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In Venezuela si lavorerà solo due giorni a settimana

Venezuela Nicolas-MaduroROMA -Sono 2.8 milioni i venezuelani che da oggi in poi lavoreranno solo due giorni a settimana. Motivo della decisione la crisi energetica in cui versa il Venezuela in questo periodo e che si è sviluppata in seguito alla scarsità di pioggie. “Nel settore pubblico non si lavorerà i mercoledì, i giovedì e i venerdì eccetto per i compiti necessari e fondamentali”, ha detto il Vice Presidente Aristobulo Isturiz alla tv nazionale. Si tratta di una precauzione che sarà in vigore fino alla fine del periodo di siccità che sta causando non pochi problemi: in primis il prosciugamento della principale risorsa idrica del Paese, la diga Guri nello stato di Bolivar.

Tra le altre misure già prese, lo scorso febbraio, il governo ha ordinato ai centri commerciali di ridurre gli orari di apertura, mentre dal primo maggio entrerà in vigore una nuova ora legale con le lancette spostate avanti di mezz’ora. La settimana scorsa, poi, il governo ha annunciato l’introduzione di black out programmati di quattro ore al giorno, il primo dei quali – a Maracaibo – ha suscitato il malcontento e le proteste da parte dei cittadini. Tutte decisioni che arrivano, quindi, come un fulmine a ciel sereno e che potrebbero provocare un danno enorme alla popolazione: vedersi staccata la luce improvvisamente, con i frigoriferi dei negozi d’alimentari pieni di viveri, o con i dispositivi per le carte di credito che s’interrompono un attimo prima che i clienti possano pagare il conto non è di certo una cosa piacevole.

L’allarme energetico, così, sta aggravando ancora di più il malcontento per il governo di Nicolás Maduro, osteggiato anche da un’opposizione parlamentare mai così forte. La commissione elettorale venezuelana ha, infatti, autorizzato l’opposizione a raccogliere le firme necessarie per avviare l’iter del referendum di revoca nei confronti del presidente. Secondo Capital Economics, questa crisi energetica aggraverà ulteriormente la crisi del Venezuela erodendo il Pil circa dell’1,5%, per un calo complessivo che dovrebbe aggirarsi intorno al 10%.