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Rugby, c’era una volta il sesso debole…oggi vincono solo le donne

rugby femminileROMA – Altro che sesso debole. Se non e’ un mondo che si e’ capovolto, poco ci manca. Nel rugby un’Italia che vince c’e’. Eccome se c’e’. È non e’ l’Italia di Capitan Sergio Parisse o del gigante buono Martin Castrogiovanni. È l’Italia di Veronica Schiavon, Manuela Furlan, Sara Barattin e, soprattutto, di Elisa Cucchiella.    Pilone, 54 presenze in azzurro, giocatrice delle Belve Neroverdi de L’Aquila, barista quando non deve placcare avversarie o portare avanti una mischia, domenica scosa e’ stata una delle protagoniste della vittoria dell’Italia nel Sei Nazioni femminile contro la Scozia a Bologna.

Le azzurre hanno vinto 22-7, conquistando anche la qualificazione ai Mondiali del 2017 in Irlanda: non si qualificavano al torneo iridato dal 2003. “Ci voleva questa vittoria- racconta a Diregiovani.it- Non e’ stata una passeggiata, abbiamo sfidato una bella squadra aggressiva, ci hanno messo in difficolta’. E poi il campo. Per il maltempo era diventato pesantissimo”. Una partita d’altri tempi… “Era pieno di fango, sulla divisa di bianco c’era poco o niente. Gli altri campi erano tutti belli verdi, questo pieno di fango. Una partita d’altri tempi sicuramente, ‘romantica’.

Mi ha ricordato molto il mio primo allenamento, al campo Centi Colella, a L’Aquila. Pieno di fango”. Come ormai succede in gran parte degli sport, calcio escluso, sono le donne a portare avanti il nome dell’Italia: dal tennis alla pallavolo, dal nuoto all’atletica, e’ un trionfo azzurro al femminile.    “È bello portare risultati all’Italia, una soddisfazione- dice ancora la rugbista aquilana- Cosi’ poi almeno cominciano a parlare piu di noi. Siamo prese di piu’ in considerazione, fa piacere, fa piacere avere piu’ gente che ci segue. È una soddisfazione, dopo tanto lavoro, tanto impegno. E questo viene ripagato, in campo con le vittorie, fiere di noi stesse, fiere e aumentano sempre”.

Appassionata di Vasco Rossi, inseparabile dalla sua ‘Diana’, un pittbull che la segue anche durante gli allenamenti, per Elisa “magari ora le donne riescono semplicemente ad avere piu’ possibilita’ di poter fare, sono messe piu’ in condizione. Prima una donna che voleva fare sport doveva arrangiarsi un po’ di piu’. Ora abbiamo piu’ possibilita’ e ne abbiamo approfittato, abbiamo colto la palla al balzo. E ce lo siamo guadagnato”. Piccolo paradosso: “Con la Nazionale abbiamo giocato in grandi stadi come Twickenham, a Londra, o al Millenium di Cariff: ci piacerebbe giocare magari una partita allo stadio Olimpico di Roma…”.    Grazie anche a loro la palla ovale si diffonde sempre di piu’, cade il tabu’ o la leggenda che il rugby sia uno sport rude e per soli uomini: “Molte piu’ ragazze ora si stanno avvicinando a questo sport, al rugby femminile. In campo siamo guerriere: fuori dal campo mettiamo i tacchi, dentro i tacchetti”.