Il cibo nello spazio è la sfida del futuro

Il cibo nello spazio è la sfida del futuro

Lo spazio è una sfida continua. Da decenni scienziati, astronauti e tecnici lavorano per scovare le tecnologie più adatte per affrontare viaggi oltre l’atmosfera terrestre. Ogni innovazione porta un tassello in più nel complesso puzzle di conoscenze necessarie per viaggiare tra stelle e pianeti. L’esplorazione spaziale rinnova continuamente i traguardi, spostandoli di volta in volta un po’ più in là.
Gli sforzi internazionali hanno adesso una frontiera speciale: Marte, il pianeta rosso. E’ stata la Nasa ad emanare il bando Mars 2020 grazie a cui, nel 2020, sarà spedito sulla sua superficie un lander con a bordo tutta la strumentazione necessaria per testare le tecnologie che apriranno la strada all’atterraggio degli astronauti. Di strada da fare ce n’è tanta, sono innumerevoli i problemi da risolvere e i dettagli da definire, ma il mondo scientifico procede a passo spedito. E’ di pochi giorni fa la notizia della nazionalizzazione europea di un brevetto che mira a produrre cibo per gli astronauti grazie alle sostanze trovate su Marte (“Procedimento per l’ottenimento di prodotti utili al sostentamento di missioni spaziali sul suolo marziano mediante l’utilizzo di risorse reperibili in situ”, è il nome completo). Il cuore del brevetto è all’Università di Cagliari, dove, sotto la supervisione di Giacomo Cao, professore ordinario di Principi di Ingegneria Chimica, il gruppo di lavoro composto da Alessandro Concas, Gianluca Corrias, Roberta Licheri, Roberto Orru’ e Massimo Pisu; ha studiato il progetto. L’obiettivo è quello di ricavare nutrimento dopo aver ottenuto sostanze fondamentali come ossigeno, acqua, monossido di carbonio, ammoniaca, fertilizzanti azotati e biomassa edibile. Insomma, tutto quello che serve per mantenersi in vita. Questo permetterebbe di partire per un viaggio spaziale senza avere il problema delle corpose scorte di cibo da portare a bordo o senza la necessità di ricevere viveri da Terra, consentendo così una durata molto più dilatata delle missioni, che potrebbero spingersi sempre più lontano.


Sembra proprio questo il traguardo verso cui si tendono gli sforzi della comunità scientifica internazionale. L’auto produzione di cibo e carburante è uno dei temi più importanti. Lo ricorda anche il presidente dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), Enrico Saggese, intervenuto a Palazzo Chigi per la presentazione del logo della missione Futura, che porterà in orbita Samantha Cristoforetti, la prima astronauta donna italiana a volare sulla Stazione spaziale.
In attesa dei cibi del futuro gli esperti intanto lavorano al menu per Samantha Cristoforetti. Allo studio dei tecnici di Argotec, l’azienda torinese che collabora con l’Agenzia spaziale europea (Esa), ci sono cibi sani e poco dispendiosi. E’ stata la stessa astronauta a fare questa richiesta. E’ probabile che ci sarà molta frutta e molta verdura, ma sui bonus food, cioè quei pasti che l’equipaggio consuma nelle occasioni speciali, è ancora mistero. Ma sembra certo che non rivedremo le lasagne e i tiramisù che tanto avevano fatto gola ai compagni di viaggio di Luca Parmitano


PRIMA, LA MACCHINA DELLE STELLE
Si chiama Prima la macchina che studierà le stelle. E’ stata realizzata grazie a una collaborazione tra l’istituto nazionale di Fisica nucleare (Infn), Cnr ed Enea e il suo lavoro è partito il 24 gennaio. Si tratta di uno strumento in grado di produrre un fascio di atomi con una potenza di sedici milioni di Watt, che riscalderà i plasmi fino alle temperature che si raggiungono nelle stelle, permettendo così l’innesco della fusione nucleare. Ma non ci sono solo le stelle nel campo di ricerca di Prima. La macchina verrà anche usata per studiare applicazioni in medicina per la cura dei tumori e fornirà informazioni utili per la produzione di energia pulita tramite la fusione nucleare.

DARIO, LA APP PER DIABETICI
E’ nata in Israele una app ‘tutto compreso’. per diabetici. E’ collegata a un dispositivo portatile che tiene sotto controllo tutti i parametri chiave, che vengono poi condivisi in modalità cloud con medici e familiari. La ‘app’ si chiama Dario ed è in grado di visualizzare la misurazione gli zuccheri nel sangue, tenere il conto dei carboidrati, verificare il livello di insulina e sforzo fisico. Il diabete è una malattia che colpisce 400 milioni di persone in tutto il mondo, per cui vengono impiegati 98,4 miliardi di dollari di risorse. I costi potrebbero essere più contenuti proprio grazie al sussidio offerto da app come Dario.

STARKEY, L’INTERPRETAZIONE DELLE STELLE
A disposizione degli scienziati ci sono imponenti quantità di dati legati alle stelle. Quello che è fondamentale, ora, è dotarsi di modelli stellari di riferimento che permettano di interpretare in maniera corretta le informazioni a disposizione. E’ questo l’obiettivo che si prefigge il progetto Starkey, che ha ottenuto un finanziamento dal Consiglio Europeo della Ricerca da quasi 2 milioni di euro da spendere in cinque anni in contratti di ricerca, missioni scientifiche e pubblicazioni. A condurre la ricerca saranno tre studiosi italiani: Paola Marigo (Dipartimento di Fisica e Astronomia G. Galilei dell’Università degli Studi di Padova), Leo Girardi (INAF di Padova) e Alessandro Bressan (SISSA-Trieste).

‘CURE MIRACOLOSE’, L’AIFA PUBBLICA UN VADEMECUM
Basta alle cure ‘miracolose’, non riconosciute dalla scienza medica e a cui manca ogni attendibilità scientifica. Per permettere ai cittadini di districarsi nel groviglio di sostanze a cui vengono attribuite falsamente virtù eccezionali l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha stilato un vademecum che tratta in maniera completa questo tema. “E’ importante far capire ai cittadini la differenza tra il mondo della ricerca, che lavora, seriamente e con passione, per offrir trattamenti realmente efficaci e sicuri, e i venditori d speranze, i ‘pifferai magici’, che speculano sulla sofferenza della gente", ha spiegato Luca Pani, direttore generale dell’AIFA.

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