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‘Progetto Aids’, 100 studenti raccontano Villa Glori

Roma – Nella Giornata mondiale di lotta all’Aids un centinaio di studenti romani hanno incontrato le circa trenta persone affette da questa patologia che risiedono nelle tre case famiglia gestite da Caritas Roma a Villa Glori nella Capitale grazie all’evento ‘Testa, cuore, mani’.

Molti dei ragazzi presenti all’incontro hanno testimoniato l’esperienza di alternanza scuola-lavoro svolta a contatto con gli ospiti di Villa Glori nel ‘Progetto Aids’, raccontate anche attraverso dei video.

I ragazzi del liceo artistico ‘Ripetta’, in alternanza da ottobre, hanno raccontato proprio attraverso un video gli sguardi degli ospiti che, grazie alla loro arte, sono diventati dei quadri. Un’esperienza che ha permesso loro di scoprire la forma mediatrice e terapeutica dell’arte e di sperimentare un mondo “in cui nessuno e’ diverso”.

Il progetto, che nell’anno scolastico 2016/17 ha coinvolto anche gli studenti dei licei ‘Nomentano’ e ‘Kennedy’ (il liceo ‘Mameli’ e l’istituto tecnico ‘Carducci’ parteciperanno il prossimo anno), si e’ articolato in diverse fasi: degli incontri a scuola e a Villa Glori per conoscersi e conoscere, anche attraverso dei questionari in forma anonima, la percezione che gli studenti avevano del rischio Hiv-Aids; l’incontro con gli ospiti della struttura, con laboratori e attivita’ svolte insieme; una fase conclusiva di valutazione, con la somministrazione di un secondo questionario.

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La fase di conoscenza parte dai dati epidemiologici del 2016 sulla diffusione della patologia. L’incidenza dell’Hiv in Italia e’ stata di 5,7 su 100.000 residenti, con 3.500 nuovi casi accertati grazie ai test. Un’incidenza maggiore e’ stata riscontrata proprio tra i giovani della fascia d’eta’ tra i 25 e i 29 anni (14,7 su 100.000 abitanti). Il Lazio e’ una delle regioni in cui sono stati riscontrati piu’ casi. Un dato risulta particolarmente preoccupante: nel 2016 il 76,3% delle persone che hanno avuto la diagnosi della malattia non sapeva di essere seriopositivo o l’aveva scoperto da poco.

Un dato impressionante, specie se raffrontato con quello del 1996, quando solo il 20% di chi aveva avuto la diagnosi di Aids ignorava di essere sieropositivo o l’aveva scoperto da pochi mesi. Questo aumento avvenuto nell’arco di vent’anni e’ un indice della diminuita percezione del rischio, che porta a due svantaggi: individuale, perche’ chi e’ sieropositivo non sapendolo non puo’ iniziare a curarsi in tempo per avere un’aspettativa di vita simile ai sani; di comunita’, perche’ se non si sa di essere affetti da Hiv si puo’ potenzialmente contaminare un maggiore numero di persone.

Cosa fare per porre rimedio? Usare la testa per conoscersi, il cuore per incontrarsi e le mani per fare assieme a chi e’ colpito dalla patologia, abbattendo il pregiudizio. Per promuovere la vita. Tutti obiettivi inclusi in un progetto che ha portato i ragazzi a fare esperienze di giardinaggio e cura dell’orto socio-terapeutico e laboratori di Arte, String Art e Musicoterapia, ma anche a vivere momenti ricreativi, di dialogo e gioco. Per conoscere i ritagli di vite che altrimenti sarebbero rimaste lontane dal loro orizzonte. Partendo dalle parole di papa Francesco: “Occorre insegnare a pensare cio’ che si sente e si fa, a sentire cio’ che si pensa e si fa, a fare cio’ che si pensa e si sente”.