spazio e scienza

Rosetta, fine della missione. La sonda dell’Esa si adagia su 67/P [VIDEO]

Rosetta fine della missione

Quando in Italia erano le 12:40 del 30 settembre, 67P ha accolto Rosetta sulla sua superficie, precisamente nella regione di Ma’at, zona ricca di crateri in attività situata nel lobo inferiore della cometa. Il giorno X è arrivato. Dopo 12 anni, 6 mesi e 28 giorni dal lancio effettuato il 2 marzo del 2004 a bordo del vettore Ariane 5, dopo aver volato per quasi 8 miliardi di chilometri attraverso il Sistema solare, la missione Rosetta è terminata. Un finale straordinario perché la sonda è stata fatta precipitare sulla cometa 67P attorno alla quale è rimasta in orbita negli ultimi due anni.

La missione sviluppata dall’Agenzia Spaziale Europea, composta da un orbiter e dal lander Philae, ha avuto il compito di studiare la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko e le relazioni tra la sua composizione e la materia interstellare, quali elementi fondamentali per comprendere l’origine del sistema solare.

Il messaggio della missione Rosetta è stato chiaro: insieme, si vince. Una missione nata in seno all’Europa e dall’Europa sviluppata nel corso di tre diversi decenni, a cavallo del secondo millennio.

Il Nostro tributo a Rosetta [VIDEO]


Nelle NEWS:

– NASA e ESA a caccia di vita su Europa
– E-RIHS: Il patrimonio mondiale ha un nuovo alleato
– Il sogno di Elon Musk, colonizzare Marte entro 10 anni


Rosetta: cronistoria di una straordinaria avventura

Importante è stata la partecipazione italiana alla missione Rosetta, sia a livello scientifico e tecnologico che industriale. Tre strumenti scientifici dell’orbiter: VIRTIS, GIADA e la WAC (Wide Angle Camera) di OSIRIS. A bordo del lander, il sistema di acquisizione e distribuzione dei campioni (SD2).

Dopo il lancio, Rosetta ha effettuato tre flyby della Terra (2005, 2007, 2009) e uno di Marte (2007), due sorvoli ravvicinati di asteroidi: Steins nel 2008 e Lutetia nel 2010. Subito dopo la sonda è entrata in stato di ibernazione per 31 mesi; si è poi svegliata automaticamente, comandata da un suo orologio interno e senza segnali provenienti dalla Terra, il 20 gennaio 2014. Dopo il risveglio, Rosetta ha continuato l’avventura effettuando il rendez-vous del 6 agosto 2014 con la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, che ha scortato nel suo avvicinamento al Sole.

Rosetta, fine missione. Le prime immagini e la diretta ESA

Il 12 novembre 2014 il lander Philae è stato rilasciato sulla superficie della cometa. Dopo aver completato la prima sequenza di esperimenti scientifici a bordo e aver trasmesso tutti i dati raccolti al centro di controllo missione a terra, Philae ha esaurito le batterie entrando in modalità stand-by nella notte del 15 novembre. Philae è uscito dallo stato di ibernazione dopo sette mesi di silenzio e ripetuti tentativi di comunicare da parte dell’Orbiter Rosetta, il 13 giugno 2015. Dopodiché, di nuovo silenzio.

Il 27 luglio 2016, dopo mesi trascorsi a rincorrere tenacemente un ultimo contatto, il modulo di comunicazione Electrical Support System (ESS), il dispositivo che consentiva alla sonda di tenere i contatti a bordo di Rosetta, è stato spento per sempre.

Ma è il 5 settembre 2016, dopo 14 mesi di tentativi e a meno di un mese dalla fine della missione, che Philae ci regala una nuova emozione. Rosetta ritrova il piccolo lander, attraverso le immagini della fotocamera ad angolo stretto OSIRIS, mentre si trovava a una distanza di 2.7 km dalla superficie.


Rosetta: epilogo di una straordinaria avventura

Il 6 settembre Rosetta ha eseguito il ”burn-down”, la manovra per inserirsi nella traiettoria che l’ha portata ad accometare su 67P/Churyumov-Gerasimenko

La virata finale è stata il 29 settembre con una serie di orbite ellittiche.

Ed eccoci all’epilogo di questa straordinaria avventura nel cosmo. Rosetta ha abbracciato per sempre quel corpo celeste che negli ultimi due anni ha svelato tanti segreti.

La discesa controllata, a circa 50 centimetri al secondo, di Rosetta è avvenuta nella regione di Ma’at, un’area ricca di crateri in attività, situata sul lobo inferiore della cometa.

La scelta è caduta su questa specifica area proprio per la sua conformazione, infatti i crateri misurano più di 100 metri di diametro e 50-60 di profondità.

Le ultime ore di discesa sono state un’occasione unica per fare molte misurazioni, compreso analizzare gas e polvere della superficie della cometa da una distanza mai raggiunta da nessuno strumento umano, scattando immagini ad alta risoluzione del nucleo della cometa, compresi i pozzi aperti della regione di Ma’at.

Questo lungo viaggio ci permetterà di ottenere indizi importanti per gli scienziati, indizi da mettere insieme per risolvere le questioni chiave in materia di origine ed evoluzione della cometa, il suo posto nel sistema solare primordiale e il possibile ruolo delle comete nel trasporto di elementi cruciali per la comparsa della vita sulla Terra, come l’acqua e i materiali organici.

Sarà possibile scoprire di più anche sulle molecole organiche rilevate in prossimità della cometa, ed infine quali sono le conseguenze che tutte queste scoperte hanno sulla nostra comprensione dell’evoluzione del nostro sistema solare.

Ma non tutto è terminato il 30 settembre, perché da oggi in poi gli scienziati di tutto il mondo dovranno lavorare, per molto tempo ancora, a una quantità immensa di dati.

L’inestimabile eredità che ci ha lasciato questa storica missione.


LA CRONISTORIA di ROSETTA e PHILAE



NASA e ESA a caccia di vita su Europa
Utilizzando lo Space Telescope Imaging Spectrograph di Hubble, gli astronomi hanno osservato il passaggio di Europa davanti a Giove in 10 diverse occasioni nel corso di un periodo di 15 mesi, a partire da dicembre del 2013. Hubble ha scoperto che su Europa, la quarta luna di Giove, ci sarebbero dei pennacchi di vapore acqueo alti fino a 200 chilometri. Ricerche recenti condotte dal Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della NASA indicano che nell’oceano nascosto di Europa, dove si trova il doppio dell’acqua degli oceani terrestri potrebbe esserci il giusto equilibrio chimico per sostenere la vita. Sulla luna di Giove sarebbe infatti attivo un ciclo di produzione di idrogeno e ossigeno simile a quello del nostro pianeta. La comunità astronomica ritiene, infatti, che Europa sia il candidato migliore nella ricerca di vita extra-terrestre.

E-RIHS: Il patrimonio mondiale ha un nuovo alleato
La Commissione Europea ha approvato il finanziamento di 4 milioni di euro sul programma di ricerca e sviluppo Horizon 2020 per l’avvio della fase preparatoria della creazione dell’infrastruttura di ricerca europea per la scienza applicata al patrimonio culturale: E-RIHS PP. L’Italia con il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) è il capofila del consorzio, investito dei lavori, che conta 15 Stati membri più Israele. Per l’Italia partecipano anche l’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn), il Consorzio universitario per lo sviluppo dei sistemi a grande interfase (Csgi) e il Polo universitario Città di Prato (Pin Scarl). Lo scopo di E-RIHS PP è fondare un’unica infrastruttura di ricerca, con strutture distribuite in tutta Europa e aggregate in nodi nazionali che offrano accesso a strumenti di alto livello scientifico, metodologie innovative e dati. La fase operativa di E-RIHS PP avrà inizio nel gennaio 2017 e avrà una durata di tre anni.

Il sogno di Elon Musk, colonizzare Marte entro 10 anni
“Conquisteremo Marte in 10 anni”. Queste le parole di Elon Musk, patron di SpaceX nella seconda giornata dello IAC 2016 in svolgimento a Guadalajara in Messico. In una sala gremita, davanti a 2500 persone, ha mostrato in che modo porterà l’uomo su Marte, come colonizzerà il pianeta rosso e quando lo farà. Dalla navetta che va e torna da Marte alla realizzazione del propellente per il viaggio di ritorno. In un prossimo futuro, poi, grandi navi spaziali in grado di realizzare la colonizzazione umana di Marte. Il progetto prevede il completamento in 4 anni della prima navicella spaziale, per poi dare il via ai viaggi suborbitali.