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Corpo luce e spazio si fondono nello spettacolo Ljós

ROMA – Una danzatrice è sospesa a mezz’aria. I suoi movimenti riverberano nello spazio spostando linee, griglie tridimensionali e masse di particelle perse nell’oscurità. O forse sono proprio queste particelle ad adattarsi al corpo della danzatrice, a seguire le forme, a sostenere le traiettorie delle sue braccia e delle sue gambe, probabile reazione all’ambiente musicale elettronico che ora l’accoglie sulla scena.

Questo ambiguo rapporto tra corpo, luce, spazio, suono e gesto caratterizza Ljós, ultima produzione di fuse* di scena giovedì 17 novembre con tre appuntamenti (h 17 – 19 – 21) al Macro – La Pelanda nell’ambito del Romaeuropa Festival.

Fondato nel 2007 da Luca Camellini e Mattia Carretti, lo studio italiano  fuse* opera con lo scopo di: “Esplorare le possibilità espressive date dall’uso creativo del codice e delle tecnologie digitali”. Non un semplice gruppo di artisti, ma un ensemble di ricercatori e artisti mediali, impegnato tanto nella produzione di performance e installazioni quanto nella creazione d’esperienze multimediali, software e piattaforme tecnologiche e nell’intersezione tra virtualità e architettura.

Acclamato per la sua capacità di portare lo spettatore in un mondo immaginario e singolare, Ljós funziona grazie a Kinect (dispositivo sensibile al movimento) che cattura ogni singolo spostamento del corpo nelle acrobazie di Elena Annovi, protagonista assoluta di questa live media performance. Le informazioni sono inviate a un programma, appositamente creato, che a sua volta risponde agli input sonori e crea una fusione simultanea di tutti gli elementi scenici. Un processo realizzato attraverso un lungo periodo di ricerca e prove, ma indispensabile per trasformare l’opera d’arte in una vera e propria esperienza immersiva, rigorosamente in real time.