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Ritrovato Mauritia, un continente di 80 milioni di anni fa nell’Oceano Indiano

Ritrovato Mauritia

La prova dell’esistenza del continente sommerso sarebbe stata legata alla scoperta di zirconi risultati risalenti a 2,5-3 miliardi di anni fa. Si ipotizza che il continente sommerso si sia suddiviso in numerosi frammenti a seguito del distaccamento delle placche. Ad annunciarlo è un gruppo di ricercatori dell’Università del Witwatersrand, a Johannesburg, in Sud Africa, che firmano un articolo pubblicato su “Nature Communictions”.

Gli esperti hanno raccolto i necessari dati, i quali sono stati analizzati seguendo il modello della tettonica a zolle, che ha contribuito a fornire una spiegazione riguardo ai luoghi dell’oceano in cui le piccole porzioni di Mauritia sarebbero state trasportate nel corso della separazione tra le placche di India e Madagascar.

L’isola, battezzata Mauritia anche perché oggi si trova a circa 900 chilometri dalla costa del Madagascar, sotto l’arcipelago Mauritius, si sarebbe staccata dalla grande isola africana quando i movimenti tettonici hanno spinto il subcontinente indiano a nord, verso la costa asiatica, centinaia di milioni di anni fa.

I conseguenti cambiamenti della crosta terrestre nella regione avrebbero causato l’affondamento dell’isola (o dell’arcipelago) di Mauritia e la sua presenza sul fondale sarebbe dimostrata anche dal fatto che nella zona la crosta terrestre è spessa più di 30 Km contro i 5-10 Km di media.

L’ipotesi dell’esistenza di questo antico continente era nata diversi anni fa in seguito alla rilevazione di anomalie gravimetriche nell’area dell’Oceano Indiano attorno a Mauritius, che deponevano a favore della presenza sul fondo di uno strato di crosta più spesso e denso di quello tipico della crosta oceanica. La scoperta fu descritta sulla rivista Nature Geoscience dal norvegese Trond Torsvik dell’università di Oslo, il coordinatore del team di ricerca.

Il sospetto era stato poi accentuato dal ritrovamento, avvenuto nel 2013 sempre a Mauritius, di cristalli di zircone, le cui condizioni di formazione sono differenti da quelle presenti nelle giovani lave provenienti dalla crosta oceanica che hanno portato alla formazione dell’isola. Inoltre quei cristalli erano databili fra i 2 miliardi e i 660 milioni di anni fa. Pur molto significativo, il ritrovamento non era stato però ritenuto una prova decisiva dell’antica esistenza di Mauritia.