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Australian open. Federer nella storia, battuto Nadal: è il 18 esimo titolo dello slam

ROMA – Tre ore e trentasette minuti. Tanto serve per entrare nella storia, soprattutto se ti chiami Roger Federer. Lontani i dolori del menisco, lontane le polemiche sul suo recupero e sullo staff medico che lo seguì. In campo, nella splendida Rod Laver Arena di Melbourne, sedicimila posti tutto rigorosamente sold out, Federer è sembrato un giocatore senza età, senza tempo. In cuor suo, questa era la finale che sognava: contro Dimitrov o chi per lui, non sarebbe stata la stessa cosa. La finale con la “F” maiuscola è, sempre e comunque, da giocarsi contro Rafa Nadal. Come sette anni fa, quando il maiorchino la spuntò al quinto set, accaparrandosi la coppa dalle curve più sinuose del continente australiano proprio quando lo svizzero ne intravedeva la sagoma. Allora fu crollo Federer, sette anni dopo è lo spagnolo a gettare la spugna. Mito, lottatore, eroe: già si sprecano gli appellativi per “Fedexpress”, come lo chiamano, amorevolmente, i suoi fans. Più semplicemente, campione, diremmo noi.

Signori, la finale

E dunque, se ci fosse stata una voce fuori campo che avesse avvertito gli spettatori del prossimo inizio del match, un po’ come si usa nei teatri, siamo sicuri che queste, e non altre, sarebbero state le parole da usarsi. Perché detto di Federer, è impossibile dimenticare l’impresa di Rafa Nadal. Stremato in semifinale da un più che coriaceo Dimitrov, piegato solo al quinto set, Nadal arrivava alla finale con la consapevolezza di poter fare l’impresa. Troppo stretto va allo spagnolo il nono posto in classifica ATP (col risultato odierno, da martedì salirà in decima posizione, ndr), troppa la voglia di tornare almeno tra i primi cinque, che con la stagione di terra ed erba alle porte, non pare campata in aria.

Montagne russe

Sappiamo come non piacciano allo svizzero, così come fidati biografi riportano. Ma la finale proprio così è stata; un sali e scendi di emozioni, un’ alternanza di padroni in campo, che per lunghi tratti ha lasciato il dubbio di chi potesse essere il vero padrone sul cemento blu di Melbourne. La cronaca della gara dice che il primo set, giocato da Federer sulla potenza e precisione del suo servizio, colpo che Nadal ha da sempre difficoltà a gestire, è un crescente assolo dello svizzero. Termina 6-4, col break spartiacque sul 3-4. Secondo set: tutti che aspettano il bis dello svizzero, e invece ecco il talento cristallino dello spagnolo: subito avanti due a zero, Rafa è abile a portarsi sul 6-3. La terza partita è un mix di rabbia e show da parte di Federer: sfruttando il serve and volley quasi maniacalmente, lo svizzero diventa il vero padrone sottorete. Finale 6-1 per il numero diciassette al mondo, due a uno nei set, e Nadal che schiuma rabbia. Nadal è però maratoneta dentro: battaglia nel quarto set con energie insospettabili, e porta a casa un 6-3 che sa di liberazione. È però Federer ad averne di più: strappando il break a Nadal, servirà per il match sul 5-3, ma inspiegabilmente va sotto 15-40. Spalti ammutoliti, religioso silenzio per seguire King Roger prendersi la gara, con il brivido dell’ultimo dritto vincente, che pizzica la riga quanto basta. È vittoria, che gli vale il 18° titolo dello Slam. Federer piange, Nadal stremato, scuote il capo. Poi, durante la premiazione, è tutto stile e omaggi all’avversario, mentre in tribuna campeggia uno striscione con su scritto “Hibernate them!”. Parole sante.