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Quiero Ser Monja: in Spagna il televoto è divino

 

Odiateli, o amateli se volete, fatto sta che sono loro i nuovi padroni dell’intrattenimento. Stiamo parlando proprio di loro: i reality show. Il rapporto che abbiamo con loro si trova sulla sottile linea di confine fra “disgusto e figata”, eppure, benché la maggior parte delle persone ne parlino male, tutti li guardano.
Ne esistono per tutti i gusti, di tutte le forme e colori. I reality non conoscono limiti e dettano ascesa e disfatta di vere e proprie “stelline” del nuovo star system. Basti pensare agli eccessi del grottesco “Jersey Shore” (ed alle sue ridicole varianti internazionali) oppure alla madre di tutti i reality, dove tutto ebbe inizio, il celeberrimo “Keeping up with the Kardashians”.
Insomma, pensavamo di averle viste tutte,eppure i nostri cugini spagnoli hanno appena raggiunto l’ultima frontiera in fatto di reality con “Quiero ser monja”, il primo reality ambientato in un… convento.
Le protagoniste, cinque giovani ragazze che sostengono di aver ricevuto la vocazione, passeranno un periodo in convento e vivranno la vita monastica alla quale dicono di sentirsi chiamate. Tutto questo servirà a loro per capire se rispondere o meno alla “chiamata” e quindi prendere i voti oppure tornare alla loro vecchia vita di “ragazze della porta accanto”, magari continuando a vivere la loro fede allo stato laicale. Nelle sei puntate le “aspiranti novizie” saranno aiutate e guidate dalle missionarie del Santissimo Sacramento di Madrid.
Che dire? Dopo isole, fattorie, uffici e addirittura ospedali e asili nido, adesso anche i conventi! Ormai l’ascesa dell’impero del reality è inarrestabile, ma forse a farne le spese è proprio il buon gusto. O forse i produttori spagnoli hanno preso troppo alla lettera il messaggio di Papa Francesco, di una nuova Chiesa, giovane e aperta? Comunque la mettiate, il programma ha sortito l’effetto sperato, incuriosendo gli spettatori e facendo registrare ottimi ascolti.
Tuttavia le critiche non hanno tardato ad arrivare e non solo da parte del clero. Al riguardo il giornalista e sacerdote Carmelo Pérez ha scritto su “El Mundo”: “Da un punto di vista religioso è tutto forzato, è interessante vedere le ragazze a contatto con la vita monastica, ma la vocazione non passa attraverso la tv, il mezzo ha superato il messaggio”. Mentre una critica più tecnica è giunta dal critico televisivo di “El Paìs”, che ha evidenziato le contraddizioni delle premesse nella scelta delle ragazze effettuata dal casting: una che non frequenta la Chiesa, un’altra che è stata accompagnata sulla porta del convento in lacrime e abbracciata al fidanzato, quella che arriva con i postumi della sbornia ed una che sembra essere stata scartata da X Factor…
Mentre si dibatte se il reality in convento sia un messaggio di coraggio, una nuova forma di proselitismo 2.0 oppure soltanto un nuovo metodo per macinare ascolti, gli spettatori sembrano gradire. Ai posteri l’ardua sentenza, dunque.. E noi italiani? Siamo tremendamente ingenui: pensavamo che una suora a “The Voice” fosse un evento televisivo rivoluzionario!

Margherita Cavicchioni
Classe 5E – Liceo Classico Statale “Galileo” di Firenze