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Morto Giovanni Bignami. Astrofisico di fama mondiale

Giovanni Bignami. Astrofisico di fama mondiale

È morto Giovanni Bignami. Astrofisico di fama mondiale, già presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e dell’Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf), si è spento a Madrid per un malore. Aveva 73 anni. A dare l’annuncio il presidente dell’Asi Roberto Battiston durante un convegno dedicato alla Space Economy.

Di seguito l’intervista all’astrofisico Giovanni Bignami e il nostro servizio dedicato all’esplorazione su Marte

Il viaggio di un equipaggio umano verso Marte è solo questione di tempo. Sul pianeta rosso ci andremo, anche se costerà tanto e la vita lassù sarà tutt’altro che affascinante. Giovanni Bignami, fisico e accademico dei Lincei, ha spiegato punto per punto all’Agenzia DIRE come e perché affronteremo la missione più attesa di inizio millennio. Una missione che produrrà un “immenso avanzamento tecnologico” e che darà fiato all’inesauribile voglia di esplorare dell’Homo Sapiens.

Che bello essere qui a parlare di Marte sulla splendida terrazza del presidente dell’Accademia dei Lincei con lo sfondo della villa dalla quale Galileo Galilei più di 400 anni fa mostrava per la prima volta i pianeti a tutti quelli che ci credevano e anche a quelli che non ci credevano.

Per Marte, una collaborazione mondiale come quella dietro la ISS

Manuale per andare su MarteGiovanni Bignami Adesso ad andare su Marte ci crediamo. Sapremo anche come farlo, la Nasa senz’altro. L’ideale sarebbe una collaborazione mondiale come quella che c’è stata dietro alla Stazione Spaziale.

Si può andare con un periodo di orbita di raccordo tra Terra e Marte in circa sei mesi si può fare una missione ‘alpitour’: si sta sulla superficie di Marte a fare una vacanzina per un mesetto, tirar su quattro sassi, fare due foto, poi riparti.

In un anno si può fare andata e ritorno. Questo se si ha un’astronave abbastanza veloce. Io sostengo a propulsione nucleare, probabilmente la prima non sarà a propulsione nucleare. Non parliamo neanche di fare una spedizione di sola andata: quelle lì sono ‘stb’, sono tutte balle. Non si può immaginare di fare una spedizione condannando a morte della gente che ci va.

Certo, per ritornare bisognerà pensare a come portare il carburante per il ritorno, mandarlo prima ecc. E’ una spedizione complicata”.


Le ipotesi per vivere su Marte

Una volta, arrivati su Marte, come vivremo? I prospetti mostrano cupole e serre, ma esiste anche la possibilità che dovremo vivere nel sottosuolo.

Ecco è più la seconda ipotesi quella giusta. Le cupole sono belle al cinema, ma in un posto dove c’è una pioggia di radiazioni terrificanti dal Sole- perché l’atmosfera è molto più sottile della nostra, è meno di un centesimo della nostra- bisognerà vivere sotto Terra, come le marmotte, uscendo ogni tanto.

C’è un vantaggio notevole, i tunnel di lava. Su Marte ci sono molti vulcani: le colate di lava- anche sull’Etna, sul Vesuvio- fanno dei tunnel. Si può cominciare a studiare qualcuno di quelli. Non sarà molto divertente. Poi bisognerà fare anche gli orti dentro, dove far crescere le cose da mangiare”.


Marte e i rischi della contaminazione

Marte andrà difeso: gli umani rappresentano infatti una fonte di contaminazione. E anche lo stesso pianeta rosso può essere rischioso per gli equipaggi o per la Terra stessa, se si riportano qui dei campioni di terreno.

Il corpo umano, è nato e si è sviluppato attraverso un bel po’ di anni per vivere sulla Terra, con una gravità, un’atmosfera, un livello di radiazioni, e non è che in poco tempo si cambia dna con delle pinzette. Non è come si vede nei film di fantascienza, la realtà è molto diversa.

Sarà inevitabilmente necessario creare per un bel po’ di tempo delle condizioni il più simile possibile a quelle sulla Terra per permettere la sopravvivenza.

A molta più lunga gittata si può immaginare di terraformare Marte, cioè di trasformare Marte facendogli crescere un’atmosfera. Però ci vogliono da centomila a un milione di anni. Molto importante è proteggere Marte dalla contaminazione che noi facciamo, anzi abbiamo già fatto.

Pochi sanno che dal 1971 ad oggi in 21 missioni che sono atterrate su Marte hanno scaricato più di 10 tonnellate di ferraglia terrestre. Non tutto era sterile. Soprattutto le prime missioni russe.

Quindi quando andremo a grattare, a trovare batteri, parleranno russo. Teniamolo presente. Dopodiché è chiaro che se riportiamo a terra dei sassi marziani ci potrebbe essere la possibilità di contaminazione del nostro pianeta con delle forme di vita marziane. Cominciamo a scoprirle le forme di vita marziane, che sarebbe una grande scoperta… per ora non ci sono”.

A livello mediatico hanno fatto molto discutere le foto a confronto dell’astronauta Scott Kelly e del gemello Mark, rimasto sulla Terra. Il dna dell’astronauta è cambiato, ha detto la Nasa. Succederebbe lo stesso su Marte?

Ma no. La differenza di sei mesi è assolutamente trascurabile. Voglio dire: altrettanto tu mandi a lavorare un gemello nell’acceleratore di particelle e prende una dose ancora maggiore di radiazione. Sicuramente l’effetto delle radiazioni sul Dna umano e non solo umano è molto ben studiato, c’è ancora moltissimo da capire, ma non è una sorpresa. Le dosi di radiazioni che ci sono su Marte le possiamo calcolare.

Quindi possiamo calcolare l’esposizione alla quale un essere umano più o meno schermato può essere esposto prima di avere dei danni. Ci sono delle tabelle, accuratissime, per tutti quelli che lavorano con sostanze radioattive. Non c’è niente da inventare


Risparmiare sulle armi per finanziare le missioni su Marte

Barack Obama indicò il 2030 come data limite per lo sbarco su Marte. Ad oggi abbiamo le conoscenze scientifiche e tecnologiche per rispettare questo programma?

Certamente sì. Il problema è soltanto politico. Vuol dire anche di investimenti. Un trilione, la missione su Marte. Una missione umana su Marte costa mille miliardi. Cinque volte il costo della Stazione spaziale. E’ tanto o poco? Sembra una cifra da Paperon de’ Paperoni. Mille miliardi, spalmati su vent’anni.

Dopodiché tu pensi che ogni anno l’umanità spende 1.700 miliardi di dollari per fare armi, per bombardare i bambini in Siria. Un risparmio, anche solo del 5-10% sugli armamenti potrebbe automaticamente finanziare la missione su Marte. A quel punto possiamo partire sicuramente per il 2030, ce la faremmo”.

Dunque, il viaggio su Marte è sicuro. Ma perché dovremmo affrontarlo?

Potrei dare la stessa risposta che diede Mallory, il famoso alpinista inglese degli anni Venti quando gli dissero: “perché vuoi andare sull’Everest?” e lui disse “because it’s there”, perché è lì. Marte è lì, è impossibile non andare. Appena sarà possibile andare su Marte ci andremo.

L’Homo Sapiens è un esploratore inarrestabile. Dopodiché c’è la risposta da dare ai ministri e cioè che andando con una spedizione umana su Marte si fa un avanzamento tecnologico immenso, molto maggiore di quello che si fa per le sonde automatiche, perché gli astronauti e le astronaute non si possono miniaturizzare, bisogna immaginare dei sistemi che poi hanno una ricaduta importantissima sulla qualità della nostra vita.

Potrei citare telefonini, computer, cose spinte dalla ricerca tecnologica, che è spinta dalla ricerca scientifica di base, dalla voglia di esplorare. Non c’è dubbio che appena sarà possibile ci andremo”.