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L’anima bianca dell’Antartide rivela i suoi segreti grazie a CryoSat [VIDEO]

Antartide

“Il vento soffia ancora impetuosamente con raffiche che superano i 50 nodi e le onde si fanno “sentire”. Anche la neve è venuta a farci visita”. Non è l’inizio di un romanzo di avventura, ma un passaggio del diario di bordo della 32esima Spedizione Italiana in Antartide. Tra i ghiacci si muovono le navi Italica e Ogs Explora, quest’ultima partita pochi giorni fa, il 18 gennaio.

Il loro compito è capire il comportamento della calotta antartica in relazione ai cambiamenti climatici e ‘misurare’ la vulnerabilità del continente bianco. Perché? Perché l’Antartide è un libro da leggere: in passato ha più volte subito importanti conseguenze per le variazioni del clima e capire come si è comportata aiuta a ‘predire’ il futuro, in un periodo di surriscaldamento globale quasi fuori controllo.

E’ dall’Antartide che arriva la foto che negli ultimi giorni ha fatto il giro del mondo. Si sta infatti formando un nuovo iceberg, enorme, grande come la Liguria dicono, che nascerà da una frattura lunga 160 chilometri nella piattaforma di Larsen, verso il mare di Weddel. Succede perché le acque oceaniche sono sempre più calde.

La vulnerabilità dell’Antartide, che, a differenza della Groenlandia, ha storicamente subito le influenze di un clima molto più caldo, la rende materiale di studio. Non solo via mare.



Mentre i ricercatori italiani si impegneranno, tra le altre cose, nel prelievo e nell’analisi dei sedimenti marini per capire le fluttuazioni climatiche degli ultimi diecimila anni, molto più in alto qualcuno tiene sotto controllo ciò che invece avviene sotto al ghiaccio.

Il satellite Cryosat dell’Esa è partito dal cosmodromo di Baikonour nel 2010 e da allora si dedica a vigilare sullo scioglimento dei ghiacci. Una delle sue scoperte più interessanti è quella dell’imponente flusso d’acqua sotto il ghiaccio dell’Antartide.

A questo proposito, è degli ultimi giorni la notizia che Cryosat ha scoperto il modo in cui i laghi sotto il ghiacciaio Thwaites, un ghiacciaio tra i più veloci, defluiscono verso il mare di Amundsen. Si tratta, potenzialmente, della fuoriuscita più massiccia mai rilevata nella zona Ovest dell’Antartide.

Osservarla è fondamentale per predire come i ghiacci si sposteranno in futuro e, soprattutto, cosa questo comporterà per il livello del mare.

Le osservazioni più recenti sono le prime nella zona del mar Amundsen e si ritiene che gli svuotamenti dei laghi sotterranei oggi osservati speciali avvenga solo ogni 20-80 anni.

L’acqua sotto al ghiacciaio è un elemento da tenere sott’occhio perché gioca un ruolo importante nell’aumento della velocità con cui il ghiacciaio stesso si sposta verso il mare. Si pensa che ciò accada a causa di uno strato di acqua che diminuisce la frizione tra il ghiaccio e la base.

Oltretutto, quando i canali si formano sotto al ghiaccio avviene una sorta di lubrificazione che contribuisce alla velocità.

Lo studio in questione è stato pubblicato sulla rivista ‘The Cryosphere’, a firma di Benjamin Smith della University of Washington.

“E’ la prima volta- ha detto- in cui siamo in grado di monitorare cambiamenti di flusso e velocità del ghiaccio in un’area così grande. Senza Cryosat non ci saremmo probabilmente accorti della fuoriuscita d’acqua dai laghi sotterranei”.

Di media, ha spiegato il ricercatore, la portata del Thwaites è di 135 chilometri cubi che finiscono in mare ogni anno, ma la fuoriuscita da questi laghi aumenta la portata di ulteriore tre chilometri cubi e mezzo di acqua.

La velocità del ghiacciaio, invece, aumenta del 10% e potrebbe essere responsabile della fuoriuscita di circa 150 Km cubi all’anno tra il 2013 e il 2014.

La stima del drenaggio è stata stimata intorno ai 240 metri cubi al secondo nel momento massimo, forse il maggiore di sempre. Per capirsi, si tratta di una velocità quattro volte superiore a quella del drenaggio che ha il Tamigi ogni anno quando si riversa nel mare del Nord.

L’Antartide resta sotto stretta osservazione. A dare man forte a CryoSat ci saranno anche i satelliti Sentinel della costellazione europea Copernicus. I Sentinel-1, infatti, scandaglieranno i rapporti tra lo svuotamento dei laghi e i movimenti dei ghiacciai.

Dal continente bianco si attendono ancora tante risposte.