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I figli dell’11 settembre 2001. Per non dimenticare dopo 15 anni FOTO/VIDEO

figli dell’11 settembre 2001

I figli dell’11 settembre 2001. Per non dimenticare dopo 15 anni – Uomini e donne che si svegliano all’alba, si fanno la doccia, si vestono, guardano mogli o mariti che ancora dormono e i figli nelle loro stanze; altri stanno salendo in auto; la radio dà la temperatura del mattino, i negozi aprono poco a poco, i pendolari attendono alla stazione delle metropolitane, e mentre Wall Street apre, il traffico si intensifica poco a poco…

…Sembra un giorno qualunque a New York, invece è l’11 settembre 2001.

In quel giorno di 15 anni fa – ore 8.45 – tutto cambia per una delle città più pulsanti del Mondo, nulla sarà più come prima, in America e per l’intero Pianeta.



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11 settembre 2001 – 52 minuti di terrore

Nel giro di pochi attimi, cade inesorabile uno dei simboli più rappresentativi della Nazione, la Torre Nord del World Trade Center, neanche 18 minuti dopo un altro boing, come per la prima, si schianta contro la Torre Sud, lasciando sempre meno margine per pensare a un incidente, e poi via via, come in un implacabile e inarrestabile domino verrà dirottato il volo American Airlines 77 contro l’ala ovest del Pentagono, il quartier generale militare di New York, sono le ore 9.37.

In 52 minuti New York è in ginocchio, l’America lo è, il Mondo si ferma davanti ai notiziari e alle immagini che incessanti continuano a scorrere, sempre le stesse, quelle che nessuno di noi dimenticherà mai, nonostante siano passati oggi 15 anni.


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11 settembre 2001 – il dolore dei morti e dei vivi

Perché si può commemorare, ricordare, cercare di dimenticare, dichiarare guerra al terrorismo islamico, prenderne i capi e giustiziarli, ma per quanto ci si possa sforzare ed immedesimarsi, non si riesce ad immaginare quanto possa essere stato grande il terrore.

Il terrore di coloro che fino a un minuto prima erano seduti ad una scrivania e all’improvviso si sono sentiti mancare la terra sotto i piedi, inconsapevoli e innocenti, e in un attimo ritrovarsi a dover decidere se buttarsi dal piano 110 (tanto erano alte le Twin Towers) di un grattacielo o aspettare e capire, non gliene è stato dato il tempo…

…Non c’è stato tempo per chiamare i propri cari, rassicurarli o dirgli addio, ti amo, per l’ultima volta.

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Questo per coloro che oggi non ci sono più, ma resta il terrore e il dolore dei vedovi, gli orfani, i padri e le madri di coloro che sono vivi, anzi sopravvissuti, e si vedono passare davanti ancora la morte reiterata, quella del terrorismo che non si ferma, che in 15 anni ha cambiato solo facce e modi, ma sembra essere il diavolo che si reincarna ogni volta nel male, e ogni volta diventa più forte.

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Cellule impazzite in nome di un Dio che potrebbe uccidere di fronte a tanto male gratuito verso innocenti, che colpiscono e stravolgono in cerchio senza fine, in ogni parte del Mondo, random, senza lasciare scampo, stravolgendo la quotidianità di ognuno, la vita e gli affetti che restano, feriti a morte anch’essi.


I figli dell’11 settembre 2001

I figli dell'11 settembre 2001

Lauren McIntyre, Ronald Milam Jr, Gabriel Dick, Jamie Pila, Robyn Higley, Allison Lee, sono solamente alcuni dei ragazzi nati dopo l’11 settembre 2001… Ragazzi nati senza genitori… Perché i loro genitori si trovavano nell’inferno delle Twin Towers.

La rivista People ne ha trovati cento e ha deciso di farli conoscere al Mondo, raccontando la loro storia.

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Sono passati 15 anni e al contrario di quando ci si incontra tra amici e si ricordano i bei tempi andati, non si può dire “sono passati 15 anni”, perché il Mondo quel giorno, in quelle immagini, nei morti, nel lutto, nell’incredulità generale, si è fermato e l’11 settembre di oggi sembra, tristemente, ancora quell’11 settembre del 2001.

Ci si alza ancora dal letto, si guardano coloro che amiamo e ancora dormono, si prende l’auto o i mezzi pubblici, si va a lavoro, si vive un tran tran che fino ad allora tutti davamo per scontato ma che da allora nel cuore di ognuno di noi, ha rafforzato la consapevolezza che siamo tutti possibili obiettivi, che la mattina si esce di casa, ma non si può più dare per scontato di tornarci, in una roulette russa, anzi islamica, che punta il dito a caso e potresti non esserci più.