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La mela: primo album da solista per Marco D’anna

“Nel piccolo giardino delle stagioni, i frutti che ho raccolto e che ho saputo o non ho saputo raccontare e scrivere. Ma queste furono le parole e questa la musica. Affidati al foglio e all’aria dove vibrano per provare a ricordarsi e forse, a dimenticare”.

Così Marco D’Anna, cantautore partenopeo, classe 1983, descrive “La mela”, il suo primo album da solista che arriva dopo “Stanza 223”, il progetto discografico con la “Titoli di Coda Band” e dopo una collaborazione attiva con il collettivo Be Quiet che lo vede protagonista di numerosi live. L’album sarà presentato il 10 marzo alle ore 18 presso il Foyer del Teatro Bellini di Napoli.

marco danna

L’album, interamente autoprodotto, è composto da dieci brani in italiano scritti e musicati dal cantautore e arrangiati da Luigi Esposito. “La Mela” è un disco diretto con un linguaggio chiaro e senza fronzoli, che conserva dal primo all’ultimo brano quel concetto di semplicità che il cantautore ha racchiuso nel simbolo di una mela.

Marco D’Anna, in questo progetto, mescola sapientemente poesia ed ironia, malinconia ed allegria, raccontando e raccontandosi senza mai cadere nell’autorefenzialità. Immagini semplici e ben bilanciate quelle descritte dalla sua penna intrisa di una poesia fresca che non lascia spazio ad atmosfere cupe, ma che si lascia fischiettare con spontaneità. Una leggerezza mai superficiale o banale, che racchiude la malinconia del clown, che nonostante i frizzi e i lazzi, disegna quella lacrima e ne fa il vessillo della malinconia del poeta.

L’universo de “La Mela” è un acquerello che strizza l’occhio alla canzone italiana d’altri tempi con sguardo d’ammirazione verso il filone cantautoriale  che va da Sergio Caputo a Nino Buonocore, in cui si delinea uno stile personale in cui convivono  richiami folk e l’eleganza dell’approccio jazz. L’album è disponibile sia in vinile che in chiavetta usb e in tutti gli store digitali.

 Il singolo che ha anticipato l’uscita  del disco, la Mela, finalista al Premio Lunezia 2015 e al festival di Ghedi 2015, racconta con toni delicati e freschi la malinconia di un amore finito.  L’abitudine ad a un‘assenza, che in realtà è presenza costante nella mente, nei gesti, nella vita di chi la racconta, diventa una canzone senza ombre che si lascia fischiettare con leggerezza e regala l’atmosfera di una vita che si lascia vivere senza farsi troppe domande.