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“Il masochismo provoca dipendenza”, l’LP con la moquette di Matteo Fiorino

ROMA – “Il masochismo provoca dipendenza” (Frivola Records), è questo il titolo dell’LP di esordio di Matteo Fiorino, cantautore – ma non solo – spezzino che ha nella musica la propria catarsi. Note e parole per raccontare ed esorcizzare esperienze da condividere con il pubblico soprattutto nello spettacolo teatrale da one-man band. Un canta-attore che “sul palco non è quello nel disco”, perché, spiega lo stesso Fiorino, “non mi sentivo di fare una cosa alla Gaber”.

fiorino_300Il disco si ispira, infatti, al grande cantautorato della fine degli anni ’70 e della prima metà degli ’80, quello che risponde ai nomi di Ivan Graziani, Roberto Vecchioni, Lucio Dalla e Lucio Battisti. Ma anche e soprattutto Rino Gaetano. È, però, la stessa definizione, ci tiene a precisare Fiorino, di cantautore che “nel 2015 andrebbe rivista. In Italia c’è un forte ristagno su certi canoni che negli anni si sono cristallizzati su dei modelli che soddisfano la tradizione. Questa non è manco più arte è folklore”.
“Il masochismo provoca dipendenza nella misura in cui, col passare degli anni, migliora la performance nel ripetere gli stessi errori. Insomma, si diventa bravissimi a sbagliare.”
In “Il masochismo provoca dipendenza” c’è anche un fil rouge che lo caratterizza come unico: un’ironica leggerezza. “E’ un disco che a terra avrebbe la moquette se fosse un appartamento”, confessa Fiorino. Un disco raffinato da ascoltare con attenzione, dove il senso ultimo dei brani non risulta mai banale. Dieci canzoni che vantano la collaborazione di Lidio Chericoni (Shiva Bakta), Diego Piscitelli (Andi Almqvist), Tommaso Spinelli (membro fondatore de l’Orso) e Daniele Rossi (ThreeLakes). Un disco prodotto dallo stesso Fiorino assieme al “Dialma Ruggiero”, l’avanguardistico centro giovanile e multimediale spezzino che grazie allo studio di registrazione ospitato al suo interno (NK studio) sceglie e produce ogni anno un artista locale.

TRACK BY TRACK

STORNELLO DELL’INTERFACCIA Bifolco tentativo di tango per aprire le danze e dotare l’ascoltatore dei necessari anticorpi per affrontare questo masochistico viaggio musicale dallo stornello allo stoner.
LA BUONA OCCASIONE Una canzone sul traffico visto dall’alto di un autobus in omaggio alle ballate di Dalla: una “dallata” in piena regola. AMANDA Romantica canzone “da viaggio” sull’elaborazione di un lutto sentimentale con tanto di epica parentesi progressive alla Moody Blues e King Crimson prima maniera.
L’ESCA PER LE ACCIUGHE L’esca è il cuore sofferente, buttato in mare come se fosse un cracker, mentre le acciughe sono i tanti piccoli, continui e crudeli falsi allarmi, lanciati da chi vuole tenerci in scacco. Una canzone sull’attesa, una rumba post-rock.
VERME SOLITARIO ANTROPOMORFO Una canzone dalle atmosfere soft-reggae, dedicato a tutte le giovani laureate che mollano il moroso per andare in India a cercare loro stesse ma non trovano niente. Una canzone non autobiografica (almeno per ora).
SENSO DI COLPA Il più grande problema italiano dopo i parcheggi a pagamento, raccontato con un aberrante combo di arcaismi ionici e asprezze 60′ alla Kinks. MAURO Una ballata folk graffiata di rock-steady, una canzone sulla ex di un altro (perché poi si sono lasciati, dopo che ho scritto la canzone).
CARATTERI DOMINANTI Lei era bionda, abruzzese, laureata in cose scientifiche pesantissime e nata sotto il segno del leone: insomma, spietata di default. Un altro pezzo da viaggio, con richiami al southern rock e al nostro folk ’70.
BORGHESIA NAPOLETANA Una traumatica esperienza da marinaio al servizio della più aberrante alta-borghesia, tipo Giannini in quel celebre film della Wertmuller, ma senza alcuna possibilità di riscattare la propria condizione. E senza poter tenere la barba.
STONER DI PORTOROTONDO Un’altra canzone sul lavoro, dedicata all’unica presenza umana riscontrabile in costa Smeralda: gli ormeggiatori di Portorotondo. Si è optato per lo stoner per meglio evocare il dinamismo monolitico della barca a motore.