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Campobasso, ‘Scuola e pluralismo religioso’. Il convegno

Roma – Cinquecento persone in platea, tra docenti, dirigenti scolastici e personale dell’Ufficio scolastico regionale. Ma anche rappresentanti delle tre principali religioni monoteistiche: Cristianesimo, Islam ed Ebraismo. Il tema e’ il pluralismo religioso, vera e propria sfida che la scuola italiana deve accogliere per “non farsi dominare dalla paura”, che molto spesso “e’ una cattiva consigliera e fa prendere decisioni sbagliate”. Di questo si e’ discusso al convegno ‘Scuola e pluralismo religioso’ all’istituto Leopoldo Montini di Campobasso, alla presenza, tra gli altri, del direttore dell’Ufficio scolastico regionale del Molise, Anna Paola Sabatini, e dello studioso delle religioni e docente dell’Universita’ di Modena e Reggio Emilia, Alberto Melloni. La scuola nei discorsi e nelle argomentazioni e’ intesa come presidio principale e fondamentale per la sicurezza, e “palestra per l’integrazione” e per la costruzione di una societa’ “volta all’integrazione e alla tolleranza”. Parola d’ordine in questo senso e’ “conoscenza”. Conoscenza delle religioni, come luogo di costruzione delle culture, delle tradizioni ma anche di formazione. Un processo, secondo i relatori, che non puo’ avvenire senza l’aiuto delle istituzioni e del Miur che da questo punto di vista “sta facendo molto – sottolinea Sabatini – anche con l’istituzione di una commissione al suo interno proprio sul pluralismo religioso”.

“Il pluralismo religioso nelle scuole c’e’ e non va inventato”. Lo ha detto a margine del convegno, il professor Alberto Melloni, docente dell’Universita’ di Modena e Reggio Emilia e studioso del Cristianesimo e delle religioni. “La scuola e’ il luogo nel quale storicamente si incontrano le differenze: di classe, ideologiche e, oggi, anche religiose. Se noi non inseriamo il sapere in questo contesto- ha aggiunto il professore- noi ci troveremo ad essere dominati dalle paure”. E la paura “e’ una cattiva consigliera e fa prendere quasi sempre decisioni sbagliate”. Piu’ che ore di religione, secondo Melloni, nelle scuole e’ necessario “inserire una quantita’ di conoscenza maggiore nell’insieme del percorso scolastico. Non e’ un’oretta aggiunta qua o la’ che puo’ servire”. Servono, quindi, insegnanti “piu’ capaci a mostrare i contenuti che ci sono nei nostri programmi: insegnare ai bambini, ad esempio che lo zero, e’ un numero arabo e se non piace l’Islam, devono imparare a contare senza lo zero e’ molto difficile”, oppure “imparare che l’interpretazione e’ una virtu’ ebraica e se non piace l’ebraismo sara’ complicato imparare qualsiasi cosa”. E ancora, “la pazienza e’ una virtu’ cristiana”. Infine la simbologia. Secondo lo studioso, la dimensione dei simboli, “e’ la piu’ scivolosa e pericolosa che ci sia. Lo dimostrano casi come quello dei razzisti anti-immigrazione come leghisti in Italia, che sembrano affezionati al crocifisso o al presepe dimenticando che proprio il bimbo del presepe era un immigrato”.

“La scuola e’ il fattore di sicurezza principale che ha il nostro Paese”. A dirlo a margine del convegno, e’ il direttore dell’Ufficio scolastico regionale del Molise, Anna Paola Sabatini. Noi, ha aggiunto il direttore, “siamo in prima fila per rispondere alle istanze causate anche dagli ultimi eventi terroristici hanno portato all’attenzione dell’opinione pubblica. E siamo pronti”. “La scuola e’ un presidio sociale fondamentale- ha sottolineato ancora- una risorsa per la costruzione di una societa’ ‘pluralista’ e votata all’integrazione”. La scuola e’ la palestra dove costruire “un percorso di conoscenza, dialogo e confronto reciproco. Solo in questo modo si puo’ pensare di costruire una societa’ nuova” anche alla luce del fenomeno migratorio, “non un fenomeno temporaneo ma strutturale” destinato a riguardarci “oggi, come in futuro”. “Il ministro Stefania Giannini- ha aggiunto Sabatini- ha dato un forte impulso in questa direzione, con l’insediamento al Miur di una commissione sul pluralismo religioso. Nostra convinzione e’ infatti che un’educazione alla conoscenza delle religioni deve essere una priorita’ per il Ministero e, come scuola molisana, stiamo lavorando. Senza timore di smentite, posso dire che ci possiamo considerare una ‘buona pratica in questo senso: abbiamo molti esempi di integrazione tra i ragazzi”. Basti pensare, ha concluso il direttore dell’Usr, “che sui nostri banchi di scuola ci sono, secondo i dati dell’anno scorso, 1.300 studenti stranieri”.