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‘Prepotenza e paura’, Regione Lazio e studenti contro la violenza sulle donne

Roma – Spiegare ai giovani cosa significa la violenza fisica, sessuale e psicologica contro le donne e favorire cosi’ la riduzione di un fenomeno ancora molto diffuso, soprattutto tra le mura domestiche. E’ questo l’obiettivo dell’incontro di oggi nella sede della Giunta regionale del Lazio a Roma, intitolato ‘Prepotenza e paura. La dignita’ della donna contro la violenza’. L’evento, organizzato dal ‘Cortile dei Gentili’ con il patrocinio della Regione Lazio e’ un appuntamento che rientra nel nel piu’ ampio progetto del ‘cortile degli studenti’.

Un’iniziativa quest’ultima che si propone di dialogare con i ragazzi dell’ultimo triennio delle scuole superiori. Durante il convegno – a cui hanno preso parte tra gli altri, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il cardinale Gianfranco Ravasi, il membro della Consulta Giuliano Amato e 300 ragazzi delle scuole romane – ci si e’ quindi interrogati anche sulla mancanza della spiritualita’ e solidarieta’ nella societa’ occidentale che legittima, come evidenziato da uno degli studenti, “il consumo delle cose, la donna che diventa oggetto e una realta’ in cui si fa shopping del femminile”. Quale il ruolo in questo contesto delle autorita’? E quali i modelli a cui ispirarsi? E ancora, la violenza e il possesso sono una questione culturali o dati naturali? “Confronti culturali come quello di oggi- ha spiegato Zingaretti- sono fondamentali in quanto ci aiutano a capire come ognuno di noi puo’ fare qualcosa per combattere questi fenomeni. E’ necessario infatti non delegare il tutto a un poliziotto o a un avvocato o ancora, alla denuncia delle singole donne. Tutti dobbiamo contribuire a un cambiamento culturale in questo senso”.

Un cambiamento che passa anche attraverso l’utilizzo delle corrette terminologie, che secondo Zingaretti, spiegano molto quale puo’ essere l’approccio della societa’ nei confronti della violenza sulle donne: “Spesso, quando veniamo a conoscenza di fatti di cronaca gravi contro le donne, tendiamo a usare etichette come ‘mostro’. Sono termini che a me personalmente non interessano perche’ e’ come se venissero utilizzati per mettersi a posto la coscienza. Chi usa violenza non e’ un mostro, non vive su Marte, non e’ estraneo a noi. Anzi molto spesso si tratta di persone che sono parti integranti della comunita’, lavoratori, padri di famiglia”. Non a caso, ha concluso il presidente della Regione Lazio, “la maggior parte di queste storie avviene all’interno dei nuclei familiari. Mi auguro che da una bella mattinata come questa nasca qualcosa di importante che contribuisca a un cambiamento culturale anche in questo senso”.