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Il baule

L’unica cosa che sapevo con certezza era che quel baule non doveva essere mai aperto. Eppure era più forte di me: tutte le volte che mi ritrovavo solo a casa, scendevo in cantina e mi imbambolavo davanti a quell’oggetto misterioso. Oggi ho deciso, è questo il gran giorno.

Era la notte di Halloween: gelida, tempestosa e oscura come non era stata mai. Il vento ululava; la pioggia picchiettava sulle finestre, come se qualcuno stesse bussando alla porta; i fulmini e i tuoni facevano un frastuono tale da far svegliare le persone durante il sonno: insomma, la città era nel mezzo di una vera e propria tempesta.

Quella sera i miei genitori erano andati al teatro e io ero solo a casa. Mentre ero in camera mia a guardare la tv, sentii un rumore provenire dalla cantina. Sapevo che non dovevo scendere perché i miei genitori me lo avevano proibito più di una volta. Eppure quella era la mia grande occasione, sembrava essere arrivato il gran giorno.
Arrivato giù, vidi quel baule che mi era proibito solamente guardare. Capii che il rumore che avevo sentito poco prima proveniva da quell’oggetto misterioso.
Tutte le volte che mi ritrovavo davanti a quel baule mi ipnotizzavo nel vedere un’incisione a forma di spirale che, se fissata a lungo, faceva perdere il senso dell’orientamento.

Dopo qualche minuto, riebbi il controllo della mia mente e decisi di aprirlo. Non sapevo dove i miei avessero nascosto la chiave. La cercai per tutta la cantina senza riuscire a trovarla. Ad un tratto, mentre camminavo, calpestai una piastrella rialzata rispetto al resto del pavimento. La sollevai e trovai la chiave che apriva il lucchetto.

Mi avvicinai al baule e l’aprii. A prima vista sembrava vuoto ma, dopo averlo osservato più attentamente, mi accorsi che, nascosto sotto un pannello, c’era un pulsate rosso. Istintivamente lo premetti ma, per qualche secondo, non successe niente.

Poi, all’improvviso, nel baule si aprii un sottofondo segreto e da esso fuoriuscì uno scaffale. Sopra vi erano appoggiate delle ampolle trasparenti chiuse ermeticamente. Incuriosito ne presi in mano una e, guardando al suo interno, mi accorsi con orrore che si intravedevano gli occhi malvagi di un mostro.
Anche se ero consapevole del rischio, ne aprii uno, pensando che non potesse succedere niente di così grave. Invece, una volta svitato il coperchio, il mostro scatenò tutta la sua furia, distruggendo l’intera cantina.

Per fortuna, nascosto dentro al baule, trovai anche un fucile acchiappa mostri. Lo presi in mano, lo puntai contro il mostro, sparai con tutta la precisione di cui ero capace e riuscii ad intrappolarlo nuovamente.

Spaventato ma soddisfatto di come ero riuscito ad affrontare quell’emergenza, rimisi il fucile ed il mostro al loro posto.

All’improvviso sentii il rumore della macchina dei miei genitori che avevano appena parcheggiato nel vialetto. Mi affrettai ad eliminare tutti gli indizi, salii le scale e, arrivato al piano di sopra, chiusi la porta della cantina, come se non fosse successo nulla.

Quando i miei genitori rientrarono in casa, non si accorsero di niente e di quella storia non sapranno mai nulla anche se io, adesso, so che i miei genitori sono cacciatori di mostri e che quel baule contiene dei segreti che ancora oggi mi spaventano e mi affascinano.

Andrea Iannolino
IIA
ICS Giotto Cipolla
Palermo