scientificamente

Rosetta e Philae, epilogo di una straordinaria avventura nel cosmo

Rosetta e Philae

Rosetta e Philae – La fine dell”incredibile avventura di Rosetta ha una data e un luogo. Il diario di un viaggio nel cosmo durato 12 anni sarà chiuso il 30 settembre, quando la sonda verrà pilotata in una spirale che la porterà all’impatto con la stessa cometa a lungo inseguita tra le stelle, la 67/P Churiumov Gerasimenko.

E’ un epilogo inevitabile, ma anche il più logico: gli scienziati vogliono approfittare dei suoi rilievi prima che la cometa sfili via dal sistema solare verso Giove, quando la distanza dal sole sarà tale da impedire ai pannelli solari del dispositivo di catturare abbastanza luce per far funzionare gli strumenti. Non è stato possibile immaginare un’ulteriore ibernazione, dopo quella di 31 mesi nel 2011: le temperature dello spazio stavolta comprometterebbero i sistemi per sempre.

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Nelle NEWS:

– Solar Impulse: traguardo raggiunto
– Cerere rigenera la sua superficie
– Etichette radio per non perdere gli oggetti in orbita
– U-earth, a Torino arrivano le prime zone d’aria pura


Rosetta e Philae, un successo “non” annunciato

Tanto vale allora sfruttare fino all’ultimo istante per avvicinarsi il più possibile alla cometa ed inviare i rilievi alla Terra, sulla scia di Philae, la cui missione è stata segnata da quello sfortunato atterraggio che non gli ha permesso di ancorarsi adeguatamente alla cometa ed aprire i pannelli solari per rifornirsi di energia.

Philae è stato comunque il protagonista dei momenti più emozionanti della missione, lasciando il mondo col fiato sospeso. Ed è stato comunque un successo in quanto primo e unico dispositivo ad essere atterrato su una cometa. Sono passate poche ore da quando, nello scorso 27 Luglio, dal centro di controllo dell’agenzia spaziale tedesca a Colonia, che lo controlla per conto dell’Esa, i tecnici hanno inviato il comando di spegnimento del sistema Elettrico di Supporto, lo strumento che gli avrebbe consentito di comunicare con la sonda orbitante, ponendo fine definitivamente alla sua breve vita.

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Rosetta e l’ultimo contributo alla scienza

Ma nonostante l’addio al lander, che avrebbe dovuto raccontare al mondo l’intima storia di questa cometa, rivelando magari qualche segreto sulla composizione del suolo della Churyumov-Gerasimenko, la speranza di ottenere ancora dei preziosi dettagli per la ricerca al Mission Operations Centre è ancora viva. Durante la sua discesa, Rosetta potrebbe dare un ultimo grande contributo alla scienza effettuando studi della superficie della cometa, scattando immagini ravvicinate ad alta definizione, usando i suoi strumenti per effettuare il maggior numero di osservazioni possibile.

Il 30 settembre, dunque, la fase di esplorazione avrà fine e inizierà quella dell’analisi. La speranza degli scienziati è espressa anche nella scelta dell’area dove Rosetta impatterà dolcemente la cometa, che gli scienziati hanno chiamato Ma’at, evocando la divinità egizia che stabili l’ordine delle cose, salvando l’universo dal caos nel momento della creazione.



Solar Impulse: traguardo raggiunto
Solar Impulse 2 ce l’ha fatta. L’aereo che vola grazie unicamente all’energia solare, ha completato il giro del mondo ed è il primo aereo a compiere la storica impresa. L’apparecchio è atterrato ad Abu Dhabi alle 6 ora italiana, la stessa città da cui era partito il 9 marzo 2015. A guidare Solar Impulse nel tratto finale, è stato l’esploratore e medico svizzero, Bertrand Piccard, 58 anni, figlio e nipote di una famiglia di scienziati ed esploratori. Ad attendere Piccard sulla pista dell’Al-Batten nella capitale degli Emirati arabi uniti c’erano André Borschberg, il secondo pilota di Solar Impulse 2 e il Principe Alberto di Monaco. Profonda ammirazione anche da Ban Ki-moon, segretario generale dell’Onu che ha dichiarato: “È un giorno storico, non soltanto per voi ma per l’umanità”. Il Solar Impulse 2 ha scritto un capitolo importantissimo dell’aviazione. Anche perché Piccard è il primo pilota che abbia mai fatto la traversata dell’Atlantico con un velivolo a energia solare e Borshberg è diventato il primatista del volo in solitaria con la tappa sul Pacifico di 8.924 chilometri in poco meno di cinque giorni e cinque notti.

Cerere rigenera la sua superficie
Analizzando la dimensione e la distribuzione dei crateri sulla superficie di Cerere, un team di scienziati a guida italiana del Southwest Research Institute di Boulder, sono giunti a una scoperta inattesa. Stando ai modelli teorici di evoluzione collisionale, il pianeta nano dovrebbe presentare dai 10 ai 15 crateri con dimensione superiore ai 400 km. Benché Cerere abbia attraversato la fase più violenta del periodo, a più alto rischio di collisioni del Sistema solare, le immagini scattate dalla sonda Dawn mostrano una superficie dove abbondano i piccoli crateri da impatto, ma nessuno che superi i 280 km. Un risultato, questo, che mette in crisi i modelli sulle dimensioni e la distribuzione dei crateri e contrasta con ciò che sappiamo dalle immagini di asteroidi osservati in precedenza. La conclusione alla quale sono giunti gli scienziati, è che molti dei grandi crateri di Cerere siano stati cancellati, su scale di tempo geologiche, fino a diventare irriconoscibili. Un esito dovuto, probabilmente, alla particolare composizione ed evoluzione interna del pianeta.

Etichette radio per non perdere gli oggetti in orbita
Nello spazio, uno dei problemi principali per gli astronauti è tenere sotto mano gli attrezzi da lavoro che, in assenza di gravità, tendono a fluttuare un po’ dappertutto. Per evitare di smarrirli in giro per la stazione spaziale, in orbita intorno alla Terra, i ricercatori dell’Alma Mater di Bologna in collaborazione con il Mit, hanno messo a punto una sorta di ‘etichette’ radio con cui localizzare e recuperare gli oggetti. Il progetto, finanziato dall’Agenzia spaziale europea, si chiama Lost ed è basato su una tecnologia radio innovativa a banda ultra-larga sviluppata e brevettata dall’Università di Bologna. L’obiettivo, è appunto realizzare un sistema di localizzazione di oggetti “con precisione centimetrica- spiega l’Ateneo in una nota- attraverso etichette a radiofrequenza da utilizzare all’interno della Stazione spaziale internazionale”. Grazie all’emissione in successione di impulsi rapidissimi, (meno un miliardesimo di secondo), la tecnologia banda ultra-larga, permette di individuare la posizione di un oggetto misurando “con estrema precisione” il tempo che l’impulso impiega per arrivare a destinazione. Tra l’altro, grazie a impulsi così brevi, il sistema resiste anche alle riflessioni anomale del segnale causate da ostacoli e pareti.

U-earth, a Torino arrivano le prime zone d’aria pura
Arriva a Torino Pure Air Zone, la prima sperimentazione avviata dal Torino Living Lab per creare la prima “zona d’aria pura” in città. Il progetto, ideato da U-earth, prevede la creazione di una zona d’aria pura urbana. U-earth, ha sviluppato una biotecnologia completamente naturale che riproduce in forma miniaturizzata ciò che il pianeta normalmente fa per ripulirsi dagli agenti inquinanti. Il sistema per la purificazione dell’aria, si costituisce di 3 elementi fondamentali: U-monitor, sistema di monitoraggio degli inquinanti che ogni 5 minuti rileva i contaminanti presenti nell’aria; AIRcel, un purificatore di aria di ultima generazione che attrae gli agenti inquinanti per carica elettrica molecolare a cui l’utente deve solo aggiungere acqua; e U-Ox che distrugge i contaminanti catturati, con una formula proprietaria formata da un consorzio di microrganismi ed enzimi che vengono aggiunti periodicamente nei bio-reattori AIRcel e si nutrono di inquinamento non producendo scorie dannose. L’utente deve solo aggiungere al bio-reattore AIRcel l’acqua che evapora durante il funzionamento-ogni 5-6 giorni- e un additivo enzimatico chiamato U-Ox ogni 30 giorni.