Contro la violenza sulle donne oltre i cliché: vademecum

Contro la violenza sulle donne oltre i cliché: vademecum

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ROMA -Le giornate mondiali sono un’occasione per riflettere su alcuni dei grandi temi che riguardano il nostro tempo. Ma, ancor di più, sono un’occasione per fare il punto su ciò che è stato fatto e cosa ancora si può fare. Nel caso della giornata mondiale per l’eliminazione della violenza sulle donne per esempio, quello che sicuramente è stato fatto è pubblicare articoli con immagini in bianco e nero di mani aperte in segno di ‘no’ con tutti i dati su femminicidio, stalking e stupri. Questo tipo di informazione è utile perché ci tiene aggiornati sul fenomeno, ma spesso ci lascia con un senso di amarezza che si risolve, quando va bene, in un post sui social network. 

La violenza sulle donne è un problema complesso che andrebbe considerato con uno sguardo ampio, sia in Italia che nel mondo. Uno sguardo libero da pregiudizi e semplificazioni, aperto a considerare fattori culturali, religiosi, economici e sociali in modo non giudicante. In alcuni paesi del mondo la violenza sulle donne è quasi istituzionalizzata, considerata normale. Sono paesi che ancora devono fare passi da gigante per quanto riguarda i diritti umani fondamentali. Poi ci sono paesi, come l’Italia, dove le istituzioni condannano ogni forma di violenza, eppure i casi di violenza di genere aumentano. In Italia nel 2018, secondo il rapporto Eures 2019, sono 142 le donne uccise (+0,7%). Di queste 119 sono state ammazzate in famiglia (+6,3%). Gelosia e possesso sono il movente principale (32,8%) mentre aumentano anche le denunce per violenza sessuale (+5,4%), stalking (+4,4%) e maltrattamenti in famiglia (+11,7%). Tutti questi dati sono relativi allo scorso anno. Mai, rileva il rapporto, è stata registrata una percentuale così alta di vittime femminili (40,3%). Perché?

Perché la violenza si nasconde tra le pieghe della cultura; sopravvive attraverso l’educazione che riceviamo in famiglia, a scuola, all’università. Si diffonde grazie alla pubblicità e ai mezzi di comunicazione.  Ecco alcune cose che possiamo fare nel quotidiano per diminuire la violenza nei confronti delle donne, oltre a pigiare il pulsante ‘condividi’ ogni 25 novembre. Sono accorgimenti piccoli e semplici, che se ognuno di noi praticasse quotidianamente potrebbero davvero cambiare alcuni aspetti della cultura del nostro paese.

CONOSCERE E RICONOSCERE LE DIVERSE FORME DI VIOLENZA

La violenza non è soltanto botte e omicidi. Le storie di violenza finiscono spesso così ma iniziano in maniera più sfumata. Gli esperti ci dicono che la forma più comune di violenza sulle donne è quella psicologica. Con la scusa della gelosia le donne vengono private della fiducia dei loro partner, costrette a giustificare ogni loro gesto: perché hanno tardato,  quali vestiti indossano, come sono truccate e quali amiche frequentano. Queste sono già forme di violenza che possiamo identificare come pericolose. Altre forme di violenza psicologica possono riguardare la svalorizzazione della partner o del partner (queste tipologie di violenza vengono praticate più spesso dagli uomini ma a volte anche dalle donne). Sminuire o addirittura svilire la compagna per ciò che fa o per i suoi interessi è un modo per farla sentire inferiore e quindi più fragile.

RICONOSCERE L’IMPORTANZA DELL’AUTONOMIA ECONOMICA DELLA DONNA

Spesso le donne non riescono a liberarsi di un compagno violento perché, soprattutto se ci sono di mezzo la famiglia, temono di essere allontanate dalla propria casa, dai figli e di trovarsi sole a dover sostenere le spese economiche legali, oltre a quelle della vita quotidiana. Una donna che non ha un lavoro che le permetta di mantenersi è maggiormente esposta a questo tipo di problemi, che sono reali e seri. Certo, alcune donne scelgono liberamente di occuparsi della casa e della famiglia anziché lavorare e non c’è niente di male, ogni libera scelta è legittima finché non lede la libertà altrui. Ma è importante che le scelte vengano fatte in maniera consapevole e informata. Per questo l’educazione, scolastica e non, è un altro fattore di estrema importanza: più una persona è informata più è libera (oppure è consapevole di essere schiava).

RICONOSCERE IL MASCHILISMO IN NOI

Avete presente la frase ‘non sono razzista ma’…? Ecco, per il maschilismo funziona in maniera simile. Ogni volta che crediamo di non essere maschiliste o maschilisti ma pensiamo che una donna abbia esagerato, che se l’è andata cercare, che abbia tirato troppo la corda o che vestita in quel modo, certo che… Stiamo dicendo che la colpa di un gesto violento non è dell’uomo, oppure non del tutto. Invece la violenza è sempre responsabilità di chi la compie. 

Ogni volta che pensiamo che Mick Jagger sia un figo alla sua età ma che Madonna dovrebbe vestirsi e comportarsi in maniera più decorosa, o che quella minigonna o quella scollatura sono sconvenienti, stiamo implicitamente dicendo che queste donne dovrebbero comportarsi non come desiderano ma come qualcun altro si aspetta (la società, il suo compagno, le altre donne).

PRATICARE UN PO’ DI SOLIDARIETA’ VERSO LE DONNE

Dalle donne ci si aspetta sempre tantissimo: che siano graziose, gentili e che sorridano. Che siano comprensive e materne ma anche instancabili tuttofare, brave madri, brave cuoche, colleghe disponibili, multitasking, casalinghe efficienti. Quando una donna è attraente e carismatica le altre donne passano in rassegna tutti i suoi possibili difetti mentre per gli uomini diventa un oggetto sessuale (da qui il termine ‘oggettificazione’, usato per descrivere quei contesti in cui una persona viene valorizzata non per le sue qualità intellettuali o umane ma per altre, generalmente estetiche). Quando invece una donna arranca, allora apriti cielo: è isterica, ha ‘le sue cose’, è una cattiva madre, una cessa, una debole. Ecco, questa severità nei confronti delle donne potremmo provare a sostituirla con quella solidarietà bonaria che proviamo quando un uomo è impacciato nel fare qualcosa, oppure con la stima che proviamo per gli uomini di successo, di bell’aspetto o che si godono la vita.

RICONOSCERE CHE LA VIOLENZA NEI CONFRONTI DELLE DONNE è UN PROBLEMA DEGLI UOMINI

Oggi su questo fronte si sta lavorando molto: se un tempo esistevano solo associazioni che si occupavano delle donne che avevano subito violenza, oggi oltre a queste esistono centri per gli uomini che hanno commesso violenza (in Piemonte, Lombardia, Trentino, Friuli, Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Lazio e Campania). Questi luoghi propongono percorsi per incoraggiare gli autori di atti di violenza domestica ad adottare comportamenti non violenti nelle relazioni interpersonali, al fine di modificare i modelli comportamentali a cui sono abituati e prevenire così nuove violenze. Ci sono tante altre cose che si possono fare per progredire come società dal punto di vista dei diritti umani e, come sempre, ognuno di noi ha un ruolo, che lo voglia o no. Ognuno di noi può scegliere, ogni giorno, se lo vuole, la libertà e la non violenza.

 

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