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Studenti al cinema contro le discriminazioni

evento lazioRoma – Destini, mondi e storie diverse che si incrociano. La comunita’ gay di Londra con i minatori del sud del Galles, uniti per la conquista della dignita’, dei diritti e dell’uguaglianza. È la trama del film ‘Pride’, di Matthew Warchus proiettato questa mattina al cinema Adriano di Roma per gli studenti del IV e V anno delle scuole Salvini, Einaudi e Mameli. Quella di oggi rientra in un progetto – a cura della Regione Lazio in collaborazione con Anec lazio – che prevede una serie di proiezioni gratuite mattutine del film in alcuni cinema della regione, che si protrarranno per tutto il mese di aprile. In totale sono 25 gli istituti del Lazio (15 a Roma, 4 in provincia, 4 a Latina e provincia e 1 a Viterbo) che hanno aderito all’iniziativa, 17 le proiezioni previste e 3.950 gli studenti coinvolti.

I temi trattati dall’opera cinematografica inglese sono stati quindi uno spunto per un dibattito a cui hanno preso parte – di fronte a una platea di giovani studenti – il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, e il vicepresidente della Regione Lazio, Massimiliano Smeriglio. Omofobia, pregiudizi, lavoro ma soprattutto donne. Coloro che secondo Smeriglio “sono il vero protagonista del film, l’anello di congiunzione tra due mondi apparentemente distanti anni luce tra loro”. Ma si sa che quando si affronta un tema come quello dei diritti, anche le distanze degli universi piu’ lontani possono annullarsi. “Nessuno puo’ affrontare una battaglia da solo- spiega invece Camusso- come non esiste un’identita’ singola”. Cambiare il mondo e vincere le battaglie “e’ possibile solo con la collettivita’, con una coscienza comune”. E il sindacato e’ proprio questo: “Insegna al lavoratore a non essere subalterno al padrone e ad alzare la testa- conclude il segretario Cgil- ma non puo’ farlo da solo”. Gli spunti per spiegare il sindacato, cio’ che ha rappresentato e che rappresenta, e quali sono le sue funzioni, non mancano: “Uno slogan del film, poco usato oggi ma molto comune negli anni 80, e’ quello che utilizza il pane e le rose- sottolinea la sindacalista- il pane e’ la metafora del salario e quindi del lavoro. Che e’ cio’ che ti permette una vita dignitosa. Ma non basta, non si puo’ solo sopravvivere”. E quindi le rose “che rappresentano quella che e’ la vera funzione del sindacato: permettere di ottenere quei diritti fondamentali per ogni lavoratore: oltre al salario, il diritto alla salute, alla sicurezza e a una capacita’ di rivendicazione di questi”. Conclude Smeriglio: “Credo che tutti noi dobbiamo essere in grado scegliere una passione e di praticarla insieme agli altri. È necessario rompere la solitudine. E questo lo si puo’ fare grazie a uno spirito di aggregazione tipico del sindacato, la solitudine non la si vince dietro a una tastiera. Questo film e’ un perfetto esempio della grandezza di questo concetto”.