Maturità, il racconto degli ex. Federico Moccia: “Aspetto ancora le tracce dall’Australia”

ROMA – “Della maturità ho un ricordo divertentissimo, che ho raccontato tra l’altro attraverso l’esperienza di Babi nel romanzo ‘Tre metri sopra il cielo’. Mi preparai andando a studiare in campagna con un amico, con il quale cercammo in tutti i modi di sapere prima dall’Australia quali potessero essere i temi o le tracce che sarebbero state prese come spunto dalla commissione. Ma purtroppo, naturalmente, non furono poi quelle indicate da fuori”. Così lo scrittore e regista romano Federico Moccia, interpellato da diregiovani.it sugli esami di maturità a margine di un’iniziativa a Roma.

“Ricordo anche che ebbi un’idea- prosegue- cioé quella di fare una valutazione o meglio una sorta di critica sulla traduzione di greco. E questo mi portò a prendere 60/60esimi”.  Moccia secchione, quindi? “Ma no- risponde lo scrittore-semplicemente cercai di dimostrare come si poteva essere maturi nell’affrontare l’esame, andando a recuperare qualche errore fatto nella traduzione”.

federico moccia

A scuola serve avere anche un po’ di furbizia? “La furbizia è un elemento negativo- risponde Moccia- a scuola serve essere intelligenti e studiare. A me lo studio all’inizio annoiava, invece poi improvvisamente mi è piaciuto. In questo senso credo siano fondamentali i professori, perché ti permettono di apprezzare la conoscenza e ti insegnano a tenere testa a chiunque grazie alla capacità di linguaggio”.  Gli adolescenti nel tempo sono senz’altro cambiati. Ma a livello emotivo, secondo lei, le emozioni sui banchi di scuola sono sempre le stesse? “Secondo me si’… È sempre un’emozione fortissima- dice Federico Moccia- anche se la nostra società ha portato sempre di più i ragazzi a pensare di dover per forza essere all’altezza. Ricordo che quando mi capitava di prendere 3 o 4, soprattutto in matematica, tornavo a casa e ne ridevo o comunque ne parlavo con i miei genitori. Oggi purtroppo ci sono invece ragazzi che per voti di questa portata fanno gesti estremi, quindi vuol dire che è una società sbagliata nel dare loro delle informazioni”.

Secondo lo scrittore e regista romano, però, a cambiare moltissimo è stato il modo di prepararsi degli studenti: “Oggi l’uso dei telefonini- sottolinea Moccia- ti permette di fare grandissime ricerche con estrema facilità, laddove noi dovevamo invece andare inevitabilmente a consultare le enciclopedie, a leggere libri nelle biblioteche e a cercare informazioni. Mentre adesso, semplicemente digitando qualcosa su google, automaticamente ti arrivano tutte le notizie utili”.  Così, oggi, non c’è più la capacità di saper individuare “quei passaggi che ti possono aiutare nel ragionamento- aggiunge- cosa che in realtà servirebbe moltissimo agli studenti. Ecco perché io ricordo come momento importante della mia formazione scolastica quando il professore di italiano, Remo Luigi, ricordo ancora il nome, mi spiegò quando si fa un tema qual è la scaletta. Credo quindi che oggi gli adolescenti siano cambiati, ma solo perché non hanno chi riscalda loro la voglia di apprezzare ciò che trovano e di indovinarne i meccanismi”.

Federico Moccia, infine, fa il suo in bocca al lupo agli studenti prossimi alla maturità: “Un in bocca al lupo per tutti i ragazzi della maturità, che possa essere un esame sereno nel quale facciano funzionare la loro capacità intuitiva, riuscendo a sorprendere il professore che li giudicherà”.