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Offensiva per la libertà

 

“Corri! Scappa! Ci vogliono uccidere! Gli alieni!”
Ci avevano catturati. Non eravamo stati abbastanza veloci. Io e Giò ci ritrovammo in una stretta casetta colorata, bendati. Gio, mentre ci trascinavano, invocava sua mamma piangendo. Un individuo con una maschera verde si avvicinava con grandi falcate a noi, seduti a terra, sul terreno brullo tipico dei mesi invernali.
“Siete stati catturati, ora sarete dissezionati e sacrificati agli dèi!” ci disse minaccioso.
Non tutto era perduto, ero un esploratore da tre anni ormai, sapevo come cavarmela. Questo mostro mascherato aveva con sé una bacchetta magica con cui teneva, tramite un incantesimo, le corde legate insieme. Pensai bene di burlarmi di lui per essere portato in isolamento al castello, in modo tale da potergli portare via la bacchetta. Questi mostri mascherati non erano molto svegli, erano piuttosto giovani e, a breve, sarebbero andati a fare il loro pisolino. Così feci, liberando anche il mio amico Giò, che mi aiutò a chiudere il mostro mascherato nella casetta, dopo che lo stordimmo. La distanza tra il castello e la casetta era breve; questa grossa struttura lignea era imponente e vi si accedeva tramite scale, strettamente sorvegliate dai mostri mascherati che cacciavano chiunque, senza eccezione alcuna. Dalla torre sopra ad una discesa lucente si erigeva il re degli alieni mascherati, il feroce dittatore Re Oiluig, che governava in modo illecito questo pianeta e teneva sotto schiavitù gli abitanti autoctoni. Ci facemmo coraggio. Giò, con l’abilità di un topo d’appartamento, entrò nel rifugio del male. Io non fui da meno, armato con la bacchetta presa con gentilezza all’innocente cattivo che ci teneva in prigione. Fu un bagno di sangue alieno su quel ponte di legno che collega le due parti del castello, messi all’angolo dai mostri, nonostante l’esperienza, eravamo bisognosi di aiuto. Scavalcando la recinzione, ci gettammo giù dal castello e, nella caduta mi feci male alla caviglia. Poco importa, meglio senza gamba che senza vita. Giò trovò un posto nascosto a forma di tubo, fatto in legno, dietro ad una siepe. Il freddo sferzava le mie guanciotte e il dolore alla caviglia si accentuava sempre di più all’interno dell’angusto spazio, ma il mio desiderio di liberare questo mondo dalla feroce dittatura extraplanetaria era troppo forte ora che ero ad un pelo dal riuscire a detronizzare il feroce Re Oiluig, che da troppo tempo soffocava la libertà degli abitanti. Giò mi aiutò a strisciare fuori dal tubo, pronto ad un nuovo assalto. Il castello ora era molto più protetto, le guardie mascherate erano molte di più. Era presente anche un nuovo ordine di guardie, feroci e spietate, deputate alla difesa personale di Oiluig. Poco mi interessava oramai, era diventata una questione personale, io contro di loro. Montai sul mio destriero e mi diressi in fretta, supportato dal mio amico, verso la fortezza. Avevamo recuperato spade e armature lucenti dalle armerie fuori dall’imponente edificio e, armati e arsi dalla voglia di libertà, facemmo irruzione dalla porta principale. Non potevamo fallire ancora, potevamo solamente condurre l’avanzata e cadere come martiri. Sì, è assurdo fare la guerra per la pace, ma non c’era modo di ragionare con questo despota e i suoi scagnozzi.
Usammo ogni arma a nostra disposizione, splendenti armi aliene affilate come rasoi che affondavano nelle squame dei mostri uno dopo l’altro, come navi colate a picco in un mare verde fosforescente, fino ad arrivare alle guardie personali del Re Oiluig, i migliori combattenti della galassia. Erano delle montagne di muscoli armate di tutto punto dotate di bacchette potenziate, che a differenza di quelle ordinarie erano capaci di smolecolare i poveri malcapitati colpiti dal loro raggio mortale. Tutto questo l’ho scritto proprio mentre ci sparavano addosso sul mio taccuino, che purtroppo è stato in parte smolecolato da un raggio che mi ha sfiorato. Oiluig se ne stava da parte, ridendo come un bambino mentre nei suoi occhi si accendeva la speranza di potersi finalmente liberare di noi due. Giò si offrì di tenere a bada le quattro montagne, quindi, zoppicante, mi avvicinai al malvagio monarca. Non feci neanche in tempo a estrarre la spada dal fodero che mi ritrovai il Re armato di tutto punto. Il suo impeto feroce non mi sorprese e riuscii ad evitare l’affondo, ma il secondo attacco fu inesorabilmente cruento. La mia spada si spezzò sotto i feroci colpi del dittatore. Era finita. Giò, che aveva con sé un’altra bacchetta, lanciò un incantesimo per disarmarlo, dando le spalle ai suoi quattro avversari. La spada del Re cadde, ma il mio compagno di mille avventure fu passato inesorabilmente dal raggio smolecolante, cadendo in modo eroico. Presi un coltello dalla tasca e mi avventai su Oiluig…

“La ricreazione è finita, tutti in classe, bambini!”
“Di già? Che barba!”
“Su, forza, bambini… continuerete il gioco domani!”

Cosimo Savelli
Classe 3E – Liceo Classico Statale “Galileo” di Firenze