percorsi di legalita

Palermo chiama Italia, il racconto dalle piazze della legalità

ROMA – Migliaia di giovani oggi hanno preso parte a #PalermochiamaItalia, manifestazione che unisce diverse piazze italiane per dire ‘no’ alla mafia. L’evento è stato anche l’occasione per ricordare il giorno del 25esimo anniversario della strage di Capaci, ad opera di Cosa Nostra, dove persero la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre membri della scorta, e la strage di via D’Amelio a Palermo dove, il 19 luglio del 1992, morirono il giudice Paolo Borsellino e cinque uomini della sua scorta.

Diregiovani, presente anche sulla Nave della Legalità, ha raccolto le testimonianze degli studenti che hanno partecipato ai diversi appuntamenti da Nord a Sud del Paese per non dimenticare il sacrificio di chi, a costo della propria vita, si è fatto testimone di legalità.

Trieste, gli studenti hanno ricordato gli ‘eroi’ Falcone e Borsellino

“Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi”. La frase è di John Fitzgerald Kennedy, ma veniva usata spesso da Giovanni Falcone. E proprio a lui ed a Paolo Borsellino, è stata dedicata la giornata Palermo chiama Italia che si è svolta in tutto il Paese per ricordare la terribile strage di Capaci in cui, oltre al magistrato, hanno perso la vita la moglie, Francesca Morvillo, e gli uomini della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. L’aula della Corte d’assise di Trieste ha ospitato i rappresentanti della scuole di ogni ordine e grado di Trieste e di Udine.

Ed un evento simile si è tenuto al teatro Verdia Gorizia. A introdurre i lavori l’avvocato generale della Repubblica, Federico Prato, che ha ricordato come nell’aula si sia svolto, oltre 40 anni fa, il processo agli autori delle stragi perpetrate all’interno della Risiera di San Sabba. Prima di lasciare lo spazio ai ragazzi è intervenuto il viceprefetto Rinaldo Argentieri che ha raccontato come ha vissuto i terribili momenti delle stragi di Capaci e di via D’Amelio, a Palermo. Sono poi intervenuti gli studenti che hanno presentato video, riflessioni, letture e testi dedicati alla legalità ed alla lotta alla mafia ed il rispetto della giustizia. Nel corso del convegno c’è stato anche lo spazio per il ricordo di Giulio Regeni, ucciso in Egitto perché “faceva troppe domande”. Il magistrato Gloria Carlesso si è confrontata poi con i ragazzi ed a margine dell’incontro ha spiegato che l’informazione è l’unico metodo per insegnare ai più giovani la legalità “bisogna far conoscere con lealtà senza manipolare le notizie”.

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La referente del tavolo tecnico per la promozione della cultura della legalità, Natalina Folla, ha invece sottolineato come le fondamenta arrivino dall’educazione civica e che “la legalità va coltivata quotidianamente. Compito del tavolo tecnico è di promuovere iniziative ed attività con le scuole, come già stiamo facendo, proprio perché la legalità ha molteplici sfaccettature con un significato ampio che non è solo quello dell’antimafia. Essere cittadini – ha sottolineato Folla – significa anche avere dei doveri e rispettare le leggi, questo è quello che insegniamo nelle scuole e all’universita’”. Ogni generazione di studenti ha dovuto affrontare delle stragi: gli anni di piombo, le stragi di mafia e poi il terrorismo con Al Qaeda ed oggi daesh, con da ultima la terribile strage di Manchester.

Insieme a Dario Gasparo, quarto classificato nell’Italian teacher prize, una riflessione che parte dal come spiegare queste stragi: “si comincia dalle cose piccole che avvengono tutti i giorni nelle classi, come le discussioni cercando di far capire che le colpe non sono sempre dell’altro. Le stragi di oggi non hanno giustificazioni pero’ derivano anche dai soprusi che hanno subito certi popoli per questo bisogna spiegare ai ragazzi che ogni azione ha delle conseguenze. Gli adolescenti – ha rimarcato Gasparo – imparano le cose più grandi attraverso le cose più piccole e quotidiane. I ragazzi devono capire che siamo parte di un sistema che ci coinvolge tutti, volenti o nolenti”.

Roma, la Regione ricorda Falcone a Borsellino al Teatro Ambra Jovinelli

Nel 25esimo anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio, la Regione Lazio ha promosso una giornata di memoria e impegno contro tutte le mafie con due iniziative al Teatro Ambra Jovinelli di Roma. La prima parte di ‘Palermo chiama Italia, il Lazio c’è’ è cominciata questa mattina con il rispetto di un minuto di silenzio per le vittime dell’attentato di Manchester di ieri sera. Erano presenti il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il presidente dell’Osservatorio regionale per la Sicurezza e la Legalità, Gianpiero Cioffredi, il procuratore capo della Repubblica, Giuseppe Pignatone, e il procuratore aggiunto e coordinatore della Dda di Roma, Michele Prestipino, assieme a centinaia di studenti delle scuole del territorio.

La manifestazione è parte integrante della programmazione nazionale, coordinata dal ministero dell’Istruzione e dalla Fondazione Falcone sotto l’Alto patronato del presidente della Repubblica e il patrocinio del Senato della Repubblica. Questa sera invece si terrà, nello stesso teatro, un’iniziativa rivolta ai giovani con musica, parole e immagini dello spettacolo ‘Uomini soli’. Per questa serata speciale lavoreranno insieme uno dei giornalisti più importanti antimafia, Attilio Bolzoni, uno dei più grandi violoncellisti e compositori di fama internazionale, Giovanni Sollima, la regista Cecilia Ligorio, la videomaker Elisa Mancini e i musicisti della Giovanni Sollima band fondata a New York nel 1997 (Gabriele Bellu: violino; Matteo Amadasi: viola; Valeriano Taddeo: violoncello; Giovanni Caruso: percussioni; Riccardo Scilipoti: tastiere; Luigi Sollima: flauto; Marco Amico: chitarra elettrica).

A Napoli il ‘riscatto’ di Falcone con duemila studenti

C’erano gli studenti della Sanità e di Scampia, quelli di Napoli Est e di Pianura ma anche di Chiaia, di Posillipo e del Centro Storico. Decine di scuole di Napoli e dell’area metropolitana hanno partecipato a Napoli a Palermo chiama Italia, l’iniziativa organizzata in tutto il Paese per ricordare l’anniversario della Strage di Capaci a 25 anni dalla morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. All’appello lanciato da Palermo e dalla Sicilia hanno risposto gli studenti, oltre 2mila presenti stamattina al teatro Augusteo per ascoltare, dalle parole delle istituzioni, il significato del sacrificio dei due giudici antimafia.

La giornata è iniziata con l’esibizione del corso giovanile del teatro San Carlo, diretto dal maestro Carlo Morelli, che ha anticipato la tavola rotonda dal tema “L’esempio di Falcone e Borsellino: ricordare per crescere”, aperta da Geppino Fiorenza della fondazione Polis. “La legalità è uno stile di vita – ha detto agli studenti Antonio De Jesu, neo questore di Napoli -, si pratica ogni giorno nei comportamenti quotidiani. Rispetto della legalità significa tante cose, significa indossare il casco, fare la raccolta differenziata ma anche aiutare e sostenere chi è più debole. Questo è un grande contenitore che bisogna riempire di piccoli ma importanti contenuti, soprattutto per i giovani. La legalità non va proclamata, va praticata ogni giorno”. Ad entusiasmare gli studenti anche il contributo di Luigi de Magistris, sindaco di Napoli, che ha raccontato ai ragazzi la storia del suo percorso formativo da Pm e del suo unico incontro con il giudice Falcone: “Nel ’92 ci fu Capaci e, a luglio dello stesso anno, via D’Amelio. Erano gli anni in cui studiavo per diventare magistrato, era il mio sogno. All’esame, consegnai il mio compito scritto nelle mani di Francesca Morvillo, poi vidi arrivare Falcone con un autista e un uomo della scorta che passò a prendere sua moglie. Il giorno dopo, un’edizione del TG diede notizia di un attentato tremendo, la strage di Capaci”.

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E nel nome di Falcone, de Magistris ha chiesto agli studenti di “continuare quella rivoluzione culturale in cui aveva investito”.Una rivoluzione culturale che i ragazzi hanno cercato di mettere in pratica già nel corso di quest’anno scolastico, partecipando al concorso dal tema “Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi – Ricordare per crescere”. Delle 3 scuole della Campania selezionate, un istituto comprensivo di Napoli, il Giovanni Falcone di Pianura ha vinto il premio nazionale della sezione dedicata alle scuole elementari. Il concorso è stato ideato dalla Fondazione Falcone insieme al Miur per invitare le suole di ogni ordine e grado a riflettere sull’importanza dei tragici eventi delle Stragi di Capaci e via D’Amelio, sul valore della loro memoria e dell’importanza della cultura e pratica quotidiana della legalità e della lotta alla mafia. Una premiazione speciale anche per altri sei istituti della Campania, quattro della provincia di Napoli, uno dell’avellinese ed uno del salernitano, che si sono distinti nell’ambito del progetto ‘Valori di Idee’ dei campionati studenteschi patrocinati da Miur, Figci e Csm.

La premiazione è stata anticipata dalle performance musicali delle scuole e dal racconto di Carmela Chiaccio, ex campionessa di pugilato, e di Vincenzo Boni, medaglia di bronzo alle Paralimpiadi 2016, che hanno descritto il loro percorso di integrazione compiuto grazie allo sport. La giornata del 23 maggio segue il primo evento organizzato il 10 maggio scorso a Napoli per ricordare l’anniversario della morte di Falcone, con l’arrivo in piazza Municipio della teca con i resti della “Quarto Savona Quindici”, auto di scorta del giudice. La vettura, dopo le tappe di Sarzana, Pistoia, Riccione, Monte San Giusto, Napoli, Vibo Valentia e Locri è arrivata oggi stesso a Palermo.

Milano ricorda la strage di Capaci

Come ogni anno la città di Milano ha scelto di commemorare i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nel parco a loro dedicato, quello antistante al liceo scientifico Alessandro Volta, a due passi da piazzale Loreto. Nel giorno del venticinquennale della strage di Capaci in cui perse la vita il giudice Falcone con la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta, il sindaco di Milano Beppe Sala e lo scrittore e sociologo Nando Dalla Chiesa hanno ricordato, insieme agli studenti di varie scuole superiori meneghine, il profondo ruolo che ha la gioventù e la partecipazione nella lotta alla mafia. “E’chiaro che non avendo alcuna bacchetta magica ma continuando a lavorare con la collaborazione delle istituzioni e con i comitati che han fatto molto non bisogna abbassare la guardia”, ha detto il sindaco. Sala, che durante il suo intervento ha ricordato non solo le stragi in cui hanno perso la vita Falcone e Borsellino, ma anche quella di via Palestro del luglio del 1993, ha poi menzionato le 159 unita’ immobiliari confiscate alla mafia restituite alla comunità dal Comune di Milano.

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“E’ importante che ci siano tanti ragazzi giovani- ha detto il sindaco- La memoria è fondamentale ma la lotta alla mafia come ogni lotta e’ una lotta partecipativa, quindi è importante che i ragazzi sentano che possano giocare il loro ruolo che e’ il ruolo dell’approfondimento”. Sala ha aggiunti che “tutto funziona molto meglio se il singolo cittadino pensa di poter fare la sua parte. Bisogna che lo stato riesca a fare di questi esempi degli esempi virtuosi e riesca a proteggerli”. Esempi come quello di Rocco Mangiardi, imprenditore calabrese sotto scorta per aver detto no al pizzo, che durante il suo intervento ha ricordato ai ragazzi che “il coraggio non e’ saltare da un balcone all’altro ma prendere per mano la vita e andare avanti”. Intorno folla assiepata in un parco tanto piccolo quanto ricco di energia, musica e colore, bagnato dall’entusiasmo delle nuove generazioni a cui va affidato il testimone della memoria, ma soprattutto della partecipazione attiva. Perché in fondo, come dice Dalla Chiesa “non bastano le commemorazioni e non basta neanche la memoria vera”, ma la conseguenza logica di quello che stiamo ricordando “e’ che se i cittadini tacciono e si fanno da parte poi le tragedie sono più facili”, e non solo. “La solitudine delle persone che rappresentano le istituzioni incoraggia la mafia a colpirle” ricorda il sociologo in conclusione, “e questo ci incoraggia a stare accanto, denunciare e fare il vuoto attorno alla mafia”.