percorsi di legalita

PalermoChiamaItalia, le voci dei ragazzi

Roma – La Nave della Legalità è approdata al porto di Civitavecchia, da lì dove era salpata e i mille studenti provenienti da tutta Italia faranno ritorno nelle loro scuole, ma le celebrazioni per il XXV anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio non finiscono qui. Continueranno fino al prossimo anniversario, come ha ricordato ieri sera Fiammetta Borsellino: “La verità la dobbiamo cercare e pretendere ogni giorno e non soltanto ricordarcene nei momenti commemorativi. Solo così, guardando in faccia i nostri figli, potremo dire loro di vivere in un paese libero, libero dal puzzo del potere e del ricatto mafioso”.

Sulla nave erano in mille, ma erano più di 70mila in tutta Italia, 3 mila volontari e volontarie, 9 le piazze principali (Milano, Teramo, Roma, Foggia, Bari, Trieste, Gorizia, Napoli, Vibo Valentia) 20 in totale, solo a Palermo e provincia più di 850 le scuole coinvolte. Numeri di un evento che ha coinvolto anche 10 paesi stranieri e 9 media ufficiali, fra i quali 6 troupe cinematografiche dell’Istituto CineTv ‘Roberto Rossellini’ di Roma, e 3 web radio in diretta degli istituti CineTv ‘Roberto Rossellini’, ‘Europa’ di Pomigliano d’Arco e dell’Università di Palermo.

In nave presenti Pietro Grasso, presidente del Senato, Valeria Fedeli, ministra dell’Istruzione, Franco Roberti, Procuratore nazionale antimafia, Giovanni Legnini, Vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura e il professor Nando Dalla Chiesa. Celebrativo, è un aggettivo serpeggiato spesso fra i corridoi della nave e fra le strade di Palermo, dove ancora poche erano le lenzuola bianche appese alle finestre, retorico, anche questo si è detto, ma d’altronde come potrebbe non esserlo. In quale altro modo si può rendere l’idea del clima che si respirava nell’Italia degli anni Novanta a ragazzi nati più di 10 anni dopo i fatti che gli vengono raccontati? Come trasmettere i valori della legalità, del senso dello Stato e del dovere, del rispetto per le Istituzioni se non parlando alla memoria emotiva di questi ragazzi?. Come si possono raccontare i riti arcaici di affiliazione, gli efferati omicidi, le centinaia di migliaia di pagine che compongono i 40 volumi del Maxiprocesso a studenti nati dopo il 2000, continuamente connessi, allenati dal marketing dell’intrattenimento a spettacoli sempre più realistici e a narrazioni sempre più sofisticate.

La prima risposta è, come spesso accade, la scuola, perché Palermo, come tutte le altre piazze d’Italia, è soltanto la tappa finale di un lungo percorso educativo di legalità che quotidianamente gli insegnanti e le insegnanti di tutte Italia portano avanti nelle loro classi. Un percorso avviato nel 2002 dalla Fondazione Falcone, in collaborazione con il Miur, che negli anni si è arricchito di collaborazioni importanti come la Procura nazionale antimafia, l’Autorità nazionale anticorruzione, l’Associazione nazionale magistrati e il Consiglio superiore della magistratura. “Legalità, libertà e giustizia sono valori di sempre e per sempre – ha detto Valeria Fedeli ai ragazzi – ma ricordarli nell’anniversario della strage di Capaci e di via D’Amelio è un impegno che il mondo della scuola ha fatto suo, perché non c’è educazione senza un corretto senso civico”. La seconda risposta è la nave. Un mezzo lento, privo di una connessione wifi degna di essere chiamata tale e che proprio per questo si è rivelato il luogo perfetto per avvicinare fra di loro studenti diversi per provenienza ed età, ma uniti in un viaggio in mezzo al mare che li ha portati a vedere quei luoghi di cui hanno solo sentito raccontare.

Poi lo sbarco a Palermo, l’aula bunker, un astronave di cemento e vetro, il villaggio della legalità, dove i più piccoli hanno partecipato ai laboratori organizzati dai volontari e la piazza della legalità, con i concerti, gli spettacoli dal vivo, e le discussioni all’ombra dei gazebi delle associazioni impegnate nell’antimafia. Il corteo per andare in via Notarbartolo sotto casa di Giovanni Falcone, il minuto di silenzio alle 17 e 58 in onore di tutte le vittime e la musica di Ermal Meta e Giuliano Sangiorgi. Quest’anno poi si è inaugurata la Corsa della memoria, una 10 chilometri promossa dalla Fondazione Falcone e da la Fidal, la Federazione italiana di atletica leggera, che nasce con l’obiettivo di ricordare la strada percorsa dalle vittime di mafia.

Poi tutti di nuovo verso il porto, staranno un’altra notte insieme, senza connessioni, soli con se stessi o con gli amici, ancora non del tutti consci dell’esperienza che hanno appena vissuto. E se non discuteranno di Cosanostra, delle vittime, di Michele Greco e del sacco di Palermo, non sarà un fallimento, perchè per tutto questo avranno tempo. Ciò che si porteranno dietro è l’esperienza di un viaggio, di una storia vera di uomini reali e non di eroi in maschera, che svolgendo con passione il loro lavoro quotidiano ci hanno regalato un esempio possibile e imitabile ognuno nella propria dimensione. “Nessun eroe – ha ricordato Pietro Grasso – come auspicava Giovanni Falcone, ma semplici cittadini che hanno dimostrato con impegno civico, quotidiano, il proprio No alle mafie”. Ecco perché forse la memoria, soprattutto quella emotiva, è forse la terza risposta.

“Io credo che ricordare oggi Giovanni, Francesca, mio padre e gli uomini delle scorte che li hanno protetti fino in fondo, consapevoli anch’essi dei rischi cui andavano incontro, possa nutrire, coltivare il valore della memoria. Quel valore necessario per proiettarsi nel futuro con la ricchezza del passato, significa anche dire con fermezza da che parte stiamo, perché noi stiamo dalla parte di quei valori di legalità e giustizia per i quali sono morti” – ha concluso Fiammetta Borsellino.