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Scongelato il cervello di un coniglio: festeggia il mondo della crionica

 

Immaginate di addormentarvi per essere congelati e svegliati a dieci, cento o addirittura mille anni di distanza! Per i più giovani compiere questo esperimento mentale non sarà particolarmente difficile, la tematica dell’ibernazione è, infatti, ormai parte del pensiero comune e a ciò hanno certamente contribuito le più o meno attendibili opere fantascientifiche, come l’illustre serie animata “Futurama” del fumettista americano Matt Groening. Ma è veramente possibile portare in ibernazione un corpo umano?
La teoria scientifica non nega la possibilità di un’ibernazione con buoni risultati, ma l’attuale tecnica è ancora ben lontana da poter permettere anche solo di immaginare uno scenario del genere. Un grande passo in avanti è stato, però, realizzato recentemente dai ricercatori dell’azienda californiana 21st Century Academy. Gli scienziati hanno, infatti, “scongelato” il cervello di un coniglio senza che le sue cellule, che precedentemente avevano raggiunto temperature inferiori allo zero, riportassero danni.
Gregory Fahy, vice-presidente dell’azienda 21st Century Medicine, e Robert McIntyre hanno drenato e sostituito il sangue presente all’interno dell’organo con un liquido che, una volta ibernato il cervello, non permette la formazione di cristalli di ghiaccio in grado di danneggiare il tessuto. I ricercatori hanno tentato, inoltre, di sostituire l’acqua con la molecola del glutaraldeide, capace di proteggere le cellule dal congelamento e prevenirne la disidratazione.
A margine di un risultato scientifico mai ottenuto in precedenza, occorre, però, sottolineare come ancora non sia stata scoperta una tecnica in grado di portare l’organo interessato alla riattivazione, rendendo attualmente di fatto impossibile il sogno fantascientifico del risveglio posticipato.
L’innovativa tecnica svelata dagli scienziati Gregory Fahy e Robert McIntyre ha intanto portato alla 21st Century Academy un premio di 26mila dollari elargito dalla Brain Preservation Foundation, che ci auguriamo verrà reinvestito dall’azienda nella ricerca che finora ha raggiunto ragguardevoli successi.
Il progresso di queste innovative tecniche prosegue, dunque, rimanendo ben lontano dall’ambito traguardo finale, ma con ammirevole costanza, premiata dalla fiducia di un nutrito gruppo (conta ormai più di cento unità!) di coraggiosi che ha già dato il proprio consenso ad aziende come Alcor per il congelamento del proprio cervello nella speranza che possa essere riportato in funzione. Alcor Life Extension Foundation , infatti, si occupa dello studio crionico e conserva assieme agli attuali 144 “pazienti” anche gli animali domestici di alcuni di essi nell’attesa che un notevole passo in avanti della tecnica renda possibile il loro “scongelamento”.
Quella della 21st Century Academy rimane, dunque, una scoperta che fa certamente ben sperare per il progresso della tecnica d’ibernazione e chissà se anche noi un giorno potremmo rimanere incastrati nel quarto millennio fra donne con un solo occhio solo e robot che trangugiano birra?

Andrea Ceredani
Classe 5D – Liceo Classico Statale “Galileo” di Firenze