giornalisti-in-erba

XXX

 

Cara Adelyn,
dopo anni ti ho ritrovata. Sembra ieri che correvamo per mano nei corridoi di casa nostra eh? Quanti bei ricordi. Questa lettera è per te, anche se non l’avrai mai. Ci infilo dentro anche alcune delle pagine del mio diario, così che chi trovi questa lettera capisca. Mi sei mancata. Tanto.

“Io e Adelyn osservavamo la casa dei defunti signori Smith dalla finestra di casa loro. Abitiamo in un tranquillo paese dell’Inghilterra meridionale, insieme ai nostri genitori e a Jonah, nostro fratello. Un paese allegro e vivace, pieno di gente cordiale ma, spesso, troppo monotono. Come ogni bambino del paese cerchiamo un po’ di avventura nelle nostre azioni quotidiane, sperando che prima o poi qualche cosa accada.
Ma io non mi sono ancora presentata! Mi chiamo Julia Green e ho tredici anni. Ho gli occhi neri, come i miei capelli corvini, lunghi, sempre raccolti in una treccia disordinata. Sono una ragazzina ribelle e ombrosa, molto avventata. Non mi lascio sconfiggere dalle perdite e sono sempre ostinata a fare ciò che voglio. Insomma, tutto il contrario della mia gemella Adelyn, la ragazzina più gioiosa, solare e giudiziosa del mondo. Lei ha i capelli biondi, sempre lunghi, ma li tiene sciolti, e gli occhi azzurro cielo. Al contrario di me è molto sensibile e dà più peso alle delusioni. Ma poi si riprende sempre, perché comunque ha un carattere forte.
Insieme condividiamo un sogno: volare.

Va bene, sono passati tre giorni ed ancora non ci crediamo: mentre osservavamo malinconiche casa Smith giuro di aver visto volare un bambino. E mia sorella pure. Insomma, non è categoricamente possibile che un bambino stesse volando…
Ma ora cercherò di non pensarci troppo perché devo andare a lezione con la Jefferson, la professoressa di matematica e scienze. Due ore interminabili. Poi l’ora di spagnolo con la Chaves. Quindi seguirà l’ora di arte con la professoressa più simpatica che esista, la Jackson. E infine, per concludere l’opera in bellezza, due interminabili e noiosissime ore di storia della musica con la nostra professoressa più severa, la Brown. Insomma, se non per un’ora, una giornata da schifo!

Bene, sono passate sei luuuuunghe ore di scuola e sono ancora viva, meno male. Ora sono a casa, ho appena finito di mangiare. Fra poco viene la nostra migliore amica a studiare a casa nostra, Katy Chase. Beh, il campanello ha suonato, è lei.

Va bene, abbiamo visto di nuovo quel bambino. E abbiamo deciso di andare ad esplorare un po’ i dintorni con Katy. Siamo uscite di casa e abbiamo suonato al campanello dei vicini. E ci hanno aperto. Sì, gli abitanti di una casa abbandonata ci hanno aperto. Strano, molto strano.
Ci ha aperto un signore calvo con gli occhi verdi. Ci ha fatte entrare e subito abbiamo visto il “bambino volante”. Abbiamo naturalmente chiesto spiegazioni.
– Sapete ragazze, io sono uno scienziato. Un ex-astronauta. I miei superiori mi hanno mandato in missione sulla Terra per trovarmi un sostituto. Ormai dicono che sono troppo vecchio… – disse il signore, triste – Durante questi pomeriggi mi stavo solo divertendo un po’ con il mio unico nipote, che ama il cielo –.
– Anche noi… – dissi io.
– Potremmo… essere noi le vostre sostitute, signore… – propose Adelyn – Katy, tu verresti? –
– No, mi dispiace ma non vorrei sinceramente fare l’astronauta. Provaci tu. Ma grazie lo stesso– rispose lei.
– Beh, Adelyn, penso che noi due… beh, se mamma e papà diranno di sì… – dissi io – forse potremmo provarci, insomma –. Speravo tanto che avrebbero acconsentito.
– Si può fare – disse Evelyn in una delle sue uscite più sorprendenti di sempre. Tutto avrei creduto meno che fosse d’accordo su un’idea simile.
– Beh, signore, torneremo domani, se a lei sta bene, a dirle la nostra risposta. Se naturalmente lei fosse d’accordo a considerarci come sostitute – continuò mia sorella.
– Certo, tanto sono sempre qui. E credo voi due sareste perfette. A domani mie care – disse salutandoci affabilmente.
Noi ce ne andammo e Katy andò a casa sua. Raccontammo tutto ai nostri genitori, che naturalmente dissero di sì.
Il giorno seguente quindi tornammo dal vicino insieme ai nostri genitori, il quale dopo che dopo una serie di chiamate si mise in contatto con la SS111 (Stazione Spaziale 111), per presentarci. E il giorno dopo ci vennero a prendere“.

“È stato il giorno più straziante della mia vita. Siamo nello spazio da tempo ormai per questa missione, ben cento giorni! Dopo sei lunghi anni di avventure cosmiche non avrei mai pensato potesse succedere. Adelyn è precipitata in quell’odioso buco nero. Non avrei dovuto lasciarla morire al posto mio. Sarei dovuta morire io. Ho pianto tutto il giorno, ieri. Mi sono rinchiusa nella navicella, triste. Ormai è cambiato tutto e niente potrà mai essere come prima“.

“Sono tornata sulla Terra, in lacrime, per dare la brutta notizia a mamma, papà e Katy. Devono saperlo. Ormai è passata una settimana e la mia vita è cambiata totalmente.
Appena arrivata l’ho detto subito. E poi sono scoppiata in lacrime seguita da Jonah, il mio unico fratellino, ormai. È cresciuto molto ed è sempre più bravo. Ma non dimenticherò mai il bimbetto rompiscatole che pizzicava me e… Adelyn. No, basta. Ormai non posso più neanche sentirla nominare. È troppo ormai. Ho preso una decisione.
L’ho già esposta ai miei genitori. Non hanno fatto nulla per fermarmi. Sono finita sui giornali di tutto il mondo. Ma ormai ho deciso. “

Basta giornate strazianti. Ora sono di nuovo qui con te, sorellina. A cantare Jingle Bells come ogni mattina di Natale. A cercare le uova di Pasqua nel giardino. A vedere i bambini volare fuori dalla finestra, nel giardino dei vicini. A vagare nello spazio. A morire nei buchi neri.
Sì, esatto. Per poter stare con te mi ci sono buttata anche io.
Non potevo vivere felice senza te.
Ma questa lettera non te la spedirò mai.
L’ho lasciata sulla Terra, a casa nostra. Forse Jonah la vedrà, la aprirà e la leggerà. E magari piangerà. Ma noi saremmo ormai insieme, tra le nuvole, bianche come il giorno in cui ci fecero la proposta di diventare astronaute. Ricordo tutto di quel giorno. Il migliore. E noi, insieme, sussurreremo alle sue orecchie quelle parole che lo facevano sempre smettere di piangere nelle notti di tempesta.
“Ci saremo sempre”.
Come io ci sarò sempre per te.

Con affetto
Tua per sempre, Julia

Lara Basegni
Classe 1E – Scuola Secondaria di primo grado “Puccini” di Firenze