano da noi stessi”. E su una generazione che sempre più spesso viene definita iperconnessa, e a cui Gamberale si è rivolta con ‘Qualcosa’, dichiara: “Io vorrei scrivere un reportage di questo giro che grazie a questo libro sto facendo nelle scuole medie e superiori. Ci sono moltissime variabili- prosegue-. Quello che resta è che è vero che i ragazzi sono iperconnessi però io sto scoprendo che non vedono l’ora di avere l’occasione di mollare quella connessione e di entrare in connessione con loro stessi. Un regalo enorme che ho ricevuto oggi- conclude- è che uno dei ragazzi, Leonardo alla fine mi ha detto: ‘Io questa giornata non me la scordo'”.