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Un fungo per Marte

 

Nel film “Sopravvissuto – The Martian”, l’astronauta Mark Watney, disperso su Marte, riesce a coltivare del cibo sull’ostile pianeta. Oggi, la “predizione” del regista Ridley Scott, potrebbe riuscire ad avverarsi. Gli scienziati della Stazione Spaziale Internazionale hanno infatti scoperto che, il fungo Cryomyces antarticus sarebbe in grado di sopravvivere sul pianeta rosso. Per un anno e mezzo il fungo è stato coltivato con successo in condizioni fisiche e climatiche simili a quelle di Marte, ed è stato constatato che il suo DNA è rimasto inalterato, e solo il 40% dei tessuti si è deteriorato.
In un altro esperimento, condotto da un professore di Botanica dell’università della Tuscia (Viterbo), Silvano Onofri, sono state studiate due diverse specie di licheni prelevati da ambienti montani. Questi si sono mostrati in grado di sopportare le condizioni estreme di Marte e dello spazio. Non solo, quelli sottoposti a condizioni marziane hanno proliferato, raddoppiando il metabolismo rispetto a quelli che si trovavano in condizioni normali.
Ancora sono solo previsioni, ma questi esperimenti potrebbero fornire agli scienziati informazioni utili per studiare la vita su Marte. Forse, se si riveleranno un buon investimento, funghi e licheni potrebbero essere il primo passo per popolare il pianeta rosso. Ovviamente partiamo da cose semplici per arrivare molto lontano ma, dopo tutto, ora che abbiamo trovato l’acqua, come potremmo escludere del tutto le possibilità di vita su Marte? Certo, è un progetto molto ambizioso e certamente irrealizzabile, almeno con la tecnologia che abbiamo adesso, ma un giorno magari vedremo spuntare una piccola forma di vita su quel pianeta che, fino a un decennio fa, credevamo del tutto sterile ed inospitale.
C’è anche un altro punto di vista da considerare, un “secondo fine”, se così vogliamo chiamarlo. Vista la velocità con la quale stiamo distruggendo la Terra, entro qualche secolo al massimo non è difficile prevedere che la situazione ambientale del nostro pianeta sarà drastica. Con la fine del pertolio, l’uso eccessivo dell’acqua, l’inquinamento, lo sfruttamento intensivo del suolo, l’avanzare dei deserti e tutte le altre calamità di cui siamo responsabili, renderemo presto il nostro mondo non più adatto ad ospitare la vita. E allora dove potremmo andare? Dove ci rifugeremo quando i danni saranno ormai troppo gravi per potervi porre rimedio? Magari non potremmo trasferirci su Marte, ma potremmo usarlo per coltivare il cibo che i nostri suoli sterili non ci permetteranno più di produrre. Potrebbe diventare il nostro “granaio”, insomma, se ci affidiamo ad una previsione assai pessimistica ma, purtoppo, molto probabile.
Quel che è certo è che il piccolo pianeta rosso potrebbe un giorno riuscire ad ospitare quella vita che non ha mai posseduto. Oppure sì?

Martina Passione
Classe 3F – Scuola Secondaria di primo grado “Pieraccini” di Firenze