Il viaggio di Agile nello spazio, da 6 anni in orbita

Il viaggio di Agile nello spazio, da 6 anni in orbita

Agile è un satellite dedicato all’astrofisica gamma, quella delle grandi energie. L’Asi lo ha realizzato in collaborazione con l’Istituto Nazionale di astrofisica, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e con le principali industrie italiane. E’ in orbita dal 2007 e doveva restarci solo due anni, ma visti, gli ottimi risultati, la sua esplorazione continua. E’ di poche settimane fa la consegna ufficiale del premio Bruno Rossi, assegnato dalla American astonomical society

Ce ne parlano: Carlotta Pittori, responsabile centro dati del satellite Agile e dell’Asi ed Elisabetta Cavazzuti, unità di esplorazione ed osservazione dell’universo.



Il giorno del ricordo: la comunità spaziale commemora le tragedie della sua storia

Quest’anno venerdì 1 febbraio è il giorno del ricordo. La comunità spaziale commemora i suoi caduti. Le tre tragedie che hanno segnato la storia dell’astronautica mondiale sono quelle dell’Apollo 1, che si incendiò nel 1967 durante una prova a terra, e quelle degli Space Shuttle, il Challenger STS-51-L e il Columbia STS-107. Il primo esplose in volo 73 secondi dopo il decollo, il secondo si distrusse ad appena 16 minuti dall’atterraggio. La Nasa television trasmette, dalle 16, una diretta video della cerimonia di deposizione di una corona allo Space Mirror Memorial che si trova al Kennedy Space Center Visitor Complex in Florida.



Quella volta che a Venere spuntò la coda…

E’ un pianeta, ma per qualche ora ha avuto l’aspetto di una cometa. E’ quello che è successo a Venere fra il 3 e il 4 agosto del 2010. In un brevissimo arco di tempo, la coda di plasma della ionosfera di Venere è cresciuta dai 150-300 km abituali fino a oltre 15mila km. Il risultato? Una chioma abbondante che ha reso il secondo pianeta del Sistema solare in tutto e per tutto simile a una cometa. Lo sappiamo grazie agli strumenti a bordo della sonda ESA Venus Express, che hanno osservato il fenomeno.


Missione Euclide, partecipa anche la Nasa


La materia oscura e l’energia oscura sono un mistero profondo. Di loro si sa che esistono e che influenzano l’universo, ma cosa siano esattamente è una domanda senza risposta. Gli astronomi sperano di riuscire a capirne meglio la natura grazie alla missione Esa del telescopio Euclide, che verrà lanciato nel 2020. Una missione a cui ha deciso di partecipare anche la Nasa. L’agenzia spaziale americana fornirà 20 sensori per lo strumento a vicino infrarosso, che opererà insieme alla fotocamera nella lunghezza d’onda della luce visibile, ed ha anche nominato 40 scienziati americani per diventare membri del Consorzio Euclide, che costruirà gli strumenti ed analizzerà i dati scientifici provenienti dalla missione.



Il laser aiuta a vedere chiaro. Anche dentro ai materiali torbidi

La nebbia è impenetrabile, un cucchiaino immerso in una tazza di latte non si vede ed è impossibile individuare con nettezza un viso avvolto dal fumo . O forse no. E’ un team di ricercatori dell’istituto di Ottica del consiglio nazionale delle ricerche di Napoli, guidato da Pietro Ferraro, in collaborazione con l’Istituto sperimentale Lazzaro Spallanzzani, a dimostrare che è possibile vedere nei mezzi non trasparenti alla luce, i cosiddetti colloidi. Come? Tramite una tecnica ottica di tipo interferometrico che fa uso del laser. I campi di applicazione vanno dalla microfluidica per la medicina, alla scansione dei fondali marini, alla visione di oggetti avvolti da nebbia o fumo e quindi la tecnica proposta può avere ricadute anche nel campo della sicurezza.



Cervello artificiale cercasi. Gli scienziati al lavoro sullo Human Brain Project

Fra due anni e mezzo potrebbe esistere una macchina uguale in tutto e per tutto al cervello umano. O almeno questo è ciò che si augurano gli scienziati dello Human brain project, il programma che si è aggiudicato un finanziamento da parte della Commissione Europea di 54 milioni di euro, che si sommano a un investimento complessivo di circa 1,2 miliardi di euro in dieci anni. Lo scopo è di mettere insieme tutte le conoscenze scientifiche sul cervello umano in un unico supercomputer entro il 2020, così da avere a disposizione un simulatore il più fedele possibile del funzionamento della misteriosa macchina. Ma nessuno vuole replicare l’uomo. Il cervello ‘alternativo’ servirà per la comprensione di malattie neurodegenerative e altri disturbi del sistema nervoso e per la messa a punto di nuovi farmaci.

Le notizie del sito diregiovani sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «diregiovani.it» e l'indirizzo “ www.diregiovani.it