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Ai giovani l’alcol non basta più e spesso fanno uso di droghe

alcol e drogaRoma – L’allarme lanciato da Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio Nazionale Alcol dell’Istituto superiore di sanita’, interpellato dall’agenzia DIRE dopo i casi dei decessi di giovanissimi in discoteca questa estate e’ forte: ai ragazzi “l’alcol non basta piu'” e spesso “non riconoscono il rischio” perche’ “non hanno informazioni”. La colpa? “Della scuola, della famiglia e delle istituzioni”. Secondo Scafato, infatti, i ragazzi devono essere “informati sul rischio. Non servono campagne generiche. Dire che la droga o alcol uccide non serve, serve accompagnare elementi”. Dire ad esempio che consumare alcol “tra i 12 e i 25 anni interferisce con lo sviluppo del cervello, predispone alla demenza. Bisogna dire ai ragazzi che cosa comporta il consumo”, magari anche che “l’alcol e’ la prima causa di morte giovanile in Italia, in Europa e nel mondo”. Nello specifico, poi, Scafato sottolinea come ai ragazzi “l’alcol non basta piu’. Anni fa avevo gia’ identificato il problema. I ragazzi dopo l’alcol fanno uso di energy drink per avere una carica maggiore, magari hanno anche la sensazione di poter guidare. Ma finito l’effetto, hanno bisogno di qualcosa di piu’ efficace e arrivano alla cocaina”.
Il caso del Cocorico’ “e’ una cartina tornasole di una situazione che sfugge al controllo. È ovvio che quando ci sono situazioni in cui aumenta la concentrazione di giovani in luoghi di aggregazione, emerge la difficolta’ di avere risorse per garantire la sicurezza. Ma non si puo’ fare carico alle Forze dell’Ordine, al Prefetto o alle famiglie. Il rimpallo delle responsabilita’ fa capire che gli adulti competenti dovrebbero recuperare il ruolo di controllo informale. I genitori spesso non sanno dove vanno i figli. O almeno, sanno che vanno in un luogo di divertimento ma non sanno quello che avviene fino a quando una telecamera o un cronista entri in una discoteca per spiegare cosa succede”. Considerata “la facilita’ con cui i giovani acquistano droghe e alcol”, secondo Scafato “vanno applicate le ottime norme che abbiamo. Come il divieto di vendite ai minori. E poi bisogna assicurare una formazione adeguata a tutto il personale che dispensa alcol”.La chiusura delle discoteche dopo i casi dei giovani deceduti questa estate non sarebbe la soluzione migliore per risolvere il problema. Secondo Scafato, infatti, si rischierebbe “il nomadismo del rischio”, ovvero ci si sposterebbe “in piazza, nelle macchine o negli appartamenti privati. Oggi gli spacciatori dispongono di mezzi come whatsapp, internet. Creare un appuntamento sul web non ci vuole niente, poi su siti fantasma che spariscono in 15 minuti”. Una possibile soluzione potrebbe essere quella di creare “una rete di protezione. La droga non deve essere un problema per i luoghi di aggregazione giovanile che devono essere ipercontrollati. Il divertimento sia sicuro”. Secondo Scafato, poi, non bisogna generalizzare: “Certe cose avvengono in determinati luoghi e non in altri. Ci sono determinati contesti che vanno regolamentati in un certo modo”.