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Ci siamo perse di vista

 

Erano due grandi amiche, si conoscevano fin dalla nascita. Avevano la stessa età, una leggermente più grande dell’altra, di un mese o poco più. Avevano sempre fatto tutto insieme, a partire dalla scuola. Nonostante questo erano molto diverse tra loro, i tipici opposti. In una delle solite mattinate scolastiche, una delle due ragazze chiede di scendere in segreteria. Durante l’intervallo l’amica, preoccupata dal fatto che era già una buona mezz’ora che la ragazza si era assentata, decise di andare a vedere come stava. Chiese di lei a una custode la quale, con tono piuttosto scocciato, non le seppe dare una risposta, non l’aveva nemmeno vista. Iniziò a vagare per il lungo corridoio; cinque minuti e suonava la campanella di fine intervallo e dell’amica ancora niente. Durante l’ultima ora, la professoressa non chiese nemmeno dove fosse, sembrava proprio che non se ne fosse accorta. Eppure il suo banco era in prima fila.
All’uscita di scuola, aspettò qualche minuto fuori; la strada per tornare a casa la dovevano fare insieme, come tutti i giorni. Ma di lei nessuna traccia. Chiamò quindi la mamma dell’amica. Segreteria telefonica. Decise di tornare a casa da sola. Sul treno sente vibrare il telefono, le arriva un messaggio dall’amica, la quale le domanda perché non aveva preso il treno con lei, come tutti i giorni. Si guardò attorno. Le rispose che era sullo stesso treno di sempre, chiedendole piuttosto dov’era stata tutto quel tempo e perché all’uscita di scuola non c’era. L’altra, non sapendo proprio di cosa stesse parlando, la prese come una battuta, credendo scherzasse. Arrivata a casa, non spiccicò parola. La mattina seguente, alla stessa ora, capitò la medesima cosa. E anche la mattina dopo, quella dopo ancora e quella dopo ancora. Era scomparsa. Doveva fare assolutamente qualcosa. Chiamare la polizia era l’unica scelta possibile.
Era venerdì. Aspettava l’autobus come tutti i venerdì. Scese alla stessa fermata come tutti i venerdì. E niente poteva distoglierla dal pensiero della scomparsa dell’amica.
Dopo scuola si fermò in un giardinetto pubblico non molto frequentato. Si sedette su una panchina e le lacrime furono inevitabili. Stava morendo dalla paura, non sapeva né che dire né che fare. Tornata a casa, dopo aver cenato, si rifugiò in camera.
“Posso entrare?” le chiese la mamma.
“Si, fai pure.”.
“Senti, oggi stavo facendo un giro dalle parti della tua scuola e ho visto la tua amica alla fermata dell’autobus; stava tornando a casa con un’altra ragazza. Non ti ho visto… dov’eri?”
“Mi sono fermata in biblioteca, mi serviva un libro per scuola, niente di che mamma”
“Tutto bene tra te e lei?”
“Sì, sì…”
“Non vi vedo più insieme, è successo qualcosa?”
“No mamma, non è successo niente. Ora torna di là, vorrei stare un po’ da sola”
Si distese sul letto, con gli occhi sbarrati rivolti verso il soffitto.
– Com’era possibile che l’avesse vista? – disse tra sé e sé. – E se fossi io a non vederla? A non riconoscerla più? Se questa sua presunta scomparsa, sia una nostra scomparsa mentale? Io, forse, non la vedo più perché non la riconosco più. Siamo cambiate tante durante l’ultimo periodo. Ma sì, certo, è così. Io non riesco a riconoscerla, non è più quella di prima e forse neppure io. Cosa ci sta succedendo? Forse non siamo fatte più l’una per l’altra. Le cose cambiano e anche le persone. Me ne dovrei fare una ragione -.
E fu così che le loro vite si divisero, senza riuscire a dirsi niente. Chissà, magari un giorno le loro strade si riuniranno. Riusciranno a non perdersi di vista.

Sofia Ranfagni Picchianti
Classe 1C – Liceo Classico Statale “Galileo” di Firenze