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La questione Nadal

Lo sport è pieno di momenti che possono sembrare insignificanti, ma che tempo dopo si dimostrano tutt’altro, lasciando spesso e volentieri il dubbio su come una vicenda sarebbe andata a finire cambiando un singolo particolare. Negli Stati Uniti le chiamano “sliding doors” quasi a ricordare le porte di un ascensore che si chiudono davanti a una persona. Molte di queste storie sono tremendamente interessanti, e lo sono ancor di più se chi si trova fuori dall’ascensore si chiama Rafael Nadal.
All’inizio del 2014 il “mancino di Manacor”, forte di un 2013 da 10 tornei vinti e concluso con la riconquista della prima posizione nella classifica mondiale, è uno dei tennisti più in forma in assoluto, e punta a proseguire il periodo positivo con una vittoria nel primo Major dell’anno, ossia l’Australian Open.
Ma a dirla tutta il vero obiettivo dello spagnolo è un altro: vincere altri 5 titoli del Grande Slam per raggiungere e superare il suo rivale di sempre Roger Federer, detentore del record assoluto. Con una vittoria a Melbourne e la semi-certa vittoria del Roland Garros (peraltro avvenuta) il distacco si sarebbe ridotto a sole 3 lunghezze, niente di impossibile per un giocatore in quello status di forma.
Le prime partite sono ordinaria amministrazione per il maiorchino, che giunge in finale lasciando per strada un solo set. A separarlo dal titolo c’è solo Stan Wawrinka, in una partita che sembra tranquillamente alla portata. Sembra, per l’appunto. Rafa lamenta dolori alla schiena e soccombe in 4 set senza aver mai dato l’impressione di potersela giocare col suo avversario. Molti considerano il tutto come una semplice “Giornata no”, ma così non è.
Tolta la gioia parigina a maggio la stagione è un fallimento totale, e si chiude in largo anticipo per via dei problemi fisici. Anche il 2015, anno in cui era prevista la redenzione, è caratterizzato da poche luci e un’infinita di ombre, con la miseria di tre tornei vinti e il 75% di vittorie, il dato più basso nella carriera del maiorchino da quando aveva appena 18 anni e si candidava come una delle più grandi promesse del tennis mondiale.
Il Rafael Nadal attuale è l’ombra di sé stesso sotto tutti i punti di vista: fisicamente ha perso gran parte della sua caratteristica massa muscolare, ma soprattutto gli ormai cronici problemi alle ginocchia e al polso sinistro gli impediscono di giocare stagioni intere spingendo il suo corpo al 100% come faceva in passato. Lo stesso stile di gioco del maiorchino è in effetti estremamente dispendioso per il suo fisico. Il suo caratteristico diritto in top spin, con cui ha creato non pochi problemi ai suoi rivali nel corso della carriera è in realtà un movimento innaturale, che sovraccarica di lavoro l’articolazione del polso. Inoltre, per imprimere un simile effetto alla pallina c’è bisogno di colpirla ad un’altezza molto bassa, il che può avere risvolti catastrofici per una parte del corpo delicatissima come le ginocchia. Aggiungiamo alla situazione lo stress psico-fisico di una carriera intera giocata a livelli altissimi e l’immagine diventa fin troppo chiara: il calo esponenziale a cui stiamo assistendo è tutt’altro che un caso fortuito.
Per la prima volta dal 2004 (escluso lo sciagurato 2009) Nadal non ha vinto il Roland Garros. Ha vinto la miseria di tre tornei nell’anno solare ed è stato spesso battuto da tutti i “Big” del circuito. Ha perso la maggior parte delle partite importanti, le stesse in cui sembrava avere una marcia in più in passato. Appare estremamente lento soprattutto negli spostamenti verso sinistra e i suoi colpi hanno perso profondità, caratteristica fondamentale per il suo gioco molto difensivo. Per noi tifosi sta diventando un’autentica sofferenza vederlo giocare in queste condizioni, e probabilmente neanche lui si diverte, tanto che alcuni tabloid avevano scritto mesi fa che meditasse il ritiro. Non sarebbe del tutto una scelta sbagliata, nello sport è sempre difficile decidere il momento giusto per chiudere la carriera, soprattutto quando si parla di uno dei più grandi giocatori della storia. C’è sempre il pericolo di farlo con un anno di ritardo, andando a scalfire in un certo senso l’immagine sportiva che ci si era creata col tempo, oltre a rischiare gravi problemi di salute.
Lo spagnolo questo lo sa bene, ed è per questo che sta valutando con cura tutte le opzioni del caso. Starà molto attento ad ogni piccolo segnale che il suo corpo gli manderà in questi primi mesi della stagione 2016, proverà in tutti i modi a riconquistare la sua Parigi, ma se le cose non miglioreranno inizierà a chiedersi se ne valga davvero la pena di proseguire su questa strada. E a quel punto starà a lui prendere la decisione tra continuare o fermarsi, senza potersi tirare indietro. Intanto il tempo scorre inesorabilmente, e dovremmo tenere a mente che queste potrebbero essere le ultime pennellate di un quadro stupendo come la sua carriera. Non ho idea di quale sia il futuro prossimo di Rafael Nadal da Manacor, né quale sia la scelta migliore per lui. So solo che è uno dei più grandi atleti di tutti i tempi. E questo non cambierà di certo per un paio di stagioni sottotono.

Emanuele Tatta
Liceo Scientifico Statale Leon Battista Alberti
Minturno (LT)