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Perché i panda sono bianchi e neri? La scienza risolve il mistero

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ROMA – Perché i panda sono bianchi e neri?
Una domanda che a prima vista può sembrare sciocca, ma che nasconde un complesso enigma evolutivo.
Mimetismo, stile di vita notturno e altre esigenze, hanno portato la maggior parte dei mammiferi ad evolversi con toni opachi e spenti.
Ma esistono alcune eccezioni.
Tra queste, degna di nota, è proprio la strana pelliccia del panda gigante.

Perché i panda sono bianchi e neri?

I ricercatori della University of California e della California State University pensano di aver risolto il mistero, una volta per tutte.

Capire perché il panda gigante ha una colorazione così vistosa è stato un problema di lunga data in biologia che è stato difficile da affrontare, perché praticamente nessun altro mammifero ha questo aspetto, rendendo difficile ogni analogie”, ha detto l’autore dello studio Tim Caro.
I panda giganti appartengono alla famiglia degli orsi, ma sono gli unici a presentare una colorazione di quel tipo.
“La svolta nello studio è stata quella di considerare ogni parte del corpo come area indipendente”.

I ricercatori hanno capito che, a differenza di altri tipi di orsi, i panda devono essere attivi tutto l’anno senza andare in letargo.
La scarsità di bambù, gli unici alimenti che sono in grado di digerire, li spingono ad attraversare una vasta gamma di habitat in cerca di un pasto.
Da fitte foreste pluviali calde a regioni montuose innevate.

Le parti bianche della loro pelliccia li aiutano a nascondersi nella neve e le parti del corpo di colore nero gli consentono di nascondersi nei boschi ombrosi.

Ma i ricercatori hanno anche scoperto che le macchie nere sulla testa dei panda non sono solo collegate al mimetismo.
Invece, utilizzano le loro orecchie scure come avvertimento aggressivo per potenziali predatori, mentre le macchie nere intorno agli occhi gli consentono di riconoscersi.

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Il panda gigante

I panda giganti in natura possono incontrare la neve nei loro habitat, le foreste di montagna temperate in Cina.
Si stima che ci siano meno di 1.600 panda rimasti allo stato brado.
Diverse centinaia in più vivono in cattività, la maggior parte dei quali in diverse strutture cinesi che adottatano un programma speciale per la conservazione della specie.
Tuttavia, i maschi e le femmine in cattività non si accoppiano sempre naturalmente.

I panda sono molto piccoli alla nascita (peso circa 80 grammi) e hanno notoriamente problemi di vista, e per loro è difficile sopravvivere sia in cattività che in natura.
In diverse occasioni, i neonati sono stati uccisi perché schiacciati accidentalmente dalle madri.

I panda lottano per procreare, sia per il numero ridotto della specie, sia per problemi di infertilità e accoppiamento.

Riproduzione e accoppiamento

Sono stati ustai una serie di metodi insoliti per cercare di favorire la copulazione.
In passato sono stati mostrati ai panda i video dell’accoppiamento di altri panda e ad alcuni è stato persino dato il Viagra.

Ma negli ultimi anni gli scienziati hanno scoperto che in realtà hanno una libido forte, ma solo per tre giorni l’anno, quando le femmine sono in calore.
Il resto del tempo, i maschi e le femmine non si possono sopportare l’un l’altro e lottano ferocemente se messi insieme.
Armati di questa conoscenza, i loro ormoni sono strettamente monitorati in modo che possano essere messi insieme proprio al momento giusto.

Per le femmine che ancora hanno difficoltà a concepire, è stata utilizzata la fecondazione in vitro, e nel 2009 è nato al Wolong, in Cina, il primo panda in provetta.

L’obiettivo finale della maggior parte dei programmi di allevamento in cattività è quello di lasciare gli animali in libertà alla fine del loro percorso.

Ci sono già stati un paio di tentativi di introdurre i panda in libertà, ma non hanno avuto successo.
Nel 2007 finì male il primo tentativo assoluto di mettetere in libertà un panda gigante nato in cattività in libertà.
Xiang Xiang morì dopo essere stato picchiato da alcuni maschi di panda selvatici.

pandini cuccioli panda cinaUno sforzo mondiale per la tutela del panda

Dal 1970, il panda gigante è stato al centro di una delle più intense e importanti campagne per il recupero di una specie in via di estinzione, dopo che un censimento da parte del governo cinese scoprì che vi erano appena 2.459 esemplari in tutto il mondo.

Venerato nella cultura cinese, la Cina si mise in moto vietando il commercio di pelli di panda nel 1981.
Nel 1988 promulgò la legge sulla tutela della fauna selvatica, vietando la caccia di frodo e conferendo ai panda lo status di specie protetta.

La creazione di un sistema di riserva di panda nel 1992 aumentò quindi gli habitat disponibili; oggi, ci sono 67 riserve che proteggono il 67% della popolazione e quasi 1,4 milioni di ettari di habitat.

Nel frattempo, i partenariati tra il governo cinese, organizzazioni non governative internazionali e zoo unirono gli sforzi di ricerca, di conservazione e di allevamento.