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Il rap si fa duo, la periferia di Palermo raccontata da Kilo e Lugin

Kilo e LuginROMA – C’è modo e modo di raccontare le periferie e le storie di uomini e donne che le affollano. Kilo e Lugin – 24 e 25 anni – non hanno dubbi. Per loro esiste il rap, rime ‘baciate’ lanciate sull’onda di un ritmo tecno e sincopato in italiano e in dialetto palermitano. Una vita dura, quella dei quartieri di appartenenza Cruillas e Madonna, dove “i poveri addisiano, i ricchi schifiano” (“i poveri desiderano, i ricchi schifano”) cantano Kilo e Lugin in 800A, il primo singolo estratto da Young Legendz, l’EP d’esordio ufficiale e di prossima uscita.

I due sono cresciuti in queste periferie “dove – raccontano – le nuove generazioni, se non hanno una passione da seguire come il calcio o la musica, a causa delle difficili condizioni economiche, vengono trascinate nel vortice delle numerose attività criminali che qui spopolano”. La musica, nello specifico il rap, è stata dunque l’ancora di salvezza per Kilo e Lugin, passati dall’essere al centro di scene come spaccio e furti a raccontare, da cronisti di strada, tutte queste situazioni in rima su un beat. Nei loro ambienti di provenienza, l’hip hop era del tutto sconosciuto, i due però, con il tempo, hanno trasmesso la loro passione per il rap anche a chi ne ignorava l’esistenza, diventando così dei punti di riferimento per molte persone con un vissuto simile al loro. Tanto che ora Young Legendz non solo è il titolo del loro EP ma anche il nome di una crew nata attorno ai due.

In questo primo singolo, prodotto da ROS – il video è stato girato da Roberto Ricotta – predominano bassi ed 808 ma nel contempo emerge un approccio da storytelling con elementi classici (come nella title track, prodotta da uno dei producer di riferimento della scena nazionale, Big Joe). Così, nelle sei tracce dell’EP, i due dimostrano di cavarsela bene su vari tipi di sonorità, dalla trap ai beat più classici.

In 800A, le rime restituiscono uno spaccato della realtà vissuta dai due. In gergo palermitano l’espressione che dà il titolo al pezzo equivale a “suca”, ed è una scritta che campeggia su tanti muri di Palermo, si può trovare ovunque e in qualche modo “è diventata rappresentativa per la città come Santa Rosalia, il panino con la milza o l’arancina”, raccontano Kilo e Lugin.

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