Esopianeti, è Plato il nuovo cacciatore

Esopianeti, è Plato il nuovo cacciatore

La Cosmic Vision dell’Agenzia spaziale europea (Esa) guadagna un tassello nuovo: la commissione che si occupa di selezionare le missioni che esploreranno lo spazio nei dieci anni tra il 2015 e il 2025 ha scelto Plato, un cacciatore di esopianeti. Il satellite sarà calibrato per individuare quei pianeti rocciosi che orbitano nella cosiddetta zona abitabile, tutta quella regione intorno a una stella dove è possibile che l’acqua si presenti allo stato liquido.


Plato, che sta per Planetary Transits and stellar Oscillations, partirà con un razzo Soyuz nel 2024: il suo compito sarà quello di tenere gli occhi puntati su un milione di stelle per sei anni. In questa marea luminosa dovrà distinguere quei mondi che potrebbero permettere lo sviluppo della vita grazie alle dimensioni, alla composizione e alla temperatura. Il suo lavoro sarà prezioso per i telescopi a Terra, che così sapranno su cosa concentrare tutti i loro sforzi nella ricerca dell’abitabilità extra-solare.
Plato può contare su una squadra di 34 raffinati telescopi che creano un campo di vista enorme, rendendo così possibile l’osservazione di una fetta di cielo immensa. Gli occhi di Plato si immergeranno in centomila stelle alla volta. Basti pensare che uno solo di questi telescopi visualizza un’area grande come 5.000 volte quelle della nostra Luna piena.


I 34 telescopi sono nati in Italia, grazie al disegno del team coordinato da un astronomo dell’Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf), Roberto Ragazzoni. Plato osserverà ogni piccolo cambiamento di luminosità delle stelle, causato dal passaggio davanti a loro degli esopianeti, e combinerà quei dati con le osservazioni da Terra, in modo da individuare grandezza e densità di quei mondi che potrebbero ospitare la vita. Ma c’è di più: tra le funzioni di Plato ce n’è anche una grazie a cui, in un certo senso, affiancherà la missione di Gaia, il satellite partito lo scorso dicembre per creare una mappa 3D della nostra Via Lattea. Plato infatti terrà sotto controllo anche l’attività fisica delle stelle nel suo raggio d’azione, cercando di scoprine massa, età e raggio. Tutte informazioni per cercare di sapere qualcosa in più sulla nascita dei Sistemi solari, proprio come farà Gaia, che metterà a disposizione i suoi dati.

Il costo della missione dovrebbe essere di 600 milioni di euro, ma, come riporta la Bbc, se si calcolano anche i contributi tecnologici dei vari Paesi che partecipano alla missione, i costi possono lievitare fino a un miliardo.
Plato si aggiunge alle prime due missioni scelte dall’Esa nel 2011, Solar Orbiter e Euclid. Solar Orbiter sarà lanciata nel 2017 per studiare il Sole e il vento solare da una distanza di 50 milioni di chilometri, mentre Euclid, che partirà nel 2020, si concentrerà sulla materia oscura e la misteriosa struttura dell’Universo.


KEPLER E’ TORNATO
Kepler non molla. Il telescopio della Nasa era dato per spacciato dopo la rottura di un giroscopio, una componente vitale per il cacciatore di esopianeti. Ma gli scienziati non si sono dati per vinti e hanno elaborato una strategia per permettere a Kepler di ritrovare la sua stabilità. Si tratta di fare leva sulla pressione solare, uniformemente distribuita tra le superfici della navicella, come surrogato della ruota mancante. Il metodo sembra funzionare e permette al telescopio di essere ancora operativo, seppure in versione menomata. Questa seconda, inaspettata, fase della missione è stata denominata K2.

CHE FINE HA FATTO GAIA?

E’ un puntino bianco nell’universo, immerso in una marea di stelle. Questa è la posizione attuale del satellite Gaia dell’Esa: a un milione e mezzo di chilometri di distanza dal nostro pianeta, in orbita attorno a un punto virtuale dello spazio conosciuto come L2. Gaia è partita lo scorso 19 dicembre con lo scopo di osservare un miliardo di stelle nella Via Lattea e fornire agli astronomi i dati necessari per costruire una mappa 3D. La sua posizione è stata tracciata grazie al VLT Survey Telescope, lo strumento progettato dall’Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf) e installato nell’osservatorio Eso di Cerro Paranal, in Cile.

QUELLO CHE GLI AMERICANI NON SANNO
Galileo si rivolterebbe nella tomba. Nel giorno del suo compleanno, il 15 febbraio, la Natural Science Foundation ha diffuso i dati di un sondaggio su biologia, fisica e astronomia condotto tra 2.200 americani. Il risultato choc è che più di un intervistato su 4 (il 26%) è convinto che la Terra sia ferma nell’Universo e che il Sole le giri intorno, esattamente come ritenevano gli oppositori di Galileo Galilei quattro secoli fa. Ma non è il solo dato sconfortante ad emergere. Pare, infatti, che negli ultimi anni sia aumentata la percentuale di coloro che ritengono l’astrologia una disciplina scientifica. Dati sconfortanti che segnalano la mancanza di una forte cultura scientifica di base.

CONTARE LE BALENE DALLO SPAZIO
Finora per contare le balene che nuotano nei nostri oceani ci si è affidati a metodi manuali: dalle barche o dagli aerei i cetacei venivano censiti a vista. Ora a dare una mano nel difficile lavoro di monitoraggio della popolazione di balene c’è la piattaforma DigitalGlobe WorldView-2, che raccoglie immagini ad alta risoluzione e le inserisce in un software di elaborazione dei dati. Il metodo è stato testato nell’area del Golfo Nuevo, in Argentina e i risultati sono sembrati molto buoni, considerando che tramite questo sistema sono individuabili oggetti a partire dai 50 centimetri. La piattaforma apre la strada, oltre al conteggio, anche alla possibilità di mappare le rotte non solo delle balene, ma anche di altri animali.

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