Vanbasten. Fuori il nuovo singolo “SANTAMADRE”

Dopo "Pallonate", l'artista romano torna a cantare con un brano che parla di amore, di rapporti, di ferite e di eterni ritorni
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Roma – È già da un po’ che nel panorama della musica spunta il nome di Vanbasten. Lui è Carlo Alberto Moretti, romano di Montesacro che, dopo una carriera calcistica che lo ha tenuto lontano da casa e amici, ha iniziato a suonare. Un piano B quello della musica arrivato a ventidue anni, un’esperienza che lo ha catapultato prima nel rap e poi, chitarra elettrica alla mano, nel Punk passando per la Garage fino alla New Wave e al Pop. L’urgenza di esprimersi e le scarsissime conoscenze in materia non gli hanno impedito di suonare live le sue canzoni. Nel giro di pochissimo tempo è salito sul palco di un Piper Club completamente sold out insieme ai Poveri Noi Band. Dopo alcuni anni, tra partecipazioni a videoclip, creazioni di web-serie, di eventi e di altre canzoni, è nato il progetto Vanbasten. Il primo EP prende forma a ventinove anni e, il 26 ottobre scorso, si è sentito parlare parecchio del singolo “Pallonate”, oggi seguito da “SANTAMADRE”. Il nuovo pezzo è uscito il 1° marzo per Flamingo Management ed è accompagnato dal videoclip girato da Luca Caruso.

Un brano coinvolgente che parla di amore, di rapporti, di ferite e di eterni ritorni.

«Io lo dicevo che non eri pronta, ma niente, te hai voluto farlo lo stesso. Abbiamo fatto la guerra e sono vivo per miracolo, mentre te ancora ridi, passi al prossimo e appena lo hai ucciso mi riscrivi».

Santamadre è gonfia di nostalgia, il ricordo insopportabile della leggerezza.

IL VIDEOCLIP:

Charlie cammina per il bosco come fosse una coltre di pensieri. Ha gli occhi scuri e il petto al vento, c’è una Chiesa che le fa da amante e una Croce che le fa da casa. La rabbia abbassa le luci e diventa paura di perdersi, follia di avvicinarsi. Spacchiamo tutto per non mettere insieme i cocci o perchè insieme non abbiamo tutto quello che vogliamo? Gli amici ti passano il piccone, ti danno sicurezza, ma poi se ne vanno tutti e rimaniamo immobili, congelati; finché qualcun altro non ci metterá di nuovo nel defrost.

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