Ics e Federscherma premiano eccellenze, contributi a studenti-atleti

Ics e Federscherma premiano eccellenze, contributi a studenti-atleti

Tra i testimonial Bebe Vio e Daniele Garozzo
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ROMA – Un progetto per premiare le eccellenze in pedana ma anche tra i banchi di scuola e nelle aule di università. Si chiama ‘Incentivazione allo studio’ ed e’ stato messo a punto dall’Istituto per il Credito sportivo e dalla Federazione italiana scherma, uniti al fianco degli atleti per aiutarli a trovare un equilibrio tra l’impegno sportivo e quello scolastico: l’iniziativa prevede infatti l’assegnazione di un riconoscimento e di un sostegno economico per la formazione parallela ai risultati agonistici.

“La nostra missione è cercare di trasformarci da una semplice banca in qualcosa di più: lo sport non è solo vincere medaglie ma aiutare a crescere gli atleti e prepararli alla vita”, ha spiegato il presidente dell’Ics, Andrea Abodi, durante la presentazione del progetto questa mattina nella sede dell’Istituto a Roma. “In quanto banca tipicamente investiamo sulla fiducia e dobbiamo cominciare a ragionare sul futuro associando temi come lo sport e la scuola, che hanno bisogno di una grande alleanza e comprensione reciproca: per questo ci siamo uniti alla Federscherma, un esempio assoluto, in questo percorso di formazione sociale”.

Testimonial dell’iniziativa sono cinque grandi nomi della scherma e dello sport italiano, campioni anche sui libri. C’è chi come Giorgio Avola, campione olimpico a squadre di fioretto a Rio 2016, ha ricominciato a studiare a 28 anni e ha dimostrato di “saper fare scherma allo stesso livello, forse anche meglio che in passato. In Italia siamo indietro rispetto ai Paesi anglosassoni, c’è tanta strada da recuperare”. E c’è chi, guardando gli esempi intorno a lei, ha trovato la voglia di rimettersi a studiare: è il caso di Alice Volpi, campionessa del mondo di fioretto, convinta che “lo studio può aiutare lo sport”.

Lo stimolo le arriva dal fidanzato Daniele Garozzo, campione olimpico di fioretto in Brasile, e studente di Medicina all’università di Tor Vergata. “È  un impegno molto grande riuscire a conciliare sport e studio, ma essere studenti equivale a essere atleti migliori e ovviamente cittadini migliori”. Come dimostra Emanuele Lambertini, campione del mondo di fioretto paralimpico a squadre, ma anche studente di Ingegneria delle Automazioni a Bologna. Una facolta’ specifica, “perchè voglio saper progettare nuove protesi. Da amputato alla gamba so quante difficolta’ esistono e quanto ancora c’è da fare per avere ausili adeguati. E allora, invece che stare a lamentarmi, ho deciso di impegnarmi in prima persona. E portare avanti, molto bene, sia lo sport che lo studio”.

E poi c’è Bebe Vio, campionessa paralimpica di fioretto, studentessa superimpegnata a Roma, iscritta a una università statunitense in cui frequenta corsi in inglese. Difficoltà doppia, quindi, “ma mi piace tanto studiare e allenarmi insieme. È un privilegio poter fare le cose che ci piacciono”. Cinque campioni, cinque studenti che “fanno parte del capitale umano del Paese su cui bisogna investire”, ha spiegato il presidente del Comitato italiano paralimpico, Luca Pancalli, per il quale “lo sport è la terza agenzia educativa del Paese dopo la scuola e la famiglia, e oggi iniziamo a raccogliere i frutti di un lavoro iniziato da anni anche sotto il profilo culturale”.

I riconoscimenti saranno assegnati attraverso un meccanismo di media ponderata tra i risultati sportivi e il ranking della stagione agonistica 2018/2019, messi a confronto con il voto di diploma per gli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado, oltre che dell’anno accademico per gli universitari, fino alla data del 31 marzo 2019. La somma totale messa a disposizione è di 20mila euro, confermata per il secondo anno consecutivo, e ripartita in varie fasce di contributo: 500 euro per la categoria Giovani, 600 euro per la categoria Assoluti, 750 euro per i laureati della triennale, 1.000 euro per i laureati della magistrale (in questi due ultimi casi l’importo sarà maggiore se la tesi riguarda argomenti attinenti alla scherma).

“Abbiamo il dovere di sviluppare questi progetti e collaborare con scuole e università- ha detto il presidente della Federscherma, Giorgi Scarso- anche alla luce dell’assenza completa del Miur, cui non importa nulla di questo tema. Noi vogliamo prevenire la nascita di un ‘meccanismo al ribasso’ secondo cui un ragazzo pensa solo al risultato sportivo e non all’aspetto culturale. Il messaggio è che non vogliamo spremere un ragazzo perché diventi un campione, ma vogliamo aiutarlo a rappresentare al meglio il Paese anche al di fuori dello sport”.

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