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Rosetta: gli ultimi attimi sulla cometa [VIDEO]

Rosetta

Fino all’ultimo respiro, la sonda Rosetta non ha mai smesso di ‘lavorare’, Ha raccolto dati con i suoi raffinati strumenti fermandosi solo al momento dello schianto programmato sulla superficie della cometa 67P Churyumov Gerasimenko, compagna di viaggio per due intensi anni.

Si è consumato il 30 settembre l’ultimo atto di una missione da record, grazie a cui per la prima volta abbiamo visto da vicino una cometa, su cui, nel 2014, atterrò il lander Philae.

Gli ultimi istanti di Rosetta

Ora l’Agenzia spaziale europea (Esa) ha ricostruito gli ultimi minuti di vita della sua sonda, al cui successo hanno contribuito scienziati e tecnici fin dagli anni Ottanta, quando la missione venne ideata.

Il sipario è calato su Rosetta a 720 milioni di chilometri dalla Terra, dopo dodici anni di viaggio- di cui gli ultimi due fianco a fianco con la cometa- e innumerevoli scoperte. La fine della missione, come previsto, è stata sancita dallo schianto programmato su 67P, ad appena 33 chilometri dal target prefissato.

La regione della cometa su cui Rosetta ha terminato la corsa è quella di Ma’at, nel punto di atterraggio chiamato Sais. Il nome non è casuale: è infatti quello della città egizia in cui si trovava in origine la stele di Rosetta, a cui la missione deve il suo nome, e che fu il mezzo per l’interpretazione dei geroglifici.

Le ultime osservazioni di Rosetta

Allo stesso modo la missione ha voluto studiare 67P come un immenso pozzo di conoscenza per interpretare il mondo semisconosciuto delle comete e ricavarne informazioni per comprendere la genesi del Sistema solare e anche della vita sulla Terra.

Le ultime foto scattate dallo strumento Osiris riprendono la faccia della cometa ad appena venti metri di distanza. Dalla loro analisi arriveranno ulteriori preziose informazioni sulla geologia cometaria. Inoltre, altri strumenti come Giada, Rosina, Miro e Alice hanno continuato la loro missione, raccogliendo informazioni sulle polveri, i gas e la chioma, la famosa scia della cometa.

Le misurazioni svolte fino a undici metri dalla superficie hanno confermato quanto già scoperto dal robottino Philae, cioè che la cometa non è magnetica. Un dato interessante è che le rilevazioni svolte a pochissimi metri di distanza dal suolo sono risultate coincidenti con quelle effettuate su zone più ampie a una altezza maggiore.

E’ importante avere questa visione ottenuta dall’ultima tranche di dati raccolti da Rosetta– ha spiegato il Project Scientist della missione, Matt Taylor-.

Le operazioni sono state completate oltre due mesi fa e le squadre di ricercatori che lavorano agli strumenti sono concentratissimi sull’analisi dell’enorme quantità di dati raccolti nel corso di oltre due anni da Rosetta attorno alla cometa”.

Due anni in cui di 67P abbiamo osservato i mutamenti, i colori, addirittura i suoni (esiste anche un cd ispirato alla missione Rosetta). Adesso, dopo tante avventure ed emozioni, le possiamo dare l’addio definitivo.