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Kepler, il telescopio della Nasa, scopre 9 pianeti potenzialmente abitabili. Ecco l’elenco e la teleconferenza della NASA

Kepler

A dare una mano nella caccia agli esopianeti, cioè quelli situati all’esterno del nostro Sistema solare, ci pensa Kepler, la sonda della Nasa che, dal 2009, continua a scandagliare lo spazio alla ricerca di una Terra gemella alla nostra.

La missione Kepler è una missione spaziale della NASA parte del programma Discovery, il cui scopo è la ricerca e conferma di pianeti simili alla Terra in orbita attorno a stelle diverse dal Sole, tramite l’utlizzo del telescopio spaziale Kepler. Il veicolo spaziale, chiamato in onore dell’astronomo tedesco del diciassettesimo secolo Johannes Kepler, è stato lanciato con successo il 7 marzo 2009. Il nostro approfondimento [VIDEO] su ‪#‎Kepler

Di seguito la teleconferenza della NASA

Nella giornata di ieri siamo stati tutti presi dal transito di Mercurio davanti al Sole che, ha detta di molti, è l’evento astronomico dell’anno. Parallelamente, un tam-tam di notizie, indiscrezioni e supposizioni, si soffermava su un sensazionale annuncio della NASA attraverso una conferenza stampa…

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… Bene! L’annuncio c’è stato, ma non di quelli che fanno scalpore. Di quelli che, nel corso degli anni, hanno creato aspettative puntualmente disattese. La NASA non ha scoperto un Pianeta gemello della Terra. Sulla quantità, però, questa volta sono riusciti a stupire. Armati d’una dozzina di grafici uno più ricco dell’altro, Timothy Morton, della Princeton University e gli altri autori d’uno studio basato su quattro anni di dati Kepler e pubblicato su The Astrophysical Journal hanno snocciolato cifre da far concorrenza alla legge di Moore. Il numero di esopianeti confermati viene più che raddoppiato, toccando quota 3200. Ti potrebbe interessare: Il telescopio Kepler della NASA scopre 1.284 nuovi esopianeti. Forse 9 abitabili

Il telescopio spaziale Kepler della Nasa, che rimarrà operativo almeno fino al 2018, ha scoperto oltre 3000 candidati pianeti ecco la lista CLICCA QUI’

Le parole magiche sono sempre le stesse: acqua, pressione atmosferica, orbita, anidride carbonica e rotazione. La combinazione fatale che rende possibile la vita su un pianeta è quella che gli scienziati di tutto il mondo cercano in maniera incessante. Osservano, scrutano, calcolano, mentre milioni di persone, alzando gli occhi al cielo, si pongono la stessa domanda: “C’è qualcun altro, lassù?”.

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Nel tardo pomeriggio di ieri 10 maggio, la NASA ha confermato l’esistenza di 1.284 pianeti esterni al sistema solare, che fanno parte della nostra Via Lattea. 550 di questi sarebbero rocciosi come la Terra e nove orbitano attorno alla stella nella fascia “abitabile” con temperature di superficie che consentirebbero la presenza di acqua allo stato liquido e forme di vita.

L’annuncio di oggi è il più grande mai fatto su nuovi pianeti.

I ricercatori della NASA hanno analizzato i dati catalogati da Kepler fino a luglio del 2015, nel quale erano inseriti 4.302 potenziali pianeti: per 1.284 di questi la probabilità di essere effettivamente un pianeta supera il 99 per cento, il minimo necessario per attribuire a un corpo celeste non ancora identificato quello stato. Per altri 1.327 è probabile che si tratti di pianeti, ma non ci sono certezze sufficienti, i restanti 707 sono corpi celesti di altro tipo.

Timothy Morton, della Princeton University (New Jersey) e tra i responsabili della nuova ricerca i cui risultati sono stati pubblicati su The Astrophysical Journal, ha spiegato con un’analogia efficace il nuovo metodo utilizzato: “I probabili nuovi pianeti sono come le briciole di pane. Se ne fai cadere un po’ sul pavimento, puoi raccoglierle una per una. Ma se ne fai cadere un intero sacco, avrai bisogno di una scopa. L’analisi statistica è la nostra scopa”.

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Nuovi esopianeti scoperti dal 1995 a oggi. Crediti: NASA Ames/W. Stenzel; Princeton University/T. Morton

Questa incredibile quantità di Pianeti non è il frutto di nuovi rilevamenti effettuati da Kepler, bensì di una nuova tecnologia che ha permesso di analizzare dati già esistenti in modo più approfondito. Questa tecnica automatizzata, ad opera della Princeton University, è implementata in un pacchetto software personalizzato a disposizione del pubblico chiamato VespaIl telescopio spaziale individua i pianeti extrasolari grazie al sistema dei transiti (o occultazione). In sostanza, mira ad una stella e osserva se ci sono variazioni nella sua luminosità. Se quest’ultima cambia con regolarità, è molto probabile che un grande corpo celeste, come un pianeta, possa orbitare intorno alla stella stessa. 

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i candidati di Kepler richiedono la verifica per stabilire se sono pianeti reali e non un altro oggetto come una piccola stella
Crediti: NASA Ames / W. Stenzel

Questo ci dà la speranza che da qualche parte lì fuori, intorno ad una stella somigliante alla nostra, potremo alla fine scoprire un’altra Terra“, commenta Ellen Stofan, responsabile scientifica degli uffici NASA di Washington.

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Prima che il telescopio spaziale Kepler venisse lanciato, non sapevamo se gli esopianeti nella galassia fossero rari o comuni“, spiega Paul Hertz, direttore della divisione NASA per l’astrofisica. “Grazie a Kepler ed alla comunità di ricercatori adesso sappiamo che potrebbero esistere più pianeti che stelle. Questa consapevolezza ispira le future missioni, necessarie per portarci sempre più vicini a scoprire se siamo soli nell’universo“.

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Distribuzione degli esopianeti per dimensione. Crediti: NASA Ames/W. Stenzel

La vita nell’Universo rimane un mistero. Ma le simulazioni, le scoperte, le teorie, portano alla Scienza un tassello in più del puzzle di cui anche noi facciamo parte.


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