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MyTutela, l’app anti stalking che raccoglie le prove

Marco Testi: "Possibili sviluppi anche nel cyberbullismo"

ROMA – Potrebbe essere proprio lo smartphone che accompagna ogni gesto quotidiano lo strumento più efficace di difesa per le donne vittime di molestie e stalking. E’ il segreto di ‘MyTutela‘, un’app, uscita da circa un mese in ambiente Android e a breve su iOS, presentata alla Dire da Marco Testi, ingegnere e ideatore di questa start up insieme ad altri soci, nata come progetto universitario per un master in informatica forense.

Si scarica come ogni app da Google play e non costa nulla. “MyTutela consente a chi è vittima di molestie e stalking di rivolgersi alle autorità  giudiziarie”. E’ questa la novità assoluta. I telefonini registrano, archiviano, filmano, ma questa raccolta dati non costituisce alcuna prova in sede giudiziaria.

“Con l’app invece- spiega Testi- noi raccogliamo queste informazioni, ovvero sms, whatsapp, mail; possiamo registrare le telefonate relativamente a un numero di telefono che decidiamo di mettere sotto osservazione e abbiamo la garanzia di dare una validità forense a tutti questi dati. Facciamo passare degli algoritmi che garantiscono la provenienza e attendibilità dei dati come fonte di prova. Permettiamo di scaricare i dati sul cloud, per conservarli in ogni evenienza, e di stampare una denuncia allegando tutte le informazioni e i codici registrati”.

La tecnologia può diventare in questo modo uno “stimolo per denunciare” secondo Marco Testi. “Consente alla donna di superare l’imbarazzo di dover riferire alcune circostanze” facendola sentire sicura di ciò che quest’app le avrà permesso di archiviare. “Donne, ma non solo. Una possibile evoluzione di MyTutela è nel cyberbullismo, ipotizzando dei centri di raccolta che funzionino come collettori per le scuole, prima ancora che per le autorità giudiziarie”.

“Polizia postale e carabinieri conoscono questo progetto e la Procura ha aperto un tavolo su questo. Sto lavorando per un protocollo d’intesa. Faccio il consulente informatico per la Procura- sottolinea alla Dire l’ingegnere- e so come questo strumento possa aiutare le indagini”.

Proprio con questo incarico Marco Testi fu chiamato ad esaminare il cellulare di Sara Di Pietrantonio, letteralmente ‘martellata’ di messaggi e telefonate dal suo ex prima di essere uccisa nel maggio del 2016. Lo hanno detto algoritmi e codici dello smartphone che Sara era vittima di stalking e che il gesto estremo che l’ha uccisa non poteva quindi essere frutto di un raptus.

“Oggi in ambiente Android sappiamo che 1.200 persone l’hanno scaricata e sul cloud ne vediamo registrate 900. Persone che- risponde Testi- non stanno facendo i poliziotti, ma stanno solo usando uno strumento di difesa”.

La tecnologia non ci aiuta ancora a capire quando un contatto si sta trasformando in molestia. Per farlo, oggi si può contare solo sulla propria vigilanza e consapevolezza. “Eppure ho un sogno- conclude Testi- arrivare a un’intelligenza artificiale che dal tenore dei messaggi e dalla loro frequenza, attraverso dei calcoli su specifici indicatori, possa dire subito a quella donna ‘stai attenta’”.

2018-12-11T11:32:18+01:00