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Paura in cantina

 

Londra, 1932. In una piccola isolata casa di campagna, quasi “fuori dal mondo”, viveva la famiglia Clifford, composta dalla mamma, dal babbo, dal figlio maggiore Anthony, 16 anni, e dal figlio minore, Bruce, 11 anni. La casa era piccola ma accogliente. Era la cantina che faceva paura ai due fratelli…
Di notte, mentre dormivano, entrambi si agitavano perché sentivano strani rumori provenire dalla cantina. Ogni notte si tappavano le orecchie e cercavano di non pensarci, ma i rumori, pur essendo flebili, rimbombavano nelle loro orecchie tanto che diventava impossibile pensare ad altro. I due fratelli tremavano in continuazione. Voi penserete che non sarebbe mai venuto in mente a nessuno dei due di andare a dare una sbirciatina in quel piccolo vano in fondo alle scale… Ma vi sbagliate.
Una notte, Anthony decise di andare a controllare. Bruce, stranamente, dormiva, perché in genere anche il suo sonno era disturbato dai rumori. Questa notte, invece, no: dormiva come un ghiro! Anthony si fece coraggio, si infilò svelto le pantofole, allungò il braccio per prendere una torcia dal comodino e a passi sicuri partì. I suoi genitori dormivano e non si erano accorti di niente. Anthony arrivò davanti alla porta della cantina. Con la mano sudata dalla paura aprì la porta. Siccome era buio si servì della torcia. Scendeva le scale piano piano, cercando di fare il meno rumore possibile. Si guardava intorno intimorito, domandandosi chi o cosa mai avrebbe trovato. Improvvisamente, senza alcun preavviso, una mano gli sfiorò la spalla; Anthony perse l’equilibrio e ruzzolò dalle scale. Sentì di essersi fatto male ma la paura lo spinse a correre via per sfuggire a chiunque avesse cercato di toccarlo. Correva alla cieca, senza pensare a nient’altro che alla sua sopravvivenza. Inciampò e sentì che “il mostro” gli si avvicinava. Provò ad accecarlo con la torcia, ma purtroppo riuscì a vedere solo la sua mano blu. Anthony si dimenò come un matto e lo implorò, piangendo, di lasciarlo andare. Ci riuscì! Allora scappò via a gambe levate e il mostro, così come era apparso, tornò ad abitare le tenebre dalle quali era spuntato.
Anthony sperò di essere in salvo! Si mise a sedere e con la torcia illuminò la stanza buia. Sentì di nuovo i rumori che lo avevano sempre tormentato di notte. Fu in quel momento che si sentì svenire! Al suo risveglio, davanti a sé vide una persona voltata di spalle che piano piano girava la testa verso di lui. La girò come i gufi, a 360 gradi… come avrete già capito, non sembrava una persona “normale”. Anzi, avete capito che non era nemmeno una persona. Aveva gli occhi gialli, le mani verdi e rugose, era privo di denti e capelli. Un brivido risalì su per il corpo del povero Anthony, che balbettava, senza riuscire a proferir parola. Quella “cosa” emetteva dalla bocca versi striduli; subito Anthony riconobbe che quelli erano i famosi rumori che di notte provenivano dalla cantina. Il ragazzo si chiese cosa ancora gli sarebbe potuto succedere, e a quel punto la “cosa” si leccò le labbra e gli mostrò i suoi denti appuntiti. Questo fece capire ad Anthony che sarebbe stato mangiato. Il ragazzo era terrorizzato, si dimenava e gridava aiuto, sperando che qualcuno lo sentisse. Ma pareva non esserci alcuna traccia di esseri umani. Il mostro si avvicinò a lui, ma ecco che arrivò il padre di Anthony! Egli si avvinghiò alla gola del mostro e lo strangolò. Il mostro cascò a terra, vinto e ucciso. Anthony e suo padre si abbracciarono, felici di quella che sembrava la fine di un incubo.
Padre e figlio così tornarono a casa, dove la mamma e Bruce li aspettavano con ansia. Era tutto passato! La notte non si sentirono più quei rumori, ma ad Anthony una notte che non riusciva a dormire venne un dubbio: all’inizio, lo ricordava bene, era stato aggredito da un mostro con le mani blu… ma il mostro che era morto un attimo prima aveva le mani verdi. Allora chi aveva aggredito prima Anthony, se non il mostro blu? Nel buio cominciò a rabbrividire. Forse quella maledetta cantina avrebbe continuato a tormentarlo per molto tempo ancora…

Francesco Cosenza
Classe 3B – Scuola Secondaria di primo grado “Pieraccini” di Firenze