MAVEN: le prime osservazioni della sonda che orbita intorno a Marte

MAVEN: le prime osservazioni della sonda che orbita intorno a Marte

L’immagine mostra il pianeta ad un’altitudine di 36.500 chilometri in tre bande di lunghezza d’onda ultravioletta. Blu la luce UV del Sole riflessa dall’idrogeno e ossigeno atomico in una nube sottilissima a migliaia di km sopra la superficie. Verde invece, si nota la luce UV che riflette direttamente dalle nubi stesse, solo in ossigeno. In rosso, si vede la luce riflessa dalla superficie del pianeta (quella regione bianca in basso è luce UV riflessa dalla calotta ghiacciata del polo sud o da nubi in atmosfera). La finale è una composizione globale di tutti e tre i filtri.

L’ossigeno che vede qui MAVEN proviene da CO2 e H2O che vengono "fatti a pezzi" dalla luce solare, liberando ossigeno. Misurando quando ossigeno viene perso, e come e da dove, MAVEN riuscirà a scoprire quanta atmosfera perde il pianeta e in quanto tempo ha perso l’acqua che una volta doveva essere abbondante. MAVEN è la prima sonda spaziale ad essere mai riuscita a esplorare così in dettaglio la tenue alta atmosfera di Marte.


Guardare Marte, oggi, significa aprire gli occhi su una distesa di sassi e polvere. La sua superficie è gelida, non c’è acqua allo stato liquido e l’atmosfera che avvolge il pianeta rosso si riduce a una sottilissima copertina di anidride carbonica per il 95%. Sembra un pianeta immobile, pietrificato nell’assenza di vita e destinato a rimanere inospitale. Eppure tutte le osservazioni condotte in 14 missioni raccontano un’ altra storia. L’acqua doveva esserci, se sul terreno sono ancora visibili i segni dei letti dei torrenti e il suolo è eroso. I vulcani erano in attività, il clima doveva essere caldo e umido e la sua atmosfera ricca di gas. Poi, più nulla. Cosa è successo su Marte? Qual è il mistero del cambiamento che ha desertificato il pianeta e reso l’aria irrespirabile, facendone un luogo invivibile?

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La sonda spaziale americana Maven (Mars Atmosphere and Volatile Evolution) è entrata nell’orbita del pianeta Marte. Si tratta della prima sonda concepita per comprendere come e perchè sia scomparsa l’atmosfera del pianeta rosso. Maven ha compiuto un viaggio di 711 milioni di chilometri durato oltre 10 mesi.


La sonda della Nasa Maven e’ entrata nell’orbita di Marte, al termine di un viaggio durato 10 mesi e dopo aver percorso 711 milioni di chilometri. La missione ha l’obiettivo di studiare l’alta atmosfera del Pianeta rosso, per aiutare gli scienziati a capire i suoi cambiamenti climatici. E’ la prima missione – riferisce la Nasa – dedicata a studiare l’alta atmosfera per comprendere la storia del clima di Marte, l’acqua e abitabilita’.


Per cercare delle risposte lunedì 18 novembre 2013 è stata lanciata in orbita la sonda Maven. Il suo nome è l’acronimo di Mars Atmosphere and Evolution Volatile, pesa 2,4 tonnellate e a bordo ha otto strumenti scientifici che potrebbero consegnare agli scienziati la chiave per capire le tappe che hanno portato alla morte del pianeta. Quel cambiamento climatico così violento e radicale va indagato a fondo, perché l’ombra della degenerazione che ha portato ad annullare le condizioni favorevoli alla vita, secondo alcuni, si allunga anche sulla Terra.

NASA’s MAVEN spacecraft is quickly approaching Mars on a mission to study its upper atmosphere. When it arrives on September 21, 2014, MAVEN’s winding journey from Earth will culminate with a dramatic engine burn, pulling the spacecraft into an elliptical orbit. For more information, visit nasa.gov/maven Follow on Twitter: #journeytomars #maven @maven2mars @nasasocial


Maven, partita da Cape Canaveral, arriverà a destinazione tra dieci mesi. Al termine del suo viaggio inizierà l’esplorazione dell’atmosfera marziana. Quella stessa atmosfera che, quando era spessa e alimentata dai vulcani, manteneva calda la temperatura e la pressione più elevata, di modo che l’acqua potesse rimanere sul pianeta. Maven cercherà di spiegare cosa è successo e perché si è dissolta. Nel corso del primo anno svolgerà la sua missione principale, cioè lo studio della parte alta dell’atmosfera marziana a tutte le latitudini, ad altezze variabili tra 150 e circa 6.000 chilometri. Scenderà in alcuni casi fino a 125 chilometri sopra la superficie, al limite inferiore dello strato più alto d’atmosfera.


Ma non sarà sola. Il traffico intorno al pianeta rosso è, infatti, molto sostenuto. Pochi giorni dopo l’arrivo della sonda della Nasa sarà la volta della Mars Orbiter lanciata dall’agenzia spaziale indiana, la quale ha per obiettivo la rilevazione di metano. Le due sonde saranno poi raggiunte da Mars Reconnaissance Orbiter e Mars Odyssey. L’Europa è presente grazie a Mars Express e ha in cantiere altre due missioni. In entrambe l’Italia è molto impegnata, sia a livello scientifico che industriale. Una è Exomars 1, partirà nel 2016 e resterà in orbita intorno a Marte, mentre la seconda, Exomars 2, partirà nel 2018 e farà scendere un rover sulla superficie del pianeta rosso.



L’orbiter NASA Mars Atmosphere and Volatile Evolution (MAVEN) è giunto finalmente nell’orbita marziana dopo un viaggio durato 10 mesi e durante il quale ha percorso una distanza superiore a 700 milioni di chilometri.

La manovra di inserimento ha visto una breve messa in moto dei sei piccoli propulsori per stabilizzare il veicolo spaziale. 33 minuti di accensione motori per rallentare la sonda, per garantire che l’orbita ellittica si assestasse su un periodo di 35 ore.

Ora a MAVEN spetta un periodo di verifica di sei settimane, durante le quali verrà ulteriormente aggiustata l’orbita del veicolo e testata la piena funzionalità degli strumenti scientifici che trasporta.


A novembre si comincia dunque a lavorare: MAVEN inizierà la raccolta dati circa composizione, struttura e dispersione di gas nella fascia più alta dell’atmosfera di Marte, cercando di comprendere quali siano i meccanismi di interazione con il Sole e il vento che dalla nostra stella ‘soffia’ sul pianeta. «La speranza è che la missione scientifica possa dirci che fine hanno fatto l’acqua e l’anidride carbonica un tempo presenti su Marte», auspica Bruce Jakosky, MAVEN principal investigator presso l’Università del Colorado, Laboratory for Atmospheric and Space Physics, Boulder. «Sono domande fondamentali per comprendere la storia di Marte e la sua capacità di ospitare forme di vita, almeno allo stadio microbico».

MAVEN verrà impiegato anche come ripetitore di segnale per comunicare con Curiosity e Opportunity. Inoltre, la sonda avrà il compito di mappare la composizione della cometa che più di tutte sta tenendo i ricercatori col fiato sospeso, vale a dire C/2013 A1 Siding Spring. Al momento del suo passaggio ravvicinato l’intero pianeta rosso verrà ricoperto da gas e polveri, ma non dovrebbero esserci enormi rischi per i rover e gli orbiter che, in ogni caso, per metà ottobre dovranno essere stati posti in zona di sicurezza.

Costata 671 milioni di dollari, la sonda NASA è stata lanciata il 18 novembre 2013 da Cape Canaveral a bordo di un razzo Atlas V. Non si può dire abbia sofferto di solitudine nel suo viaggio verso Marte: è stata in felice compagnia della sonda Mars Orbiter Mission (MOM), progettata e lanciata dall’Indian Space Research Organisation e che proverà a rilevare la presenza di metano nell’atmosfera cercando ulteriori prove a favore di forme di vita primitiva sul quarto pianeta del Sistema Solare.

Con i tre orbiter ESA e NASA (Mars Odyssey, Mars Express e il Mars Reconnaissance Orbiter), la coppia di rover di superficie ancora attivi, MAVEN che arriva il 21 settembre e MOM che infilerà l’orbita marziana il 24, sale a 7 il numero di missioni attualmente impegnato sul pianeta rosso. [Media-Inaf]

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