spettacolo

Riparare i viventi al cinema. Il Centro Nazionale Trapianti: un film “canto alla vita”

riparare i viventiROMA – Un ragazzo vittima di un incidente stradale e una donna affetta da una malattia cardiaca. Ad unirli un cuore, donato da Simon a Claire per darle la possibilità di una vita nuova.

A narrare i dolori e le gioie che si celano dietro ad ogni trapianto è Katell Quille’ve’re’ nel suo ‘Riparare i viventi’, il film francese ispirato all’omonimo libro di Maylis De Kerangal che dopo la tappa al festival del cinema di Venezia approda oggi nelle sale italiane.

Riparare i viventi. Del film e del tema delle donazioni parla a diregiovani.it Alessandro Nanni Costa, direttore generale del Centro Nazionale Trapianti

“È un film che è una sorta di canto alla vita, che tocca tutti – dichiara a diregiovani.it il direttore generale del Centro Nazionale Trapianti Alessandro Nanni Costa -. Paradossalmente tocca anche chi la vita la perde perché fino a quel momento ha vissuto intensamente una storia diversa. Questa storia si interrompe con un passaggio del testimone di questa vita e questo passaggio coinvolge, attraverso storie diverse, tutti quelli che si occupano di questa donazione di organi, dai chirurghi, alla persone che si occupano di scegliere il destinatario della donazione”.

Un racconto dettagliato delle ore precedenti e successive al trapianto che, secondo Nanni Costa, ha il merito di narrarle non solo dal punto di vista tecnico ma anche e soprattutto dal punto di vista emotivo: “È un film didattico, che racconta la scienza, le emozioni e la vita – continua -. E fa capire realmente la complessità organizzativa e medica di un trapianto, ma anche le emozioni di chi lo porta avanti. Dai familiari, ai chirurghi, agli autisti che si occupano del trasporto di organi. È la prima volta che si racconta in questo modo il miracolo dei trapianti”.

Riparare i viventi: un miracolo che rende felici tutti

Un miracolo che rende felici tutti: “Di solito i trapianti vengono riparare i viventirealizzati la notte- spiega il direttore del Cnt -. Autisti, infermieri, chirurghi, dopo aver aver lavorato, escono soddisfatti perché la persona che riceve l’organo ha un’effettiva possibilità di essere curata. Tutto questo viene descritto in maniera forte nel film ma è la realtà”. E di emozioni forti che si rimbalzano parla ogni trapianto, dove “tutti si sentono coinvolti, da chi dona a chi riceve”.

“Per i familiari – aggiunge – ci sono molti dati che ci dicono che nel medio e lungo periodo sta molto meglio chi dà il consenso perché il dolore irreparabile del lutto viene finalizzato”. Un lutto che viene affrontato dai medici nel colloquio con i familiari con la consapevolezza che al di là dell’esito occorre instaurare quella che Nanni Costa chiama “una relazione d’aiuto”. “Il film – conclude – va visto per la sua capacità di raccontare le emozioni e perché è un canto alla vita”.

Ecco il trailer di Riparare i viventi