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Il clima non è più lo stesso… neanche a tavola

 

Il 2015, sulla base degli ultimi dati raccolti, è da considerarsi il più caldo degli ultimi 136 anni. Temperature simili a quelle registrate negli ultimi mesi risalgono infatti al 1880. Complessivamente c’è stato un innalzamento di circa 0,84° rispetto alla media del secolo scorso, tra gennaio ed agosto, per poi registrarne uno di +0,85° tra i soli mesi di giugno e di agosto nel globo terracqueo. Se poi vogliamo fare un’indagine più approfondita, sappiamo che sulla sola terraferma la temperatura si è elevata di 1,14 gradi e per quanto riguarda le zone oceaniche circa il 22,3% dei ghiacci artici si sono sciolti mentre i ghiacci antartici si sono ritrovati ad avere un’estensione inferiore dello 0,5% tra il 1910 e il 2015. Una delle cause che ha portato a tutto questo è stato l’enorme sviluppo economico verificatosi successivamente alla fine della Seconda Guerra Mondiale, che ha portato, prima in Occidente poi nel resto del globo, a un grande sfruttamento delle risorse fossili. Secondo una ricerca svolta dall’Agenzia internazionale per l’energia ognuno dei 7,2 miliardi di uomini sfrutta in un anno una tonnellata di carbone, e l’umanità in generale, quotidianamente, riesce a bruciare circa 93 milioni di barili di petrolio. Da aggiungere a questo quadro allarmante c’è anche la distruzione di foreste, come quelle tropicali, per la creazione di nuovi pascoli o piantagioni, e la forte emissione di CO2 (pari a 32 milioni di tonnellate) soprattutto in suoli lavorativi. Certo, il nostro pianeta potrebbe assorbire l’anidride carbonica, dopotutto è programmato a farlo. Ma proprio come un uomo non riesce a mangiare di più di quello che il suo stomaco gli consente, anche la Terra non riesce ad eliminare tutta quanta la CO2, solo la metà. E la cosa negativa è che non solo consegue un aumento dell’effetto serra, dunque uno scioglimento dei ghiacciai e un innalzamento del livello degli oceani e delle temperature, ma anche che i mari iniziano ad acidificarsi, portando molti esseri marini, come piccoli batteri, a morire; alcuni molluschi vengono pure ostacolati durante la formazione dei loro gusci.
Per quanto riguarda gli esseri umani, noi siamo stati colpiti più che altro da un punto di vista alimentare. Ultimamente infatti si è verificato un aumento del consumo di alimenti dissetanti e freschi, proprio come se fosse in atto un’estate prolungata. L’acqua e il tè freddo, insieme a sciroppi e altre bevande agli aromi, spiccano rispettivamente del +10% e del + 12%; i formaggi leggeri e i affettati riescono a toccare il 17%, i pomodori il 186%, per non parlare della lattuga, che supera il 210%. Naturalmente questo comporta una riduzione di alimenti che sono soliti esser cucinati davanti ai fornelli, il cui solo pensiero ci fa sprofondare nel caldo. Cadono così le vendite di pizza, stufati, fonduta, torroni ed altri alimenti simili fino a un -8%. Alcuni studi, seguiti dal sociologo Lucio Meglio, testimoniano che quest’estate che si protrae oltre le porte della primavera e dell’autunno stesso, abbia portato la popolazione italiana, che è consapevole di quello che sta vivendo già da tempo, ad optare per uno stile nutritivo migliore, più salutare, così da affrontare al meglio questa grande calura che ci ha colpito, bevendo molta acqua e mangiando molta frutta e verdura, come del resto consiglierebbe la famosa piramide alimentare: un vero e proprio adattamento, insomma. Ma questo, dopotutto, potrebbe costituire uno dei pochi lati positivi del cambiamento climatico, anche se nutrirsi di alimenti che comunque vengono ancora considerati fuori stagione non è proprio la cosa più giusta da fare. Infatti sarebbe sconsigliato mangiare gelati durante i mesi invernali, ma nel 2015 proprio le gelaterie, seguite poi subito a ruota da bar e da ristoranti, vantano di aver venduto circa 200mila porzioni in più di coni e coppette, relativamente all’Italia. Oltre che agli alimenti, grandi vendite riguardano anche gli insetticidi (in salita del 15%), insieme a creme solari, deodoranti e repellenti per le zanzare; involontariamente abbiamo iniziato anche a farci più docce.
Che dire… le conseguenze di quello che abbiamo fatto cominciano a farsi sentire sempre di più, e chi sa quale sarà il prossimo passo: che l’inverno venga del tutto soppiantato?

Ginevra Comanducci
Classe 2C – Liceo Classico Statale “Galileo” di Firenze