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“Appalermo, appalermo!”, il libro per gli appassionati di serie tv. Parola dello scrittore

Roma – Carlo Loforti e’ un ventinovenne scrittore, autore di cinema e di web serie. Col suo romanzo d’esordio “Appalermo, appalermo!”, in uscita il 14 aprile con Baldini e Castoldi editore, e’ stato finalista del Premio Italo Calvino e si e’ guadagnato l’attenzione dei media nazionali.
Dietro al suo successo lavoro, dedizione, grandi maestri e tanta creativita’, come ci racconta lui stesso in un’intervista realizzata nella nostra redazione.
“I miei lettori vorrei che fossero quelli che guardano in modo frenetico le serie tv.
Vengo da un percorso anche cinematografico, legato al video, e credo che questo nella scrittura si noti, perche’ credo di essere riuscito a dare un ritmo incalzante al testo”.

Guarda l’intervista


appalermoLa trama del libro:

È Mimmo Calò, giornalista sportivo di una tv locale siciliana, il protagonista di “APPALERMO, APPALERMO!”, sorprendente romanzo d’esordio di Carlo Loforti, classe ’87, finalista alla XXVIII edizione del premio Italo Calvino.

Mimmo ha 40 anni, pochi vizi e ventimila euro sul conto dopo vent’anni di lavoro. Non è calvo, ma ci sta lavorando. Ha una donna, Barbara, ma è da poco che se n’è accorto davvero. E vive nella casa che gli ha lasciato il nonno, circondato dalla carta da parati. Un ottimo lascito, se non fosse che oggi come oggi “Niente ti ricorda più della carta da parati in salotto che nella vita non hai concluso una benamata minchia”.

Calò è cinico e svogliato, cafone e filosofo. Rompe il ghiaccio con il politically scorrect per poi sedurti con i principi saldi: la famiglia, l’amicizia, la fedeltà.

È l’eroe moderno che lascia agli altri il sogno di un chiringuito in Costa Rica mentre aspira all’apertura di una rosticceria nella sua città, che al calcetto con gli amici preferisce le aste giudiziarie. Ed è proprio da questo anomalo hobby, e da una paternità inattesa, che iniziano le sue disavventure: aprire un locale dove servirà soltanto sfincione – una squisita pizza siciliana, molto lievitata, con pomodoro e cipolle. Da qui un susseguirsi di problemi: mutui, fidi, permessi, burocrazia infinita, pizzo, concorrenza sleale, sfiga. Tanta sfiga. Una rapina in banca, una pistola puntata alla tempia, l’offerta di partecipare a un “rapimento social” per saldare i debiti.

Loforti ci trascina in un susseguirsi di vicende bizzarre, tra imperscrutabilità kafkiane della burocrazia e voglia di rivalsa che si gustano con un ritmo cinematografico e atmosfere rude pop.